MILANO - Le feste senza cenoni in famiglia, senza sci e senza tombole in presenza rischiano adesso di fare a meno anche del loro protagonista numero uno: l’albero di Natale. Loro, gli abeti, sono in teoria pronti da tempo. In una stagione normale e senza Covid gli italiani ne acquistano 3,6 milioni, concentrando lo shopping nei primi giorni di dicembre. E i coltivatori stanno preparandoli per le consegne proprio in questi giorni. Il mercato però, almeno per ora, è al palo. “Io consegnavo le piante per le decorazioni in molti degli alberghi e dei negozi di Venezia. Ma ora che sono chiusi causa assenza turisti, gli ordini sono quasi a zero”, ammette Renzo Borgato, titolare di un grande vivaio a Vigonovo, in Veneto. Anche la domanda dei privati fatica a decollare. Nelle zone rosse non ci si può muovere di casa. E nelle altre l’ultimo Dpcm – pur lasciando aperta in teoria la vendita dei negozi florovivaisti – è stato interpretato in maniera un po’ anarchica dalle regioni. “Tanto che anche in molte zone arancioni ci hanno segnalato degli obblighi di chiusura anche per i grandi garden center” dice Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. Il cerino è rimasto così in mano ai produttori: “Io e le altre aziende del casentino viviamo in questi giorni con un po’ di paura – ammette Elena Bertini, titolare di uno dei vivai familiari nel distretto dell’albero di Natale della provincia di Arezzo -. Molti grossisti hanno quasi dimezzato gli ordini per il timore di mettersi in casa prodotti che poi la gente non potrà comprare”. E il timore è che senza allentamenti delle restrizioni alla circolazione, gli alberi piantati sette-otto anni fa in vista della stagione 2020 finiscano per rimanergli sul groppone portandogli in regalo per il 25 dicembre un bel buco in bilancio.

La posta in gioco, per chi lavora 12 mesi all’anno su un prodotto che si vende solo a dicembre, è altissima. In un mese tra abeti (“noi ne abbiamo di quattro varietà”, dice Bertini) e stelle di Natale si vendono 13,5 milioni di pezzi, calcola Coldiretti. Un abete impiega sette-otto anni per arrivare a 1,5-1,7 metri di altezza standard previsti dai canoni estetici degli addobbi natalizi ed esce dai vivai a un prezzo di 10-11 euro. Cosa succederà nei prossimi giorni, decisivi per molte imprese? “Molto dipenderà dall’andamento dei contagi”, è certa Bertini. “Il settore florovivaistico tra l’altro ha già preso una brutta botta a marzo con la chiusura della vendita al dettaglio – conferma Bazzana – e un altro colpo adesso sarebbe difficile da assorbire”. Il rischio – butta lì Coldiretti – è che se non arriveranno nei negozi e nei supermercati le piante, le famiglie tricolori ripieghino sul prodotto succedaneo di plastica “che arriva molto spesso dalla Cina e impiega almeno 200 anni a smaltirsi nell’ambiente”.  

Il futuro, insomma, più che in una palla di vetro si può leggerlo nelle cronache giornaliere sull’andamento dei contagi. “Io conservo un po’di speranza – dice Bertini, alle prese con le consegne (ridotte) ai grossisti -. L’importante è che si allentino le restrizioni e le persone possano riprendere a muoversi”. Così potrebbero riaprire anche tutti i punti vendita “e magari con più tempo da passare in casa gli italiani decideranno di dedicarne un po’ anche a regalarsi un albero come si deve, quello vero – ovviamente - con gli aghi e quel profumo che ci siamo un po’ dimenticati”. Rilanciando un Natale che sembra partito a luci – anche quelle colorate e intermittenti degli abeti – un po’ spente.