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Il mistero intorno al Salvator Mundi di Leonardo in docu

Nel 2005 Alexander Parish, cacciatore di 'sleeper' (cioè opere classificate con errori di attribuzione che girano principalmente nelle aste) acquista con il collega Robert Simon per 1175 dollari in da una casa d'aste di New Orleans, una misteriosa versione, considerata una copia di una copia di una copia, del Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci, che rappresenta un Cristo benedicente. Dodici anni dopo lo stesso quadro, che dopo vari passaggi di mano esami e polemiche feroci sulla possibilità sia un vero Leonardo, viene acquistato in un'asta da Christie's per la cifra record di 450 milioni di dollari da un misterioso compratore che il New York Times indicherà, poco dopo, nel principe saudita Mohammed Bin Salman. Un percorso avventuroso, tra restauri considerati spericolati, istituzioni internazionali, trattative, porti franchi, rapporti fra nazioni, libri fantasma e montagne di denaro, ricostruito come una trama gialla/thriller nel documentario The Lost Leonardo di Andreas Koefoed, che dopo il debutto al Tribeca Film Festival arriva in Italia in selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma. E' un'ora e 40 di appassionante full immersion, nel mercato dell'arte, "che dopo la droga e la prostituzione, è il più redditizio al mondo" dice sorridendo uno degli intervistati. Un viaggio che non dona certezze ma offre un coro di voci (oltre a molti dei protagonisti della vicenda, critici, curatori di museo, studiosi, mediatori, giornalisti, agenti dell'Fbi specializzati in frodi di opere d'arte ed ex operativi della Cia) per tentare di fare un po' di luce sul mistero legato al dipinto. Una domanda al quale sembra impossibile rispondere con certezza, visto il pessimo stato nel quale era stato ritrovato il quadro e l'estensione (giudicata da molti eccessiva) del lavoro di restauro e conservazione operato da una delle massime autorità del campo negli usa, Dianne Modestini (convinta assertrice dell'autenticità dell'opera, tanto da creare un sito sul lavoro dedicato al quadro), che secondo alcuni curatori di museo e critici si sarebbe spinta a ritoccare fino all'85% dell'opera. Questioni che non hanno impedito nel 2008 all'allora direttore della National Gallery di Londra di esporre il quadro, dopo averlo fatto esaminare da alcuni esperti, attribuendolo con certezza a Leonardo. Una patente prematura di autenticità che ha dato il via a una corsa al rialzo per la vendita. Dagli originari proprietari, per 83 milioni di dollari, allo svizzero Yves Bouvier, specializzato nella compravendita esentasse di opere d'arte nei suoi depositi 'porto franco'; da lui (attraverso contatti nebulosi a base di cifre gonfiate) all'oligarca russo Dmitry Rybolovlev per oltre 127 milioni di dollari, fino all'approdo da Christie's. Un'ultima vendita che da cinque anni ha reso il dipinto 'invisibile': a riprova anche lo spazio vuoto, poi riempito da un'altra copia del Salvator mundi, al Louvre (dopo una trattativa per il prestito del quadro, sfumata all'ultimo, con tanto di libro fantasma edito dal museo e poi mandato al macero) nella grande esposizione dedicata a Leonardo nel 2019 per i 500 anni dalla morte. "Questa è una storia vera ma anche una favola come quelle di Andersen - spiega il regista -. Con un quadro danneggiato, abbandonato per secoli, riscoperto per caso e poco dopo lodato come un capolavoro a lungo perduto di una bellezza divina. Nel momento di massimo picco sotto i riflettori viene denigrato come falso, ma si rivela soprattutto quanto sia falso il mondo che ha attorno, guidato da poteri cinici e dal denaro".