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Il presidente serbo ha rivelato di essere stato intercettato mentre parlava di calcio

Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Nella prima intervista rilasciata nel 2021, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha affermato che ormai da un anno e mezzo le sue conversazioni telefoniche vengono intercettate, aggiungendo però di non voler rendere note all’opinione pubblica tutte le informazioni al riguardo perché «non vuole danneggiare il suo paese».

Non si sa ancora se le informazioni di cui disporrebbe il presidente Vučić siano giunte alla procura competente e se sia stata aperta un’indagine, né tanto meno si sa chi sia quel soggetto esterno che, secondo Vučić, sarebbe coinvolto nelle intercettazioni, così come a tutt’oggi ancora non sappiamo se le simili dichiarazioni rilasciate da Vučić in passato abbiano mai portato all’apertura di un’indagine.

Pochi giorni dopo quell’intervista, Vučić ha rivelato maggiori dettagli sulla vicenda delle intercettazioni. Ha affermato di aver ricevuto da alcuni agenti di polizia un disco contenente le registrazioni delle sue conversazioni con alcune persone con cui parlava di calcio, aggiungendo che in realtà a essere intercettate sono state quelle persone, e noi lui, in quanto sospettate di essere coinvolte nel traffico di stupefacenti.

Il presidente sostiene però che i suoi amici non abbiano nulla a che fare con le droghe, e alla domanda sulle speculazioni secondo cui anche alcuni alti funzionari dello stato sarebbero coinvolti nello scandalo, Vučić ha laconicamente risposto che tutto verrà a galla.

I rapporti che il presidente Vučić ormai da decenni intrattiene con le tifoserie e con alcuni gruppi di hooligan sono ben noti all’opinione pubblica, per cui non c’è motivo di dubitare quando dice di parlare con i suoi amici di calcio. Questa però non è una storia di calcio.

La vicenda delle intercettazioni è stata subito definita dai collaboratori di Vučić e dai tabloid vicini al regime come un tentato colpo di stato. Dal momento che simili affermazioni, secondo cui la sicurezza del presidente e dello stato sarebbero minacciate, compaiono ogni tot mesi e gli scandali si susseguono uno dopo l’altro senza alcun epilogo, i cittadini hanno ormai dimenticato che negli ultimi otto anni e mezzo, ovvero da quando Vučić è salito al potere, le intercettazioni sono state più volte oggetto di dibattito.

All’inizio di agosto 2019, il presidente Vučić, ospite di una trasmissione televisiva, ha mostrato alcuni documenti su cui era riportata la scritta “segreto di stato”, spiegando che ormai da 25 anni è sottoposto a intercettazioni e sorveglianza da parte dei servizi segreti. Anche in quell’occasione le istituzioni che dovrebbero occuparsi della tutela della sicurezza e della riservatezza dei documenti che Vučić ha portato nello studio televisivo non hanno reagito in alcun modo.

In quel periodo presso l’Alta corte di Belgrado era in corso un procedimento penale contro due ex agenti di polizia che hanno pubblicamente denunciato il fatto che nel 2015, in occasione della commemorazione del ventennale del genocidio di Srebrenica, erano stati inviati a Potočari nell’ambito di un’operazione illegale. A Potočari, dove Vučić era stato aggredito, i due poliziotti dovevano fingersi giornalisti, e in seguito hanno deciso di denunciare pubblicamente l’intera vicenda.

La rivelazione di segreti di stato da parte del presidente Vučić è solo uno degli esempi del cosiddetto controllo dei danni, una strategia a cui il potere ricorre ogni volta che i media indipendenti o alcuni individui portano alla luce uno scandalo. Anche adesso si possono sentire e leggere commenti secondo cui quest’ultimo scandalo delle intercettazioni non sarebbe altro che un tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da alcuni temi molto più scottanti, come il caso Jovanjica.

Alla fine del 2019 è stato scoperto uno dei più grandi casi di criminalità organizzata mai avvenuti in Serbia. Nel nord del paese, su un terreno agricolo dell’azienda Jovanjica , nota per la produzione di ortaggi biologici, sono state trovate 1,6 tonnellate di cannabis. Sul banco degli imputati sono finiti il proprietario del terreno, Predrag Koluvija, accusato di aver organizzato la produzione di cannabis, e nove dei suoi collaboratori. Sono stati arrestati anche alcuni funzionari della polizia e dell’intelligence serba (BIA), sospettati di aver aiutato Koluvija, ed è stato emesso un mandato di cattura nei confronti di un membro dei servizi segreti militari.

