Italy

Il fronte garantista che ha messo fine alla barbarie di Bonafede

L'iter della riforma Cartabia procede spedito. Il fronte garantista all'ombra del governo Draghi sta per battere un colpo decisivo.

La riforma del processo civile è arrivata in Senato, mentre quella del processo penale dovrebbe procedere spedita a Palazzo Madama, perché sostenuta da un probabile voto di fiducia. Del resto, i tempi sono quelli che sono, con l'esecutivo guidato dall'ex presidente della Bce che ha già dimostrato di voler incidere sulla Giustizia senza tergiversare. In Parlamento, in molti concordano sul fatto che possa servire altro, ma intanto circola soddisfazione per il risultato che sta per essere raggiunto.

Il discorso, pur riguardando provvedimenti distinti, può essere sintetizzato. Perché è il complesso delle misure che stanno per essere approvate ad interessare. Il fuoco di fila giustizialista si è spento. L'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, alla fine della fiera, è stato costretto a trattare al ribasso, al netto delle dichiarazioni accorate che hanno preceduto l'incontro con il premier in carica.

La senatrice Fiammetta Modena, espressione di Forza Italia, e membro della Commissione Giustizia, pensa che le riforme Cartabia rappresentino "il ritorno dell’alveo costituzionale, lontano dalle sentenze preventive urlate e rispettoso dei diritti della difesa". Insomma, tempi duri per i massimalisti. Tra i risultati che il partito guidato da Silvio Berlusconi è riuscito a portare a casa, può essere annoverata l'istituzione del Tribunale delle Famiglie, al quale la Modena, sentita da IlGiornale.it, tiene molto: "Siamo molto soddisfatti - fa presente la senatrice - perché la previsione del Tribunale della famiglia era oggetto di molti emendamenti di Forza Italia. Premia la semplificazione e la competenza, necessari in questa delicatissima materia". Un provvedimento che riguarda il lato civile della riforma.

Poi ci sono le novità relative alla calendarizzazione: "L’organizzazione del processo è funzionale alla velocità. Il fulcro - continua la senatrice - è il calendario che deve essere predisposto dal giudice. Se non rispettato sorgono responsabilità in capo al magistrato". Poi c'è prospettiva, sulla quale Fi non si risparmierà: "Un provvedimento così complesso non può essere perfetto - premette la senatrice - , né può essere visto in forma isolata". Questa l'elencazione delle prossime priorità: "Le indico i titoli: camere arbitrali, termini per tutti (avvocati e magistrati), tribunale imprese". Ma intanto tra i corridoi del Senato si pensa soprattutto al risultato odierno.

Passiamo alla Camera. L'onorevole Catello Vitiello, d'Italia Viva. è d'accordo sulla portata della riforma. Il deputato, che abbiamo voluto interpellare, pone a sua volta gli accenti sul ritorno al garantismo: "Assolutamente sì - annota, riferendosi al "colpo" di chi giustizialista non è - . E ancora: "Con questa riforma avremmo potuto essere più coraggiosi, dando seguito a numerosi spunti elaborati dalla Commissione Lattanzi. Eppure, nonostante le difficoltà e le necessarie mediazioni, siamo riusciti in un piccolo ritorno al garantismo".

Anche l'esponente d'Iv, che ha firmato per i quesiti del referendum sostenuto dalla Lega e dal Partito Radicale, ragiona di futuro: "Purtroppo ancora molto - premette, soffermandosi su quello che manca - . Il garantismo - continua - va inteso come cultura, prima che come principio giuridico, che pervade ogni ambito della società. Non si ferma alle aule di giustizia: è un valore che va riconosciuto nel quotidiano e nelle relative narrazioni che ne fanno i media. Ho firmato i referendum perché credo fortemente negli strumenti di democrazia e nelle battaglie condotte dal Partito Radicale". A provare dispiacere per l'andazzo, al limite, sarà l'impostazione grillina.

L'onorevole Catello Vitiello non usa fronzoli quando afferma che: "Con la riforma Cartabia abbiamo messo un punto alla barbarie giuridica della riforma Bonafede: il fine processo mai". Il MoVimento 5 Stelle, sulla prescrizione, ha provato le barricate, ma senza esiti troppo favorevoli: "Con la riforma Cartabia abbiamo messo un punto alla barbarie giuridica della riforma Bonafede: il fine processo mai. Dopodiché, è sbagliato focalizzare l'attenzione sulla prescrizione. Dovremmo, piuttosto, concentrarci sull'obbligatorietà dell'azione penale, sulla separazione delle carriere e sull'implementazione delle piante organiche degli uffici giudiziari e, in particolare, dei magistrati". Il fronte giustizialista non sarà affatto concorde. Ma l'aria, come l'entusiasmo attorno al referendum dimostra, è mutata.

La prospettiva sembra pronta a raccontare una storia condita da ulteriori possibilità: "Dobbiamo riavvicinare la giustizia ai cittadini - insiste il renziano - soprattutto dopo le sgradevoli vicende degli ultimi mesi. Con riforme organiche e di sistema e non a macchia di leopardo, favorendo le patologie delle prassi. Dobbiamo salvaguardare il lavoro quotidiano di migliaia di magistrati - rimarca - che vivono il proprio lavoro come servizio. Tuttavia - questo il focus essenziale - , i tempi sono maturi per discutere di separazione delle carriere perché, senza, avremo sempre delle disfunzioni nel nostro modello processuale". Ma al politico campano facciamo notare come Partito Democratico e grillini, su queste ultime questioni, sembrino disposti ad alzare il tiro.

Vitiello ne fa una questione di principio: "Bisogna essere pronti al dialogo con tutti ma la giustizia deve uscire dall’agone politico e non deve più essere usata come vessillo da parte dei partiti perché discutere di giustizia e decidere di riformarla significa cambiare la qualità della civiltà giuridica del nostro Paese e dare voce ai principi della nostra Carta costituzionale". Niente scherzi e nessuna scusa, insomma: il garantismo è ormai maggioritario.

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