Italy

Il problema mai risolto  della legge elettorale

Caro direttore,
siamo abituati al cambiamento della legge elettorale in ogni legislatura, anche in questo caso le ipotesi di riforma prevedono un ritorno al proporzionale e la reintroduzione delle preferenze. Anche lei ricorderà le discussioni infinite e le ragioni che, in passato, furono alla base del cambiamento della legge elettorale in senso maggioritario e l’abolizione delle preferenze: forse quelle ragioni non sono più valide? La nostra politica, forse, cerca la legge elettorale perfetta ? Credo che l’errore sia nell’obiettivo che si pone la politica: se l’obiettivo è cercare di vincere o non fare vincere le elezioni successive agli avversari, occorre cambiare la legge elettorale; se invece l’obiettivo è la governabilità e non cambiare governo ogni anno, la soluzione è semplice. Basterebbe chiarire l’obiettivo ai cittadini!
Sergio Guadagnolo

Caro signor Guadagnolo,
Il tema della legge elettorale è sempre all’ordine del giorno e si rischia di diventare noiosi nel ripetere alcune semplici considerazioni. Eppure di riforma dovremo certamente occuparci nelle prossime settimane. Il problema non è banale né appartiene solo ai malati del «politichese». Perché da una buona legge elettorale dipende la rappresentanza dei cittadini, la selezione e la qualità della classe politica e la capacità di governo. E tutti sappiamo quanto avremo bisogno di tutti questi elementi per gestire l’uscita dalla crisi provocata dal coronavirus e spendere nel modo giusto i miliardi che arriveranno grazie agli aiuti europei.
Una legge elettorale, secondo la mia opinione, dovrebbe essere approvata a larghissima maggioranza, perché riguarda le regole del gioco, e dovrebbe essere cambiata il meno possibile. Ha perfettamente ragione: non si può utilizzarla in ogni legislatura per impedire al proprio avversario di vincere; oppure disegnarla in modo da favorire i partiti al momento in maggioranza. Dovrebbe poi combinare la giusta rappresentanza dei cittadini e la loro possibilità di scegliere i rappresentanti (senza farseli imporre dai partiti) con l’indicazione di una chiara maggioranza di governo. Il ritorno al proporzionale è quasi la negazione di tutti questi elementi. C’è una riforma semplice, già funzionante in altri Paesi (e nell’elezione dei nostri sindaci): è il doppio turno in cui si esprime nel primo passaggio la propria preferenza di partito e nel secondo la preferenza per una coalizione di governo, scegliendo il candidato meno lontano (quando non è in gara quello appartenente al proprio partito). Tutto ragionevole ed efficace. Proprio per questo non passerà.

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