Italy

Il papà di Internet che ha battuto il virus in 5 giorni

Quando il 30 marzo, alle 4 e 40 del pomeriggio, Vinton Cerf, detto Vint, ha annunciato sui social di essere positivo al coronavirus SARS Cov2, la prima cosa che ho pensato è stata: che beffa, uno dei pionieri che ha inventato Internet, l’autore con Bob Kahn del protocollo fondamentale che ancora oggi fa funzionare la rete, il TCP/IP, si ammala proprio quando tutto il mondo è lì che usa Internet per resistere al virus. E il secondo pensiero è stato: speriamo che ce la faccia. Vint Cerf ha 76 anni, un serio problema all’udito che si porta dietro da una vita, e una tempra ancora notevole; eppure è nell’età più a rischio, quella che il Covid-19 non perdona. Ho ripensato al nostro ultimo incontro, quattro anni fa esatti: era aprile, ed andato a trovarlo nella sua casa, in Virginia, per raccogliere i suoi pensieri sul senso di Internet per l’Italia. A differenza di tanti suoi colleghi, Vint è sempre stato un affabulatore, non usa un linguaggio tecnico, sa farsi capire. Anzi, ti sa incantare. 

Sono passati solo una manciata di giorni dalla notizia della positività al virus e Vint ha annunciato, sempre sui social, che lui e la moglie Sigrid non sono più contagiosi. Non so come siano andate le cose, come sia stata possibile una guarigione lampo di questo tipo, a quell’età poi, ma so che è a lui e al gruppo di giovani ingegneri con cui  lavorava a cavallo degli anni 70, che dobbiamo il fatto che Internet esiste, e che sia una rete aperta, democratica, resiliente. A ripensarci oggi, fu un follia visionaria. L’idea che ci fosse bisogno di costruire una rete di telecomunicazioni in grado di resistere anche davanti al un attacco nucleare (dell’Unione Sovietica) fu del Pentagono. Ma il modo in cui quell’idea è stata sviluppata, quello è tutto merito di questo gruppo di pionieri che si muoveva fra la California, Boston e Washington. Negli anni in cui tutti guardavano la Luna (il famoso primo passo è del luglio 1969), loro provavano a far parlare fra loro i computer per far comunicare meglio un giorno gli esseri umani.

Appena si è rimesso in forze, Vint Cerf si è concesso una video conferenza, su Google Hangout, visto che dal 2005 è vice presidente di Google con la bizzarra qualifica di “chief evangelist”. Come è stata la battaglia col virus?, gli hanno chiesto. “Non lo consiglio a nessuno” ha risposto con il suo solito humour, come se un virus così si potesse consigliare. Poi si è fatto serio: “E’ molto debilitante”. Ma era di altro che voleva parlare. Della sua Internet. Adesso che più della metà della popolazione del mondo è a casa in quarantena, sono tutti lì che viaggiano sulla sua rete. In fondo questo coronavirus è peggio di quell’attacco nucleare che si temeva negli anni della Guerra Fredda. E’ peggiore ma Internet ce la sta facendo. Tiene botta benissimo. “L’architettura è la stessa di 50 anni fa, quando ci fu il primo collegamento. E sono tutti in rete. E la rete funziona, perché l’abbiamo fatta resiliente e ridondante”. Non so perché, ma leggere le sue parole mi ha rinforzato la speranza che alla fine vinceremo noi. Magari ci vorrà ancora un po’. Ma vinceremo, se sapremo essere resilienti (nelle difficoltà), ridondanti (di soluzioni), e connessi.
 

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