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Il futuro, inevitabile, degli orologi

Si avvicina il giorno in cui non ci leveremo più l’orologio. Mai. Neanche per un istante. Anche se chiamarlo ancora orologio sarà una forzatura. Come chiamare ancora telefonino uno smartphone. L’evoluzione sarà la stessa però: la cosa che tutti facciamo di meno con uno smartphone in fondo è telefonare; similmente la cosa che faremo di meno con uno smartwatch sarà guardare che ore sono. Di questa cosa se ne parla da un po’, ma è solo adesso che è diventata chiara e probabilmente inevitabile.

Partiamo dall’evento Apple di qualche giorno fa, quello in cui non è stato annunciato il nuovo iPhone creando una certa delusione. C’era il nuovo Watch che non è soltanto una versione aggiornata del precedente ma è destinato a diventare molto di più: la porta di ingresso per bambini e anziani nel mondo Apple per esempio. Mi spiego: un tempo, moltissimi anni fa, la prima cosa che compravi, tra tutti i prodotti Apple, era un Mac, un computer (c’erano solo pc un tempo); da una decina di anni è diventato l’ìPhone; tra poco sarà un Watch. Anche se chi lo indosserà non lo avrà comprato perché sarà un bambino. Il nuovo sistema operativo infatti consente di sincronizzare un iPhone con molti Watch e di trasformarli in strumenti per “gestire” meglio i figli. Per esempio limitandone l’uso durante le ore scolastiche, sapendo sempre dove sta chi lo utilizza, consentendo telefonate solo verso certi numeri, facendo comparire alert sulle cose da fare tipo “lavati i denti” al mattino e la sera. Praticamente una via di mezzo fra uno smartphone in versione ridotta e un telecomando. Per i figli, o magari per i genitori anziani. La cosa è fatta per allargare la platea degli utilizzatori dei prodotti Apple: il ragazzino quando crescerà, quasi sicuramente comprerà un iPhone, ma questo è marketing e non è questo che ci interessa. Ci interessa il fatto che una cosa che chiamiamo orologio assuma funzioni centrali nella gestione della vita quotidiana. Accanto al Family Setup c’è un’altra funzione su cui riflettere, anche se non è una novità assoluta: il Watch infatti non conterà solo i passi e il battito cardiaco, come oramai fanno tutti gli altri orologi smart, ma anche la temperatura (molto utile in tempi di covid-19), l’ossigeno nel sangue e la qualità del sonno: ci sono diverse polemiche in rete sulla affidabilità di queste misurazioni ma miglioreranno, è questione di tempo. E allora le useremo. 

A questo proposito si è parlato meno di un prodotto lanciato da Amazon alla fine di agosto, solo negli Stati Uniti per ora, che va nella stessa direzione spingendosi un passo o due in avanti: si chiama Halo e può anche non aver lo schermo, a riprova del fatto che non abbiamo bisogno di guardare il polso per sapere l’ora esatta. In pratica è un semplice braccialetto a fascia, abbinato ad una app del telefonino, che però rispetto agli altri prodotti simili ha alcune funzioni sorprendenti: la prima è la ricostruzione in 3D del tuo corpo per conoscere esattamente la massa grassa e la massa magra. La seconda è un software di riconoscimento vocale che dal tono della voce ti dice l’umore: uno potrebbe dire, lo so già di che umore sono, non ho bisogno che me lo dicano; ma il braccialetto ti dice l’umore che trasmetti. Quello che percepiscono gli altri. Guarda che sembri arrabbiato, tipo. 

Tutte queste funzioni al nostro polso non sono semplici giochini. Non sono gadget. Sono la nuova frontiera della vita connessa. Il secondo tempo. Con gli smartphone oggi lasciamo traccia di dove andiamo, cosa compriamo, cosa leggiamo, con chi parliamo. La nostra vita esteriore. Con gli smartwatch lasceremo traccia di come dormiamo, quante calorie bruciamo, come sta il nostro cuore, di che umore siamo (e anche di dove stanno i nostri figli piccoli). La nostra vita interiore. 

E’ una nuova frontiera, ancora più delicata dal punto di vista dei dati personali, ma vista la facilità con cui abbiamo deciso di vivere con uno smartphone sempre in tasca, credo che faremo anche questo passo. 

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