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Il ministro Orlando vuole reintrodurre l’assegno Inps per le persone con invalidità che lavorano

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando proporrà un emendamento al decreto legge fiscale per reintrodurre l’assegno di invalidità alle persone che svolgono attività lavorativa. A metà ottobre, infatti, l’Inps aveva comunicato che qualsiasi lavoro non avrebbe più dato diritto a ricevere il contributo economico. Tra gli interventi del governo in vista c’è anche una riforma della normativa sulla disabilità.

Un emendamento per ripristinare l'assegno di invalidità. Sarà proposto dal ministro del Lavoro Andrea Orlando in vista della conversione del Decreto legge fiscale. L'intervento si è reso necessario dopo che l'Inps ha fatto sapere che il contributo economico mensile di 242,84 euro non sarebbe più stato riconosciuto alle persone con invalidità parziale (dal 75% al 99%) che svolgono attività lavorativa, a prescindere da quanto percepito. Un cambio di passo con cui l'Istituto si era uniformato all'interpretazione più restrittiva della normativa, espressa da due sentenze della Corte di Cassazione secondo cui "il mancato svolgimento dell’attività lavorativa integra non già una mera condizione di erogabilità della prestazione ma, al pari del requisito sanitario, un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale, la mancanza del quale è deducibile o rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado del giudizio". La decisione però è stata un fulmine a ciel sereno per le persone coinvolte e per le associazioni che sono subito intervenute avviando un dialogo con la ministra per le Disabilità, Erika Stefani. A distanza di qualche giorno, arriva la notizia di un emendamento con cui verrebbe ripristinato l'assegno mensile per tutte le persone che soffrono una invalidità parziale, anche se svolgono un'attività lavorativa, purché da questa non derivi un reddito annuo superiore a 4.931 euro.

Cosa è successo dopo la decisione dell'Inps

La decisione dell'Inps a cui il governo vuole porre rimedio è dettata dal fatto che la legge in materia, la numero 118 del 1971, prevede espressamente che il contributo sia erogato agli invalidi civili tra i 18 e i 64 anni, con una disabilità "pari o superiore al 74 per cento, che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste". Così, dopo la circolare dell'Istituto, la Federazione italiana per il superamento dell'handicap e quella delle associazioni delle persone con disabilità, hanno proposto un emendamento alla legge del 1971 alla quale, sino a pochi giorni fa, l'Inps aveva dato un'interpretazione estensiva, ammettendo al contributo anche chi, pur lavorando, non superasse la soglia di circa 5mila euro all'anno. In questo modo, l'assegno rappresentava un'integrazione del reddito. Toglierlo, invece, avrebbe significato "impoverirsi ulteriormente ed emarginare quelle persone che oggi devono ricevere maggiore attenzione da uno Stato civile" diceva a Fanpage.it Vincenzo Falabella, il presidente della Fish (la Federazione italiana per il superamento dell'handicap).

La disabilità al centro di una riforma del governo

Il tema della disabilità è anche al centro del nuovo decreto legge sul Pnrr varato dal Consiglio dei ministri. Tra le norme per semplificare l'attuazione del Recovery Plan, infatti, il provvedimento contempla anche un focus sul turismo, sulla digitalizzazione e uno sulla disabilità che rientra nella missione del Piano nazionale di ripresa e resilienza intitolata "Inclusione e Coesione". Più in particolare, è stata approvata una legge quadro per riformare la normativa sulla disabilità attraverso successivi decreti legislativi da adottare entro i prossimi venti mesi. Gli interventi mirano in primis ad elaborare un nuovo sistema di riconoscimento della condizione di disabilità "finalizzata all'elaborazione di progetti di vita personalizzati che garantiscono i diritti fondamentali", hanno fatto sapere dal Consiglio dei ministri. Non solo: si provvederà anche ad aggiornare i sistemi di controllo sulla permanenza della condizione di invalidità e ad istituire un Garante nazionale delle disabilità che offra assistenza alle persone con invalidità, raccogliendo le loro istanze.