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Il regista D’Alatri: “Non mi fanno fare Il commissario Ricciardi 2, in gioco onestà e dignità”

Colpo di scena per la serie Il Commissario Ricciardi. Alessandro D'Alatri non sarà il regista della seconda stagione. Lo ha annunciato lui stesso mentre si trovava al Terni Film Festival. Nelle dichiarazioni riportata da TPI, Alessandro D'Alatri ha dichiarato che non lo avrebbero interpellato per girare i nuovi episodi della serie tv con Lino Guanciale tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni. Eppure, la prima stagione aveva riscosso enorme successo ed era stata accolta con favore anche dalla critica.

Il commissario Ricciardi 2: cambia il regista

In un'intervista rilasciata a Fanpage.it, Alessandro D'Alatri in merito all'eventualità di occuparsi della regia della seconda stagione, aveva dichiarato: “Non so cosa succederà, con il libero mercato non si può mai sapere. Io, il mio lavoro contrattualmente l’ho concluso”. A tre mesi di distanza sembra che la situazione si sia ormai delineata. A TPI, che rimarcava la grande qualità della prima stagione, ha replicato:

Infatti non me lo fanno rifare. […] Il successo di Ricciardi è stato il prodotto di una fatica inenarrabile: la qualità riconosciuta da tutti veniva da un combattimento quotidiano per difendere i libri di Maurizio De Giovanni. È stato un percorso tutt’altro che facile, perché portare in prima serata un film ambientato negli anni ’30, con atmosfere dark e una Napoli inedita sembrava una cosa molto pesante. Io ci ho creduto, ho lottato, e infatti adesso non farò la seconda stagione”.

Perché D'Alatri avrebbe comunque rifiutato la regia

Non c'è speranza che le cose cambino, anche perché D'Alatri ha chiarito che anche se dovessero decidere improvvisamente di fargli dirigere anche la seconda stagione de Il Commissario Ricciardi, la sua risposta sarebbe un secco no:

“Non me l’hanno proposta, ma anche se me l’avessero proposta non l’avrei fatta, perché le condizioni in cui ho lavorato non sono ripercorribili. Ho chiuso. Ci sono dei valori, nella vita che non sono commerciabili, non c’è patteggiamento. Quando sono in gioco l’onestà, la stima e la dignità io sono il primo a fare le valigie e andarmene. Ma è l’ennesima volta che faccio una cosa fatta bene e devo pagarla: è una condanna che mi porto avanti, e per me è diventata una bandiera”.

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