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In Italia mai così tante foreste da secoli. E il futuro è nelle biocities

ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGLI ULTIMI DATI FAO

Da alcuni decenni però si è inserita una variabile impazzita: i cambiamenti climatici, il vero nemico delle nostre foreste, che porta incendi e parassiti

di Gabriele Meoni

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(Pixtal / AGF)

Da alcuni decenni però si è inserita una variabile impazzita: i cambiamenti climatici, il vero nemico delle nostre foreste, che porta incendi e parassiti

4' di lettura

L’Italia è sempre più verde, boschi e foreste avanzano inarrestabili e si impossessano delle campagne abbandonate. Lo conferma l’ultima mappatura nazionale condotta dalle autorità italiane e appena resa pubblica nell’ambito della revisione quinquennale del patrimonio forestale mondiale da parte della Fao (il Global Forest Resources Assessment, FRA 2020 per gli addetti ai lavori).

I dati, un’anteprima dell’Inventario nazionale delle foreste che sarà presentato a fine anno, registrano l’andamento della superficie boschiva dal 2015 al 2020. Messi a punto da un gruppo di lavoro formato da Istat, Crea, Carabinieri Forestali e Sisef coordinato dalla Direzione generale Foreste del ministero delle Politiche agricole, confermano il trend di lungo periodo: negli ultimi 5 anni le foreste italiane hanno continuato a espandersi, guadagnando 255mila ettari, qualcosa come l’intera provincia di Pesaro e Urbino. Oggi occupano ben 11,4 milioni di ettari, quasi il 40% della superficie nazionale: 9,4 milioni sono foreste, 1,8 milioni altre aree boscate, ecosistemi assimilabili alle foreste come la macchia mediterranea. L’incremento percentuale nel quinquennio è del 2,8%, negli ultimi trent’anni del 25% e negli ultimi 80 addirittura del 75 per cento.

Mai cosi tante foreste da secoli

Il Sole 24 Ore ha chiesto di commentare il FRA 2020 a Enrico Pompei, responsabile del Dipartimento politiche forestali nazionali e internazionali del Ministero delle politiche agricole (Mipaaf). «Le foreste italiane - spiega Pompei - occupano un’area molto grande rispetto al passato quando l'agricoltura veniva praticata anche in zone estreme, come nel periodo dell'autarchia. Difficile indicare una data precisa ma penso che dobbiamo tornare indietro di qualche secolo per trovare una superficie così vasta».

Incuranti dell’espansione delle aree urbane, boschi e foreste continuano dunque la loro progressione, sfruttando l’abbandono delle zone montane e dei terreni agricoli. Un fenomeno esploso negli anni del Miracolo Italiano - quando un popolo ancora in buona parte contadino migrò verso le città e le fabbriche - ma non ancora concluso.Il trend vale per tutte le provincie italiane ed europee con la sola eccezione per l’Italia di quella di Bolzano che da tempo finanzia l’agricoltura di montagna e dunque non ha assistito all’abbandono dei terreni.

L’AVANZATA DI BOSCHI E FORESTE

Boschi nuovi, che vanno gestiti

Il nostro patrimonio forestale insomma cresce, è ricco e variegato ma proprio per questa sua complessità va gestito. «I boschi e le foreste cresciuti negli ultimi anni - spiega il dirigente del Mipaaf - sono nuovi, frutto di abbandono, e dunque non soggetti a una gestione diretta, a una conservazione regolare. E poiché sono zone ex agricole e quindi vicine ad aree antropizzate, sono più soggette a incendi. Per questo hanno più che mai bisogno di una gestione forestale sostenibile, vanno governati, non certo lasciati soli».

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