“Carissimi Colleghi,immagino che abbiate appreso dagli organi di stampa del mio imminente trasferimento all’Istituto Spallanzani di Roma”. Il professor Andrea Crisanti inizia così il messaggio a chi lavora con lui al policlinico di Padova per smentire le voci di un suo passaggio alla struttura romana. Il microbiologo, protagonista della lotta al Covid in Veneto lo scorso marzo, interviene così direttamente dopo l'indiscrezione dell'Espresso secondo la quale c'era un posto per lui nell'ospedale delle malattie infettive di Roma. In effetti sembrava tutto pronto per il suo passaggio nella capitale, dove lo avrebbero gradito sia il ministero che la Regione.

Di recente Crisanti ha preso posizione, come racconta un pezzo uscito su Repubblica, sui test rapidi antigenici. Secondo lui, che ha controllato quelli di un produttore, la Abbott, nel suo laboratorio, non sono abbastanza affidabili.

Il Lazio è la regione che ha maggiormente puntato proprio sui test rapidi, iniziando per prima a usarli, partendo dagli aeroporti, per capire come funzionano. L'uscita di Crisanti non è piaciuta e forse dietro al raffreddamento dei rapporti con il Lazio c'è anche questa. “Chiarisco che questa eventualità – ha dunque scritto il professore – non è né imminente né rientra tra le attuali possibilità. Ringrazio tutti per l'attenzione e vi saluto cordialmente”.

 Riguardo alle dichiarazioni di Crisanti, dallo Spallanzani avevano risposto “al fine di informare correttamente i cittadini” che “i test antigenici sono saggi immunologici che rilevano la presenza di uno specifico antigene virale, quindi evidenziano uno stato di infezione attiva.  La formulazione più utilizzata dei test antigenici è quella in versione “test rapido” Poct. Rispetto ai test molecolari, i test antigenici rapidi presentano numerosi vantaggi: rapidità di risposta, costo più contenuto, semplicità di esecuzione, non richiedono attrezzature sofisticate, né personale di laboratorio esperto, e quindi possono essere eseguiti direttamente al punto di prelievo, con consegna della risposta dopo 15-30 minuti”.

Riguardo alla minore sensibilità rispetto ai molecolari, questa è “ormai nota a tutti. La sensibilità inferiore è a carico  dei casi con carica  virale bassa, mentre resta molto elevata per i soggetti con carica virale alta, cioè nelle fasi iniziali dell’infezione, quando vi è la massima contagiosità. Se quindi lo scopo è identificare ed  isolare i principali diffusori  del virus, la rapidità di risposta e la concreta possibilità di applicazione su grandi numeri sono i fattori determinanti per una azione tempestiva ed efficace su larga scala”.

La conclusione è dunque che “per i test antigenici la riduzione di sensibilità, peraltro ribadiamo a carico delle cariche virali basse, è ampiamente bilanciata da rapidità di risultato, semplicità di esecuzione e compatibilità con screening di grandi dimensioni.  È questa la base che ha portato alla scelta di adottare i test antigenici  come sistema di screening rapido nella regione Lazio ed in altre regioni Italiane, scelta largamente in linea con  le valutazioni di organismi internazionali di salute pubblica”.