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Il film storico consigliato in TV: “Il nome della rosa” sabato 31 ottobre 2020

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Il nome della rosa è un thriller italo-franco-tedesco del 1986 diretto da Jean-Jacques Annaud con Sean Connery, F. Murray Abraham, Christian Slater e  Valentina Vargas.

Scritto da Andrew Birkin, Gérard Brach, Howard Franklin e Alain Godard, è tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco del 1980.

Tramite flash-back, l’anziano frate Adso da Melk racconta di quando, ancora semplice novizio, trascorse dei giorni in un’abbazia benedettina in Piemonte assieme al suo mentore, Guglielmo da Baskerville.

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Nel 1327 alcuni terribili omicidi sconvolgono un’abbazia benedettina sperduta tra le Alpi piemontesi. Nel monastero dovrà svolgersi un’importante disputa sulle tesi dell’Ordine francescano a cui è chiamato a partecipare il dotto frate inglese Guglielmo da Baskerville, che giunge all’abbazia insieme al suo giovane novizio, Adso da Melk. L’abate, conoscendo il passato da inquisitore di Guglielmo, gli affida il delicato caso delle morti avvenute dentro il monastero, poiché molti sono convinti che siano state causate dalla mano del maligno e prova ne è che le vittime avevano le dita e la lingua di un intenso colore nero. Guglielmo non è però convinto da questo dettaglio, e ritiene che l’assassino si trovi, in realtà, all’interno dell’abbazia.

I due frati si ritrovano in un ambiente ostile, visti con sospetto da molti monaci. Il giovane Adso incontra brevemente una ragazza che abita in un povero villaggio ai piedi del monastero, dove gli abitanti vivono nella fame e nella miseria, costretti a rifornire di cibo l’abbazia in cambio della salvezza eterna. Le indagini iniziano subito, a partire dalla morte di un giovane monaco, Adelmo il miniaturista, il cui cadavere è stato ritrovato ai piedi delle alte mura dell’abbazia dopo una tempesta; Guglielmo afferma fin da subito che si tratta di suicidio. Durante le loro indagini i due fanno la conoscenza di due frati, il bibliotecario Jorge da Burgos, vecchio e cieco, intollerante alla commedia allegra, alle risate e al secondo libro della Poetica di Aristotele, e il deforme Salvatore, un monaco che parla una lingua mista tra il volgare e il latino (con parole francesi e inglesi), rivelatosi essere stato un dolciniano, una setta bollata come eretica dalla Chiesa cattolica.

Le misteriose morti continuano e questa volta a perire è Venanzio, il traduttore dal greco dello scriptorium, il cui cadavere viene trovato immerso in un recipiente contenente sangue animale. Guglielmo crede che le due morti siano collegate tra loro e scopre che la vittima, anch’essa con le dita e la lingua nere, aveva un rapporto di amicizia con Adelmo. Una notte, Adso ritrova la giovane ragazza del villaggio mentre si nasconde dal cellario Remigio, il quale le fornisce del cibo in cambio di favori sessuali. Per ringraziarlo dell’aiuto, la ragazza si concede al novizio e i due consumano un rapporto sessuale; Adso rimane turbato dalla cosa, vista la sua posizione di religioso, ma viene consolato dal proprio maestro, il quale gli dice che, sebbene la cosa non dovrà più ripetersi, non ha provato nient’altro che un sentimento umano e naturale.

La vittima successiva è Berengario, un monaco in sovrappeso, anch’esso bibliotecario e di chiare tendenze omosessuali, che viene ritrovato annegato nella sua vasca da bagno, anch’egli con le dita e la lingua nere. Guglielmo ritrova una nota sullo scrittoio, al quale si trovava la notte prima Berengario, e vi legge il numero di un libro, intuendo quindi cosa accadde: Berengario aveva approfittato della passione per i libri del giovane Adelmo per consegnargli un volume, un libro proibito che lui desiderava leggere da molto tempo, in cambio di rapporti illeciti. Adelmo acconsentì, ma poi, preso dalla vergogna e dal senso di colpa, vagò per l’abbazia la notte in cui si svolse la tempesta e incontrò il traduttore dal greco, al quale consegnò la nota, dopodiché si gettò dalle mura dell’abbazia. Venanzio, volendo vedere il libro che era stato causa della sua morte, lo recuperò e si mise a leggerlo nella notte ma, improvvisamente, ebbe un malore e il cadavere venne ritrovato da Berengario che, per paura di essere incolpato, trascinò il corpo e lo gettò nella cisterna, dove fu ritrovato.

Il libro rimase sullo scrittoio del traduttore e Berengario si mise a leggerlo, ma i malori cominciarono a manifestarsi anche in lui; dopo aver riportato il libro al suo posto, per paura di essere scoperto, fece un bagno con delle foglie di cedro per alleviare il dolore, ma tutto fu inutile e morì annegato. La conclusione, dunque, è che la causa delle morti sia un libro che uccide o, per meglio dire, per cui qualcuno è disposto ad uccidere; le dita e la lingua nere possono essere, dunque, state causate da un avvelenamento. L’abate, tuttavia, non dà ascolto alle parole di Guglielmo e rivela di aver richiamato l’inquisitore Bernardo Gui a indagare. Guglielmo ed Adso trovano un passaggio segreto per la biblioteca, accessibile solo ai bibliotecari e all’abate, e rimangono quasi imprigionati nel complesso di stanze, dal quale escono grazie ad Adso che, per non perdersi nel labirinto, aveva ingegnosamente legato un filo della sua veste ad un tavolo della stanza.

