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Il "segreto" in una parola: ecco cosa ha detto Ratzinger

Dice lo scrittore Jón Kalman Stefánsson che le parole sanno essere "proiettili" ma anche "squadre di soccorso". Una parola, in particolare, scelta da Joseph Ratzinger per la sua intervista all'Herder Korrespondenz può essere l'uno e l'altro. Un "proiettile", per chi ritiene che la Chiesa cattolica debba "mondanizzarsi". Ma una "squadra di soccorso" per chi sta cercando di evitare che l'abbraccio al mondo stritoli la tradizione.

Entweltisierung è un termine tedesco che può essere oscuro a molti. Ma il concetto espresso dal pontefice emerito, con una delle tante coniugazioni heideggeriane, è che le istituzioni ecclesiastiche debbano "demondanizzarsi". È da questa idea che l'ex vescovo di Roma è partito per avvertire nuovamente la comunità cattolica.

Se è vero che Benedetto XVI ha voluto lanciare un segnale alla Chiesa tedesca e al suo "Concilio interno", allora è vero pure che, con "demondanizzarsi", Joseph Ratzinger ha sintetizzato alcune sue note critiche. Nel testo"Dal Profondo del Nostro Cuore", il Papa emerito ha già detto tutto sull'abolizione del celibato sacerdotale, che è parte del "programma elettorale" progressista per il futuro prossimo. Diventa pertanto quasi inutile chiedersi come il teologo tedesco giudichi le altre istanze cavalcate da sinistra. La Germania è un laboratorio del cattolicesimo che verrà. E l'Emerito sembra fare un tentativo di porre una rigida barriera tra certe intenzioni e la dottrina ufficiale.

La sua influenza non è in discussione. Altrimenti perché prendere parte al dibattito? Quel Entweltisierung non è solo una precisa scelta linguistica, ma una disamina profonda sullo stato di salute della Chiesa. Perché se la Chiesa cattolica non fosse "mondana", non avrebbe bisogno d'innestare la marcia indietro. Ecco dunque il "proiettile" che andavamo cercando, la radiografia che l'Emerito ha in mente.

Chi segue Francesco sa che Ratzinger non è un critico solitario del rapporto tra fede e mondanità. Uno degli ultimi appelli del Santo Padre è quello di maggio 2020: la mondanità - ha detto Bergoglio in quella circostanza - è "capace di odiare e distruggere Gesù e i suoi discepoli, anzi di corromperli, di corrompere la Chiesa". È successo altre volte che il Papa se la prendesse con l'atteggiamento di chi tende a guardare in basso. Spesso Bergoglio correla la "mondanità" con il "clericalismo", un altro avversario dell'impostazione del gesuita.

Accezioni e significati possono non essere identici. Se Bergoglio e Ratzinger mirano agli stessi obiettivi, il primo preferisce la strada della prassi e della pastorale popolare, l'altro quella della riflessione teologico-filosofica. È il bello di dover raccontare un Papa regnante e un Papa emerito.

Poi c'è l'arte d'intepretare: Ratzinger, per alcuni commentatori, si riferisce, con "mondanità", alle spinte che vorrebbero una Chiesa sempre più simile a una Ong e sempre meno legata alle questioni spirituali. Bergoglio, attaccando la mondanità, ne farebbe una questione pratica, anzitutto di trasparenza. E quindi Ratzinger sarebbe il teorico del "demondanizzarsi", mentre Bergoglio ne sarebbe un indiretto fautore. Perché lo sguardo del regnante sarebbe rivolto, al pari del vituperato "spiritualismo mondano", troppo lontano dallo spirito. Una rapida cernita delle critiche sollevate a Francesco in questi anni confermano l'esistenza di questa narrativa.

Entweltisierung può essere però anche una "squadra di soccorso", come abbiamo detto. Papa Francesco sarà a breve chiamato al confronto con chi sta "camminando" nel Sinodo tedesco. Il Concilio interno terminerà e le richieste discusse durante i lavori verranno portate all'attenzione della Santa Sede e del suo titolare. Sappiamo che esistono velleità da decisioni vincolanti che chi ha organizzato l'appuntamento sinodale vorrebbe adottare. Se Bergoglio tirasse fuori la questione della "mondanità" per rigettare tutte o quasi le richieste dei tedeschi, soprattutto quelle più sconvolgenti per la dottrina, sarebbe naturale. Del resto Francesco, quando si è rivolto al "popolo di Dio che è in cammino in Germania", alle soglie del Sinodo, ha lasciato per terra qualche granello.

Nella sua lettera del 2019, il vescovo di Roma scriveva che "seguendo questo cammino (quello di una riorganizzazione complessiva, con "cambiamenti" e "rammendi", ndr) la vita ecclesiale potrebbe eliminare tensioni, stare "in ordine e in sintonia", ma significherebbe solo, con il tempo, addormentare e addomesticare il cuore del nostro popolo e diminuire, fino a farla tacere, la forza vitale ed evangelica che lo Spirito vuole donare. "Questo sarebbe il peccato più grande di mondanità e di spirito mondano anti-evangelico", annotava Francesco, autocitandosi. "Si avrebbe un buon corpo ecclesiale ben organizzato e persino "modernizzato", ma senza anima e novità evangelica", aggiungeva.

Certo, qualcuno dirà che il "bergoglianesimo" stesso è la base da cui muove la cosiddetta rivoluzione tedesca. Ma prima di sentenziare, consiglieremmo di attendere l'esito: il Papa ha già detto di "no" ai viri probati, alle diaconesse, all'abolizione del celibato ed ad altri tentativi di sdoganamento. La rivoluzione che molti invocavano a sinistra non c'è stata. Mentre il richiamo di Ratzinger, come detto, potrebbe essere un sostegno fondamentale alle intenzione meno mediatiche ma profonde promosse da Francesco.

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