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Il tenero Gallera giura che nessuno è stato contagiato dal Coronavirus nelle RSA lombarde per la delibera della Regione

Qualche giorno fa Giulio Gallera ha improvvisamente scoperto che, al contrario di quello che sostenevano da giorni lui e Fontana, la Regione Lombardia, così come il governo, poteva istituire la zona rossa nel Bergamasco sua sponte. Il tutto era scritto nel testo che regola i rapporti tra gli assessorati regionali alla salute e l’esecutivo, ma evidentemente l’assessore al Welfare della Lombardia non l’aveva ancora letto. Ognuno ha i suoi tempi.

Il tenero Gallera giura che nessuno è stato contagiato dal Coronavirus nelle RSA lombarde per la delibera della Regione

Ora, attenzione: oggi nel corso del consueto Messaggio alla Nazione Permaflex che viene impropriamente chiamato conferenza stampa, Gallera ha dichiarato che “Non c’è stata alcuna contaminazione” da Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 dai pazienti in seguito al trasferimento dagli ospedali nelle RSA, ovvero nelle case di riposo, deciso da Regione Lombardia con la delibera numero XI/2906, 8 marzo 2020. Secondo invece Luca Degani, presidente di un’associazione che riunisce 400 case di riposo in Lombardia, quella delibera ha invece portato il Coronavirus nelle RSA. Gallera, però, e qui già andiamo nello psichedelico, ha anche detto di aver nominato una commissione che “valuterà quanto successo nelle RSA della Lombardia”, spiegando che  si tratta di “una commissione di altissimo valore, autonoma e indipendente” che godrà della “massima libertà anche sulle singole strutture” per capire cosa hanno fatto i gestori delle rsa “che sono strutture private o fondazioni afferenti a enti locali quindi ai Comuni”. “Alla Regione – ha aggiunto – spettano le linee guida, che Regione ha fatto in maniera ampia con la delibera del 30 marzo, e di sorveglianza, e verrà valutata anche questa”.

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La delibera della Regione Lombardia

L’annuncio di Gallera però fa sorgere subito due domande. La prima: ma se non è successo niente nelle RSA perché si nomina una commissione per capire cosa è successo nelle RSA? La seconda: ma se la commissione che deve indagare su cosa è successo dopo l’ordinanza della Regione Lombardia viene nominata dalla Regione Lombardia non sarà come quell’oste a cui si chiede se il vino è buono? In ultimo, verrebbe da chiedere all’assessore come si sia accertato del fatto che nessun ospite di una RSA sia stato contagiato in seguito al trasporto dei pazienti COVID nelle case di riposo. Nel senso: sarà sicuramente vero che quei pazienti “sono stati gestiti isolandoli da tutti gli altri”, come dice lui, ma intanto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha detto oggi nel corso della conferenza stampa odierna sull’aggiornamento dell’andamento epidemiologico del Covid-19 che “sono 1.822 i decessi nelle Rsa della Regione Lombardia”. Milleottocentoventidue decessi (non contagiati, eh?) e Gallera si è già accertato di come si sono infettati ognuno di questi?

I morti nelle case di riposo in Lombardia

Ora, l’ISS dà questi numeri perché ha avviato un’indagine e la prima rilevazione già diceva che in zona era deceduto il 6,8% degli ospiti a dispetto di una media nazionale del 3,1%. C’è però un altro problema. Durante l’indagine l’Istituto ha anche chiesto quali sono stati i problemi principali in questo periodo e in quasi il 90% dei casi si cita la carenza di dispositivi di protezione individuale. Ovvero mascherine e guanti, la cui assenza era stata denunciata per tempo da Bergamaschini:

Il professor Luigi Bergamaschini, geriatra fra i più qualificati di Milano, ha subìto il 3 marzo un provvedimento di esonero perché colpevole di autorizzare l’uso delle mascherine chirurgiche al personale alle sue dipendenze. Il giorno stesso del suo allontanamento forzato è stato fatto esplicito divieto a medici e paramedici di indossarle. Le ripetute diffide sindacali che parlano apertamente di “gestione sconsiderata dell’emergenza” hanno indotto la Procura di Milano ad aprire un’inchiesta “Modello 44” a carico di ignoti.

Ma il delegato Cgil della Rsu, Pietro La Grassa, non esita a indicare il nome e il cognome del direttore generale del Pat, Giuseppe Calicchio, prescelto dalla Regione Lombardia, in carica dal primo gennaio 2019. “Il filosofo”, lo chiama, perché in effetti quello è l’unico titolo universitario che Calicchio indica nel curriculum. Di lui è noto semmai il legame con l’assessore regionale alle Politiche sociali, Stefano Bolognini, cerchia ristretta di Salvini, al cui fianco Bolognini si trovava anche l’estate scorsa al Papeete di Milano Marittima.

giulio gallera attilio fontana

Giusto a titolo di esempio vale la pena ricordare che alcune indagini sono in corso sull’Istituto Palazzolo Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano (“nessuna negligenza in contagi del personale“, ha sempre ribadito l’istituto), su una ‘casa famiglia’ di Affori, quartiere di Milano, ma anche su altre Rsa del milanese, tra cui una nel quartiere Corvetto. “In tanti anni di servizio – ha raccontato all’ANSA un’operatrice socio sanitaria della Rsa Virgilio Ferrari di Milano – non ho mai visto una situazione del genere. Nell’ultimo mese sono morti circa 40 pazienti”. Già a fine febbraio, ha spiegato, “abbiamo mandato una mail alla direzione tramite il sindacato per chiedere la disinfezione dei locali e di fornirci i presidi sanitari. Dopo un bel po’ di giorni hanno iniziato a darci le mascherine”. E siccome, lo sappiamo, senza mascherine e guanti si rischia di contagiare qualcuno (e a volte anche avendoli), Gallera potrebbe giurare che la mancanza di qualche dispositivo di protezione individuale non abbia acceso focolai in qualche casa di riposo? Ed è sicuro che la decisione (di Regione Lombardia) di riaprire gli ospizi dopo l’allarme a Codogno non possa aver causato qualche altro piccolo problema in tal senso? Verrebbe da chiedergli se è così sicuro da giocarcisi il posto di assessore. Se non fosse che lui e Fontana, in realtà, se lo stanno già giocando.

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