Fermato dalla polizia per aver commesso un’infrazione del codice della strada, Koluvija ha mostrato un falso distintivo delle forze dell’ordine, motivo per cui la polizia ha deciso di indagare più a fondo, scoprendo così il vero business di Koluvija. A destare ulteriore sconcerto nell’opinione pubblica sono state alcune rivelazioni rese note da Miroslav Aleksić, all’epoca dei fatti deputato del parlamento serbo eletto tra le fila del Partito popolare (NS), secondo cui durante l’arresto Koluvija avrebbe chiamato Andrej Vučić, fratello del presidente Aleksandar Vučić.

Nell’atto di accusa contro Koluvija si afferma che quest’ultimo incontrava alcuni funzionari statali di alto rango, e l’opinione pubblica ricorda ancora le immagini che mostrano Aleksandar Vulin, l’ex ministro del Lavoro e dell’Impiego, attualmente ministro dell’Interno, durante una visita alle piantagioni dell’azienda Jovanjica.

Il procedimento penale in corso è caratterizzato da numerose controversie, che i media indipendenti trattano in modo dettagliato, mentre i media vicini al presidente Vučić parlano dei presunti colpi di stato e negano l’esistenza di qualsiasi legame tra i vertici dello stato e la criminalità organizzata.

E dai vertici dello stato, ovvero dal presidente, è arrivato un messaggio: all’inizio di questo mese Vučić ha chiesto che due agenti di polizia che hanno partecipato all’arresto di Koluvija venissero sottoposti, per la terza volta, alla prova del poligrafo, dicendosi sconcertato per il fatto che – come ha affermato – alcuni media parlino dei due agenti come se fossero eroi.

È molto difficile per i giornalisti capire cosa stia accadendo all’interno del Partito progressista serbo (SNS) di Vučić, ma si intravedono le spaccature tra fazioni contrapposte e alcuni media ne parlano, pur trattandosi di informazioni ufficiose. Al momento della scoperta della piantagione di cannabis di Jovanjica il ministro dell’Interno era Nebojša Stefanović.

Stefanović è coinvolto in uno dei più grandi scandali corruzione attualmente in atto, legato al traffico di armi prodotte dall’azienda Krušik, in cui il padre di Stefanović ha funto da intermediario.

Poco dopo lo scoppio dello scandalo Krušik è stata scoperta la piantagione di cannabis dell’azienda Jovanjica, che fino ad allora aveva più volte ricevuto incentivi statali per la coltivazione di pomodori e cetrioli biologici. Già allora, Stefanović, attualmente ministro della Difesa, si era dimostrato molto riluttante a rilasciare dichiarazioni, come lo è anche oggi riguardo allo scandalo delle intercettazioni. Pochi giorni dopo che il presidente Vučić ha reso noto di essere stato sottoposto ad intercettazioni, Stefanović – su cui ricadrebbe la maggiore responsabilità per le intercettazioni dato che all’epoca era ministro dell’Interno – ha rilasciato una breve intervista in cui ha affermato che alcune persone evidentemente hanno abusato dei loro poteri e funzioni e che è importante che vengano identificate.

Alcuni analisti speculano su un possibile scontro all’interno dell’SNS tra Stefanović e Andrej Vučić che, pur essendo sempre rimasto all’ombra, è molto influente. Nonostante il governo abbia smentito tali speculazioni, molti scandali suggeriscono l’esistenza di un legame tra potere politico e criminalità organizzata, e il fatto che nessuno di questi scandali abbia avuto un epilogo giudiziario lascia intendere che è in corso un tentativo da parte della leadership al potere di esercitare controllo sui propri membri e mantenere le posizioni acquisite.

Così anche le affermazioni confuse di Vučić sulle intercettazioni a cui sarebbe stato sottoposto mentre parlava di calcio con i suoi amici vengono interpretate da una parte dell’opinione pubblica non tanto come un tentativo di inviare un messaggio a una delle correnti all’interno del suo partito o ai servizi segreti, quanto piuttosto come un discorso rivolto ai cittadini serbi che sono ormai anestetizzati dai costanti colpi di stato, nemici interni e complotti internazionali denunciati dal presidente serbo.

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