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Immigrati, gli italiani ne hanno meno paura. Ora li spaventa più il Covid

Minacciati dal coronavirus, un potente nemico senza volto, gli italiani hanno perso (o, almeno, ridimensionato) la paura e la diffidenza nei confronti degli immigrati: lo dimostrano i risultati di un recente sondaggio di Demos. La percentuale di chi ritiene che gli immigrati costituiscano un pericolo per l’ordine pubblico e per la sicurezza si è quasi dimezzata: dal 46% del 2017 al 27% di adesso. Oggi il 52% degli italiani vede di buon occhio l’accoglienza nei confronti dei profughi e dei migranti, e la domanda di respingimenti si è ridimensionata.

Tanto che il «possibile arrivo di profughi in Italia» dall’Afghanistan conquistato dai talebani è l’ultima delle preoccupazioni espresse dagli italiani.

Che cosa è cambiato in questi (pochi) anni, nella percezione dei nostri connazionali? Intanto, è aumentata la consapevolezza di quanto gli immigrati rappresentino una parte della società necessaria all’economia, una vera risorsa. Molte attività manuali, ma anche l’assistenza domestica agli anziani sono svolte quasi esclusivamente dai cittadini stranieri, che rappresentano una importante risorsa.

Poi, appunto, il Covid è balzato «al centro» dei pensieri e delle paure di tutti gli europei e anche degli italiani (è il «problema più serio» per il 26% dei nostri connazionali), «mentre si sono ridimensionate le preoccupazioni divenute “genetiche” nella nostra società. Per prima e soprattutto l’inefficienza e la corruzione. Il marchio del sentimento politico e del risentimento sociale degli ultimi vent’anni. Insieme alla criminalità. Queste “paure” non sono svanite. Anzi, negli ultimi mesi si sono ri-proposte. Ma non sembrano in grado di “travolgerci”. Perché in questa fase ci sentiamo in grado di sostenerle», spiegano gli autori della rilevazione.

Se nei mesi della pandemia il tema dell’immigrazione è passato in secondo piano, sovrastato da altre emergenze, i dati dell’indagine segnalano come significative componenti dell’opinione pubblica europea rimangano molto «reattive» sulla questione. Del resto, i flussi migratori, nel corso del 2021, hanno nuovamente accelerato.

«Ci sentiamo in grado di “resistere”. Soprattutto da quando siamo “in compagnia del virus”. Il nostro “nemico” quotidiano. Che è dovunque. Vicino a noi. Intorno a noi. Ci preoccupa molto, ovviamente. Ma ci ha dato e ci dà anche dei buoni motivi per spostare sullo sfondo le altre paure».

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