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Il marito di Amanda Knox la difende: “È una vergogna dare risalto a Rudy Guede, è un bugiardo”

Christopher Robinson, marito di Amanda Knox: “Amplificare le bugie di Rudy Guede, che senza dubbio ha ucciso Meredith Kercher, è crudele per Amanda e per la famiglia Kercher”.

"Dare una piattaforma e amplificare le bugie di Rudy Guede, che senza dubbio ha ucciso Meredith Kercher, è crudele per Amanda e per la famiglia Kercher. Tutto per pochi clic. Vergogna". Non usa mezzi termini Christopher Robinson, marito di Amanda Knox, che in un'intervista rilasciata al tabloid inglese The Sun ha commentato le affermazioni dell'ivoriano Rudy Guede, che proprio pochi giorni fa ha finito di scontare una condanna a 16 anni di carcere per concorso nell'omicidio di Meredith Kercher, un delitto per il quale è stato l'unico a pagare. Proprio Guede, sempre al Sun, ha dichiarato: "Il tribunale mi ha condannato per complicità nell'omicidio perché c'era lì il mio Dna, ma i documenti (processuali) dicono che vi erano altre persone e che non sono stato io a infliggere le ferite mortali". E alla domanda se si riferisse a Knox e Raffaele Sollecito ha risposto: "Voglio dire solo che lei dovrebbe leggere i documenti. Come ho già detto affermano che c'erano altri e che non ho inflitto le ferite. Io conosco la verità e anche lei la sa", ha aggiunto, riferendosi ad Amanda.

Rudy Guede, oggi 34 anni, è l'unica persona finora condannata per l'omicidio di Meredith Kercher, commesso il primo novembre del 2007. L'ivoriano all'epoca aveva 21 anni e venne riconosciuto colpevole di concorso in omicidio. Per la morte di Meredith vennero prima condannati e poi assolti i due fidanzati (all'epoca dei fatti) Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Guede il 23 novembre è tornato libero dopo aver concluso un periodo di prova ai servizi sociali. Il tribunale di sorveglianza nei mesi scori aveva parlato del 34enne come di un uomo che aveva portato a termine una "permanente adesione all’opera di rieducazione". Guede, che dal 2019 godeva della semilibertà, in questi anni, si è sempre dichiarato innocente. Nel 2016, quando era ancora detenuto, scrisse che "il lavoro in carcere non è solo un valore e mezzo fondamentale di reinserimento, ma è anche necessità". Durante gli anni della prigione si è anche laureato e si è dedicato ad attività sociali.