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Il coronavirus può infettare anche i testicoli

Particelle virali del coronavirus (in giallo). Credit: NIAID
in foto: Particelle virali del coronavirus (in giallo). Credit: NIAID

Sebbene il coronavirus SARS-CoV-2 sia un virus respiratorio, è noto da tempo che esso possa colpire – sia direttamente che indirettamente – quasi ogni tessuto dell'organismo umano. Cuore, cervello, intestino, fegato, reni e altri organi possono essere tutti influenzati dalla COVID-19, la malattia provocata dal patogeno pandemico. Diverse indagini suggeriscono che il virus possa avere effetti negativi anche sull'apparato urogenitale e in particolar modo sui testicoli; la Società Italiana di Urologia (SIU), ad esempio, ha rilevato le particelle virali nello sperma del 15 percento dei pazienti coinvolti in uno studio, così come alterazioni nei livelli di testosterone e spermatozoi. Ora una nuova indagine condotta su modelli animali ha dimostrato che il SARS-CoV-2 può infettare direttamente gli organi sessuali maschili.

A dimostrare che i testicoli possono essere attaccati dal patogeno pandemico è stato un team di ricerca guidato da scienziati del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia della University of Texas Medical Branch (UTMB), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Patologia e dell'Istituto per le Infezioni Umane e l'Immunità. Gli scienziati, coordinati dai dottori Rafael Kroon Campos e Shannan Rossi dell'ateneo di Galveston, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver infettato criceti dorati siriani (Mesocricetus auratus) col SARS-CoV-2; questi roditori sono infatti considerati dagli scienziati un buon modello per studiare l'impatto della COVID-19 nella sua forma lieve, inoltre nel laboratorio della dottoressa Rossi vengono studiati da tempo per verificare gli effetti del virus Zika sui testicoli.

Dalle analisi è emerso che il SARS-CoV-2 è stato rilevabile nei testicoli di tutti i criceti infettati durante la prima settimana dal contagio, ma le sue concentrazioni sono diminuite progressivamente. L'RNA virale del patogeno è stato rilevato negli organi riproduttivi fino a un mese dall'esposizione al virus, ma senza osservare alterazioni istopatologiche. Inoltre, attraverso un modello di infezione ex vivo, il dottor Kroon Campos e i colleghi hanno rilevato anche la replicazione del patogeno nelle cellule testicolari di criceto. Fino ad oggi non era certo che il coronavirus fosse in grado di replicarsi nei testicoli. “Data l'entità della pandemia di COVID-19, è fondamentale indagare su come questa malattia può avere un impatto sui testicoli e sulle potenziali conseguenze per la gravità della malattia, la salute riproduttiva e la trasmissione sessuale”, ha dichiarato il dottor Kroon Campos in un comunicato stampa.

“Questi risultati sono il primo passo per capire come la COVID-19 possa influenzare il tratto genitale maschile e potenzialmente la salute riproduttiva degli uomini”, ha dichiarato il professor Rossi, esperto di patologia, microbiologia e immunologia. “Abbiamo molto altro da fare prima di avere il quadro completo. Andando avanti, studieremo modi per attenuare questo impatto, incluso l'uso di antivirali, terapie anticorpali e vaccini”, ha aggiunto l'esperto. Va sottolineato che la ricerca è stata condotta su modelli animali e i risultati dovranno essere confermati anche in studi ad hoc sull'uomo. I dettagli della ricerca “SARS-CoV-2 Infects Hamster Testes” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Microorganism.

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