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Il questore di Padova, Fusiello: «C’è una insofferenza diffusa con rischio di violenze»

PADOVA. Rigore e umanità, tutela della salute ma anche dell’economia. Severità nei confronti dei furbi, ma comprensione per chi sbaglia in buona fede, per paura o per disperazione. E poi ricerca del dialogo, come antidoto alla violenza. Tutto questo devono avere, e fare, le forze dell’ordine in questo secondo anno di pandemia. Perché far applicare le leggi non basta mai, ma adesso - se possibile - anche meno.

«C’è stanchezza in giro», ammonisce il questore Isabella Fusiello, nel giorno del 169° anniversario della fondazione della Polizia. «Assistiamo alle prime contestazioni in piazza, in giro per l’Italia. E Padova non ne sarà esente, i primi segnali si vedono già. Cerchiamo di fare in modo che non sfocino nella violenza».

Per il secondo anno il compleanno della Polizia si celebra nel modo più sobrio possibile. Il questore, insieme al vice prefetto vicario, Luigi Vitetti, rende onore ai Caduti della Polizia depositando una corona di alloro ai piedi della lapide posta in piazzetta Palatucci, proprio di fronte alla questura. Il cappellano don Ulisse Zaggia benedice. Non c’è pubblico, solo i dirigenti degli uffici.

Festa della Polizia a Padova. Il questore: reati in calo, ma attenti alla tensione sociale

«Ci sarebbe piaciuto celebrare in un altro modo», dice il questore, «con un altro spirito e altre modalità, magari in una piazza della città, fra i nostri concittadini che sono la ragione della nostra presenza. Ma proprio la salvaguardia della salute della comunità impone di celebrare l’anniversario in forma simbolica. Più che un festeggiamento, dunque, è un momento di riflessione sul ruolo che siamo chiamati a interpretare, perché oggi più che mai dobbiamo essere, e siamo, un punto di riferimento per le nostre comunità».

Lo dice alle donne e agli uomini della Polizia, il questore Fusiello, e lo ripeterà più tardi in conferenza stampa: «Oggi dobbiamo essere ancora quelli che fanno rispettare le leggi, ma anche capaci di interpretare il disagio e lo smarrimento che stanno attraversando i nostri concittadini, così da poter essere al loro fianco. Questa pandemia», aggiunge, «non ha diffuso solo un virus, ma anche un senso di disorientamento.

Isabella Fusiello cita il sociologo Bauman: «La paura più temibile è la paura diffusa, sparsa, indistinta, libera, disancorata, fluttuante, priva di un indirizzo o di una causa chiari; la paura che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque ma non si mostra mai chiaramente». E aggiunge: «Oggi siamo chiamati a essere compagni di viaggio dei nostri concittadini in quella che si preannuncia una maratona, con lunghe salite». Sarà forte, davanti ai cronisti, anche l’invito al dialogo, rivolto soprattutto alle categorie economiche che sempre più spesso scendono in piazza: «Fino a ora c’è sempre stato molto rispetto. Gli organizzatori sono i primi a cercare un confronto perché tutto vada liscio. E noi sappiamo quanto è importante che la loro protesta abbia visibilità, nel rispetto delle regole». Ma l’insofferenza cresce, dappertutto. I segnali non mancano. E il questore sa che può bastare una scintilla per innescare incendi pericolosi. «Ai miei operatori raccomando di essere umani», racconta lei. «L’anno scorso era più facile gestire la situazione. Nel lockdown la città era deserta, in giro non trovavi nessuno. Ora, con le zone e i colori, è tutto diverso. E c’è una stanchezza diffusa. Siamo i primi a sapere quanto può essere pesante una multa da 500 o da mille euro per chi attraversa un momento difficile, ci vuole comprensione. Severità nei confronti di chi fa il furbo, ma umanità di fronte a situazioni eccezionali». Bisogna saperle riconoscere, affrontarle con il giusto tatto. Ma il questore è sicuro che la Polizia sa come ci si comporta. «Il nostro motto è Esserci sempre e infatti ci siamo. Legati alla comunità con cui speriamo di fare festa l’anno prossimo». —


 

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