Italy

Il lunedì nero della metro, il Campidoglio punta il dito sulle colpe dei dirigenti Atac

La chiusura della metro C «per mancanza di personale» in quello che, secondo la lettura del Campidoglio, è uno sciopero bianco da mettere in relazione alla trattativa sugli straordinari in corso tra sindacati e Atac. E l’effetto successivo, ovvero le trentamila persone assembrate sui bus navetta nonostante i divieti anti Covid. Il lunedì nero della terza linea metro è il tema della richiesta di chiarimenti inviata ieri dal Comune alla sua municipalizzata dei trasporti. La lettera è solo l’anticamera delle «pene esemplari» ventilate dall’assessore alla Mobilità, Pietro Calabrese: non saranno inflitte ai sei dipendenti assenti (con permesso) dal servizio, ma ai dirigenti Atac che «avrebbero dovuto aver pronto un piano B».

Mancava, quindi, un paracadute che consentisse all’Atac di tenere la metro C comunque aperta nonostante le tante assenze dovute sia alle quarantene Covid sia all’influenza stagionale. E questo ha fatto infuriare il Campidoglio, sia nella parte politica sia in quella tecnica del Dipartimento. La lettera di richiesta di chiarimenti, giunta ieri sera nella sede centrale della municipalizzata in via Prenestina, va dritta al punto. E cioè che «alla fine Atac il servizio lo deve organizzare, se non riesce bisogna chiedere conto ai responsabili», spiegano dal Comune. Nel mirino così finisce la catena di comando della Divisione metro, in primis il direttore Claudio Scilletta che potrebbe essere «destinato ad altro incarico». Si tratta della formula che, in burocratese, segna un’inequivocabile bocciatura. E, inevitabilmente, dà il via alla rivoluzione interna che, ribaltando l’organigramma, punta a schivare nuovi disservizi. E anche a evitare nuove gaffe mediatiche, inopportune soprattutto in chiave elettorale. Anche perché la metro romanaogni giorno fa registrare problemi: dopo il tilt della linea C, ieri è stato il turno della B1 dove, a causa di un guasto tecnico, sono state chiuse per alcune ore le stazioni Libia e Sant’Agnese-Annibaliano scatenando la protesta social degli utenti.

Il tutto mentre prosegue una difficilissima trattativa tra sindacati e Atac: i primi lamentano carenze croniche di organico, lacune che potrebbero essere colmate allargando il bacino delle assunzioni nel 2021 e anticipandone una quota già a dicembre; e ribadiscono come lo stop alla metro C «non sia una sommossa, ma l’effetto di un organico sottodimensionato rispetto alle esigenze della linea», insiste Daniele Fuligni, segretario regionale della Filt Cgil prima di far notare come da mesi, soprattutto dopo lo scoppio della pandemia (circa mille le quarantene totali), i sindacati segnalino le criticità all’azienda. In un fonogramma datato 15 gennaio 2020, per esempio, le sigle scrivono ai dirigenti delle metro Atac e al ministero dei Trasporti per evidenziare i problemi di personale sulla linea C, chiosando che «decliniamo qualsiasi responsabilità» in caso di disservizi. Che si sono puntualmente verificati, così come oggi ce ne saranno altri a causa dello sciopero nazionale del trasporto pubblico convocato dal sindacato USB: quattro ore di astensione dal lavoro, dalle 8,30 alle 12,30, che mettono a rischio bus Atac e Cotral, metro, treni (Roma-Lido, Termini-Centocelle e Roma-Civitacastellana-Viterbo) come pure le scuole (nidi e infanzia) e gli uffici comunali.

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