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Il folletto pugliese tra folklore e superstizione

di MARIO CONTINO* - Da piccoli tutti noi abbiamo sognato di rincorrere un folletto, e magari anche di farci amicizia, di parlarci, di scoprire di più sul suo mondo ed i suoi mille segreti. Il folklore italiano è colmo di leggende sui folletti, descritti quasi sempre nel medesimo modo, e che differenziano tra loro giusto per il nome attribuitogli nella specifica zona geografica culla della  leggenda di turno.

Il più famoso folletto italiano è, senza ombra di dubbio, “O' Monaciell” (il piccolo monaco) napoletano, ma la Puglia non è da meno alla Campania per ciò che concerne la cultura folkloristica, ed anche in questa regione sono presenti numerosi racconti aventi come protagonisti esseri conosciuti come “folletti”.

In Puglia assumono diversi nomi: Lauri, Monachicchi, Laurieddri, Scazzuddri, Scazzamurrieddri ecc., del resto questa regione vanta dialetti molto differenti tra loro, persino all'interno di aree appartenenti alla medesima provincia. I tanti dialetti hanno dato origine a diversi folletti, o per meglio dire: allo stesso folletto è stato attribuito un diverso nome in base alla differente forma dialettale.

Questi esserini sarebbero descritti come molto piccoli (altezza variabile tra i 10 cm ai 50 cm), con corpo tozzo ed arti esili, con viso sottile e bocca piccola (con labbra quasi inesistenti), Avrebbero grandi occhi e lunghe orecchie a punta. Sarebbero vestiti in modo molto umile ed indosserebbero il famoso cappello a punta (a differenza di ciò che si crede, il colore del cappello non è descritto come rosso, a volte sarebbe verde, altre volte tra il marrone ed il rosso).

Il folletto potrebbe dispensare tesori, o mandare una famiglia in rovina, in quest'ultimo caso ci riuscirebbe creando disordini di varia natura, fino a portare alla follia i membri della nucleo famigliare.

Si divertirebbe a far fuggire il bestiame dalle stalle, ad annodare le code dei cavalli o i capelli delle fanciulle, a picchiare i ragazzi nel sonno, a provocare improvvisi e terrificanti rumori notturni, a rompere oggetti preziosi o a rubarli.

Questi dispetti sarebbero commessi soprattutto qualora il folletto venisse insultato, offeso in qualche modo, e pare siano molto irascibili e permalosi.

Nell'eventualità che l'esserino si sentisse accettato in casa, questo si impegnerebbe a ricambiare l'ospitalità facendo rinvenire oro e monete.

Rubargli il cappello sarebbe l'unico modo per costringere il folletto ad abbandonare la casa e a pagare anche per i danni commessi, infatti l'elfo sarebbe disposto ad accettare qualsiasi condizione pur di riavere il suo magico cappello, la vera fonte di tutti i suoi poteri.

Tra folklore e superstizione, la Puglia non smette mai di stupire.

* Ricercatore e scrittore