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Il giornale diretto da una intelligenza artificiale funziona

Ci sono molti modi per reagire alla crisi dei giornali, che è iniziata molto prima della pandemia. Ci sono molti modi per farlo ma solo uno funziona. Per capirlo in questo periodo dell'anno è utile andare a vedere come è andato a finire l'Online Journalism Award, che da venti anni è un po' l'Oscar del giornalismo digitale. Se cercate buone pratiche e idee originali, motivi per credere che la carta prima o poi finirà ma il giornalismo quello no, questo premio è un buon posto da dove partire.

Quest'anno il premiato più interessante è nella categoria "innovazione tecnologica al servizio del giornalismo". Ha vinto il progetto realizzato da un giornale canadese con quasi due secoli di storia, The Globe and Mail, il cui sito internet da qualche tempo è diretto da una intelligenza artificiale e i lettori non se ne sono mai lamentati, giurano, anzi, non se ne sarebbero nemmeno accorti. Diciamolo meglio: la disposizione del 99 per cento dei contenuti del Globe and Mail è decisa da Sophi, un motore di intelligenza artificiale che la aggiorna in base a quello che i lettori stanno facendo in tempo reale. Può sembrare la fine del giornalismo e la vittoria dei computer, ma può sembrarlo solo ad una lettura molto superficiale.

Sophi infatti non scrive nulla, fa semplicemente - e molto bene - content management, gestione dei contenuti; è stata allenata per alcuni anni proprio dai giornalisti del Globe and Mail a capire quali argomenti sono rilevanti, quali temi non sono adatti alla prima pagina (l'homepage), quando un articolo non recente merita di essere ripescato, e persino quale mix debba esserci nelle foto di ogni schermata in modo da riflettere le diverse etnie del Canada usando un software di riconoscimento facciale. I giornalisti non hanno contribuito a realizzare questo sistema per essere licenziati ma al contrario, per fare un prodotto migliore e al tempo stesso per avere più tempo per fare inchieste o interviste o analisi di qualità. Ovviamente anche al Globe and Mail c'è un vero direttore, che si riserva di scegliere soltanto il post principale: si chiama David Walmsley e ritiene che il compito dei giornalisti sia scovare e scrivere grandi storie, il resto lo possono fare gli algoritmi.

Questa innovazione non arriva per caso. Nel 2015, quando la crisi mordeva, l'editore invece di tagliare o spingere per presunti contenuti virali, ha creato un innovation lab, il Lab351, con il compito di sostenere le migliori innovazioni proposte dai giornalisti stessi; per farlo, oltre ai soldi per ogni progetto, ha assunto ingegneri informatici e analisti di dati. "Devi spendere soldi se vuoi fare dei soldi" è una della frasi che ripetono al Globe and Mail quando raccontano la loro storia di successo. Ma devi spenderli bene. La tecnologia anche nel giornalismo non è un nemico, non è una alternativa agli umani. Usata bene la tecnologia deve ridarci il tempo per tornare ad essere umani. 

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