Italy

Il governo, Franceschini e il «jackpot» per la svolta

Tra le parole del governatore di Bankitalia e i dati dell’Istat, tra il Pil che crolla e il debito che schizza, è impossibile vedere mezzo pieno un bicchiere vuoto. Eppure Dario Franceschini esorta i colleghi di governo a guardare la situazione da un’altra prospettiva: «Abbiamo davanti un’occasione incredibile».

Il coronavirus ha infettato l’economia mondiale e debilitato ulteriormente un sistema già gracile come quello nazionale, ma la crisi può trasformarsi in un’opportunità — secondo il ministro della Cultura — perché «per la prima volta dopo più di trent’anni» un esecutivo «può spendere risorse per il Paese invece di tagliarle»: «Da Amato in poi è sempre stata una quaresima, e in Europa bisognava lottare per ottenere la flessibilità di qualche decimale. Ora invece è stato sospeso il patto di Stabilità, che ci ha consentito di chiedere in Parlamento uno scostamento di bilancio per più di ottanta miliardi, ci sarà il Recovery fund, c’è il Mes che prenderemo...».

Per una coalizione politicamente fragile, chiamata a sopportare un peso per chiunque insostenibile, «questo è un jackpot» che potrebbe «cambiare le sorti del Paese»: «Sarebbe l’immagine di questo governo e di questa maggioranza per il futuro. A patto di saper indovinare le mosse». Ed ecco il punto. Come il caffè turco, i discorsi di Franceschini depositano una polvere sul fondo, e tutto il suo ragionamento poggia sull’ultima frase, che è la chiave per interpretare il pensiero del capodelegazione del Pd: è uno sprone a uso interno, per Palazzo Chigi e per i partiti di maggioranza; ma è anche un messaggio rivolto all’esterno, verso quanti — dal governatore Visco fino al presidente di Confindustria Bonomi — esortano di fatto il governo a dotarsi di una «visione». E se la chiedono vuol dire che finora non l’hanno vista. Il capogruppo del Pd Delrio — che per primo ha posto il tema nel Palazzo — dopo il vertice europeo ha sottolineato in una nota come sarà «decisivo per il nostro Paese arrivare all’appuntamento con l’uso delle risorse ingenti che verranno messe a disposizione, con idee chiare e coraggiose. Non con progetti di “manutenzione” dell’esistente». Ed è parso riferirsi a Conte, che sul Corriere aveva presentato il suo «Recovery plan» per l’Italia. Insomma, il «jackpot» c’è. Ma è fondamentale non sprecarlo.

Per esempio, l’impianto del decreto Rilancio da 55 miliardi non è affatto piaciuto ai rappresentanti della maggioranza in Parlamento. Ad ascoltarli, sembrava sentire quelli dell’opposizione: «Doveva essere semplice e di rapida applicazione, per garantire effetti immediati sul sistema. Invece conta più di novanta decreti ministeriali. Ma così non avrà efficacia». «Avere una visione non basta se finisci per cozzare con il problema della sua attuazione»: e il sospiro dell’esponente grillino di governo è un sipario spalancato sulle difficoltà quotidiane di palazzo Chigi, dove le logiche ministeriali si sommano alle complicazioni politiche. Per superare le prime andrebbe sgombrato il campo dalle seconde, e invece il fatidico decreto Semplificazione — annunciato come la panacea — è in alto mare per certe rigidità nel Pd e nei 5 Stelle. Raccontano poi che ad angustiare Conte non sia più Salvini, ma siano le mamme: se il sovranismo è considerato una moneta fuori corso, oggi la sfida (una tra le tante) è programmare la riapertura delle scuole per settembre. «Con le regole fissate dal Comitato tecnico scientifico non sarà possibile riprendere le lezioni fisicamente», prevedeva ieri la capogruppo di Iv Boschi. «Sarà un momento di grande criticità», ha confessato il premier. L’autunno si preannuncia pieno di incognite, nel governo c’è chi teme «problemi di liquidità» e chi non smette di parlare dei «rischi di tensioni sociali». Ma dinnanzi a questi scenari apocalittici Franceschini esorta per una volta i colleghi dell’esecutivo a rovesciare l’ordine delle cose, a vedere mezzo pieno quel bicchiere che appare pericolosamente vuoto: «Abbiamo un’occasione incredibile. Bisogna saperne approfittare». Altrimenti...

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