Dopo l’arrivo dell’inquisitore Bernardo, la situazione in abbazia precipita: la ragazza del villaggio viene ritrovata durante la notte, insieme a Salvatore, nel fienile, con un galletto nero morto (che la ragazza aveva preso per fame) e un gatto nero, e i due vengono arrestati con l’accusa di aver praticato riti satanici in quanto, per errore, il fienile prende fuoco e Bernardo ritiene che la fanciulla sia il maligno. Frate Salvatore viene poi torturato e interrogato e confessa il suo passato di dolciniano, facendo anche il nome del cellario Remigio. Nel mentre, un altro frate, Severino l’erborista, viene ucciso e la colpa ricade su Remigio, che viene arrestato e accusato delle morti avvenute nel monastero.

Durante il processo contro i tre (la ragazza, il cellario e Salvatore), che culmina con la loro condanna a morte sul rogo, Guglielmo dà la sua approvazione a eseguire il verdetto emesso da Bernardo, ma afferma anche che le morti nell’abbazia non si fermeranno. L’inquisitore lo accusa di aver tentato di difendere la ragazza e i due eretici e gli dice che, l’indomani, si recherà ad Avignone insieme a lui per rispondere di eresia di fronte al papa. Adso, disperato per la sorte della fanciulla che ama, è risentito verso Guglielmo, che sembra interessarsi più ai libri che alle sorti della giovane, ma il maestro gli promette che, prima dell’esecuzione della condanna, troverà il colpevole e la salverà.

Il giorno dopo, durante la messa, un altro frate, fratello Malachia, che è solito accompagnare il “venerabile Jorge”, si sente male e muore, mostrando anch’egli le dita e la lingua nere. Bernardo, avendo assistito alla scena, ritiene che l’assassino sia Guglielmo, basandosi sulla predizione da lui fatta durante il processo, e ordina alle sue guardie di catturarlo, ma il monaco riesce a fuggire di soppiatto insieme ad Adso e i due si recano nella biblioteca. Intanto la ragazza (considerata una strega), Salvatore e Remigio vengono messi sulla pira, in attesa di essere bruciati. Guglielmo e Adso giungono all’entrata della biblioteca attraverso una porta camuffata come uno specchio e vi trovano Jorge, al quale Guglielmo chiede di poter leggere il secondo libro della Poetica di Aristotele che tratta della commedia, unica copia esistente in tutto il mondo. Jorge acconsente, ma Guglielmo si mette un guanto, poiché sa che le pagine del libro sono avvelenate. Il mistero è così chiarito: Jorge era il colpevole di quelle morti ed è stato lui ad avvelenare le pagine del libro, in modo che chiunque le leggesse trovasse una morte certa. Questi, capendo di essere stato scoperto, si dà alla fuga, portando con sé il libro e venendo inseguito dai due monaci.

Guglielmo gli chiede perché abbia fatto tutto questo e Jorge rivela di aver sempre avuto in odio il libro di Aristotele, in quanto il riso, in esso trattato, uccide la paura e senza la paura non può esserci fede in Dio: se tutti, infatti, apprendessero dal libro che è possibile ridere di tutto, anche di Dio, il mondo precipiterebbe nel caos. Preso, così, da fanatico fervore, Jorge ingoia le pagine del libro, suicidandosi, ma prima di morire ha il tempo di aggredire Adso, gettandogli la lampada che portava e bruciando anche il resto dei libri proibiti nella biblioteca. Un grosso incendio inizia a divampare in biblioteca e, intanto, Remigio e Salvatore vengono bruciati, mentre la ragazza viene salvata dagli abitanti del villaggio, che attaccano le guardie di Bernardo, distratte dall’incendio alla biblioteca. Mentre Guglielmo tenta disperatamente di salvare quanti più libri possibile dalle fiamme, Adso, incitato dal maestro e preoccupato per la ragazza, si precipita fuori mentre Bernardo, in fuga con la sua carrozza, viene raggiunto e muore precipitando in un dirupo.

L’indomani, l’abbazia è completamente bruciata, Guglielmo e Adso partono così da quel luogo ma, sulla strada, il ragazzo viene raggiunto dalla fanciulla, che lo prega di restare. Adso si accorge che il suo maestro lo osserva da lontano, perché vuole che sia lui a decidere liberamente chi seguire e, dopo un toccante addio, i due innamorati si lasciano per sempre. Mentre Guglielmo e Adso si allontanano, la voce fuori campo di quest’ultimo, nel terminare la narrazione, afferma di non essersi mai pentito di aver fatto quella scelta. Il suo maestro, in segno di rispetto, gli regalò i suoi occhiali e i due si lasciarono. Adso non seppe mai che fine avesse fatto, ma è comunque certo che Guglielmo sia morto, probabilmente a causa dell’epidemia di peste. Egli, comunque, non si dimenticò mai del suo unico amore terreno, del quale tuttavia non seppe mai il nome.

Regia di Jean-Jacques Annaud

Con Sean Connery, F. Murray Abraham, Christian Slater e  Valentina Vargas  

Fonte: WIKIPEDIA

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