MILANO - Le speranze del Mef trovano conferma nel dato Istat sul Pul italiano del terzo trimestre del 2020: la ripresa estiva, che ormai sembra un lontano ricordo per la ripartenza dei contagi e le nuove misure di contenimento, ha consentito al Prodotto nazionale di rimbalzare del 16,1% rispetto al trimestre precedente chiusosi a -13%. Il dato, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è ancora provvisorio. Su base annua, rispetto al periodo giugno-settembre 2019, l'economia ha invece registrato una contrazione del 4,7%.

Ma il prodotto resta ai livelli di inizio 2015

Nel commento ai dati, gli statistici rimarcano che "l’economia italiana, dopo la forte contrazione registrata nella prima metà dell’anno per gli effetti economici dell’emergenza sanitaria registra un consistente recupero nel terzo trimestre, misurato da una crescita congiunturale del Pil pari a 16,1%. La ripresa è diffusa a tutti i comparti economici e dal lato della domanda è trainata sia dalla componente nazionale (al lordo delle scorte), sia dalla componente estera. A causa delle flessioni dei precedenti due trimestri dell’anno, nel confronto con il terzo trimestre del 2019 la variazione resta negativa nella misura del 4,7%. Il marcato recupero del terzo trimestre riporta il volume del Pil ai livelli registrati nella prima metà del 2015".
 

Le speranze del Mef sulla tenuta del quarto trimestre

Il dato Istat certifica l'attesa positiva che covava il ministero dell'Economia e delle Finanze, di cui ha dato conto Repubblica. Il numero dell'Istituto di statistica supera infatti il +13,6% che il governo ha incorporato nelle previsioni ufficiali trasmesse a Bruxelles con il Documento programmatico di bilancio. Un testo nel quale si tiravano le somme ipotizzando un calo del 9% del Pil di quest'anno e un rimbalzo del 6% il prossimo, anche grazie alle misure che il governo ha messo e metterà in campo (il cosiddetto quadro 'programmatico' che include gli effetti delle novità normative). Insomma, una ripartenza più forte delle attese nei mesi estivi dovrebbe garantire il mantenimento di una velocità di crociera sufficiente anche di fronte alle nuove chiusure e dovrebbe consentire al Mef di non ritoccare di nuovo la previsione per il 2020, entro la quale è stata costruita la legge di Bilancio.

Nella Nota di aggiornamento al Def, i tecnici del bilancio avevano già incorporato un aumento dei contagi. Avevano però anche disegnato uno scenario peggiore, che il ministro Gualtieri sintetizzò in audizione il 13 ottobre con "un aumento molto molto forte" dei contagi "con delle restrizioni molto marcate in Europa, che oggi non è lo scenario più probabile". Nel documento del governo, la descrizione recita: "Si assiste a una recrudescenza dei contagi da Covid-19 in Italia, che interesserebbe i mesi di ottobre, novembre e dicembre dell'anno in corso e il mese di gennaio del 2021. Pur non traducendosi in un secondo blocco integrale delle attività non essenziali, un marcato aumento di contagi e ricoveri ospedalieri renderebbe necessarie la restrizione di alcune forme di mobilità e la limitazione di una serie di attività". In questo caso, la previsione sul Pil di quest'anno scenderebbe al -10,5% e la ripresa per il prossimo si fermerebbe all'1,8 per cento. Il rimbalzo sarebbe quindi rimandato al 2022 (+6,5%). Numeri in linea con quelli dell'Ufficio parlamentare di bilancio, per il quale a seconda della pesantezza della seconda ondata la crescita del Pil del 2020 subirebbe un peggioramento tra circa uno e due punti percentuali e lascerebbe "un’eredità negativa notevole (tra circa tre e sei punti percentuali) sulla variazione annuale del Pil nel 2021".

Nel documento odierno dell'Istat, la variazione acquisita per il 2020 è del -8,2%: è il livello che si registrerebbe immaginando un quarto trimestre senza alcuna variazione.

Anche Francia, Spagna e Germania ripartite in estate

Anche nel resto d'Europa si stanno in queste ore rifacendo i conti del peso dei nuovi lockdown. In mattinata, la Francia ha mostrato un rimbalzo del 18,2% nel terzo trimestre battendo le attese: la seconda economia più grande della zona euro ha visto il Pil recuperare dopo un calo del 13,7% nel secondo trimestre, ha rilevato oggi l'Insee (l'ufficio di statistica francese) in una prima stima. Gli analisti avevano previsto un'espansione del 15%. Anno su anno, il Pil si è contratto del 4,3%. Ciononostante, il ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire, ha anticipato oggi che il governo prevede una contrazione del Pil della Francia dlel'11% nel 2020, contro una precedente stima pari a -10%. "A partire dal 2021, ritroveremo la crescita, che sarà una buona percentuale di crescita", ha detto il ministro su France Inter.

La ripresa estiva si è dimostrata più forte del previsto anche in Spagna, dove il Pil è cresciuto del 16,7% nel terzo trimestre su base congiunturale (gli analisti aspettavano un rimbalzo del 13,5% trimestrale), ma l'economia iberica registra ancora un saldo negativo dell'8,7% rispetto a un anno prima (meglio comunque del -12,2% annuo messo in conto nelle stime).

Discorso simile per la Germania, dove il Pil del terzo periodo dell'anno segna un +8,2% rispetto al trimestre precedente, dal -9,7% del secondo trimestre. Anche in questo caso, la lettura preliminare supera le aspettative degli esperti che avevano stimato una crescita del 7,3%. A differenza di Parigi, Berlino sceglie di rivedere leggermente al rialzo le stime per il 2020: gli esperti si attendono un risultato del -5,5%. Alla fine di agosto le stime erano di un calo del -5,8% del Pil. "È un tempo difficile, ma siamo determinati a gestirlo secondo il principio della solidarietà con i cittadini e con gli imprenditori", ha affermato il ministro dell'economia Peter Altmaier in conferenza stampa.