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In Siberia la setta del «Nuovo Gesù» fa seguaci: «La natura guarisce»

Dalla setta australiana detta «Chiesa della Salute», finita in un’inchiesta per avere venduto come «Miracolosa soluzione minerale» anti-Covid una bibita a base di candeggina; alla Corea del Sud, dove i seguaci del culto Shincheonji, 300 mila persone in tutto il Paese, sono stati tra le comunità più colpite dal Covid, per le loro abitudini sociali e per l’omertà del loro leader, che a marzo ha chiesto scusa in ginocchio. Le sette e i culti religiosi di tutto il mondo sono stati particolarmente coinvolti dal Covid-19, vissuto da molti come un evento messianico, una piaga biblica o — la definizione è dei Testimoni di Geova — come un «avvicinarsi della fine dei tempi». C’è solo un movimento religioso, in Siberia, che fino ad ora ha garantito l’immunità dal contagio ai suoi adepti: i 4 mila seguaci di Vissarione, il «Gesù Cristo siberiano», avrebbero visto triplicare le richieste di unirsi alla comunità che offre allo stesso tempo un sollievo spirituale in un frangente difficile e uno stile di vita separatista, privo di contatti con l’esterno e dunque per ora esente dal coronavirus che flagella invece il resto della Russia.

Il culto

Il culto di Gesù Cristo Vissarion, o «Chiesa dell’Ultimo Testamento», ha una storia ventennale: fondato nel 1991, in pieno vuoto ideologico post-caduta dell’Urss, da un ex poliziotto oggi 62enne. Sergei Anatolevic Torop si ritiene l’incarnazione di Cristo. Lo credono anche, a oggi, 4 mila seguaci — ma sparsi nel mondo ce ne sono circa 10 mila — che vivono con lui in un villaggio remoto nella taiga siberiana, vicino a Petropavlovka, con uno stile di vita che combina veganesimo, credenza nella reincarnazione, elementi della chiesa ortodossa e stile di vit comunitario. L’opposto cioè delle regole dei confinamenti in vigore in tutto il mondo: a Tiberkul — così si chiama la comunità dei Vissarioniti — ci si tiene per mano, si prega in cerchio, si sta vicini e si condividono pasti e lavoro. Ma la segregazione totale della comunità, isolata nella taiga, rende i vissarioniti uno dei pochi gruppi al mondo finora non toccati dall’emergenza Covid. Forse anche per questo «le richieste di unirsi a noi sono triplicate»: parola del braccio destro di Vissarion, Vadim Redkim, ex batterista di un gruppo rock che ora fa parte della comunità e redige ogni anno, dal 1992, un capitolo del cosiddetto Ultimo Testamento, libro sacro dei vissarioniti che compendia di anno in anno le gesta del loro Messia.

La risposta della natura

Ma non c’è solo il desiderio di uno stile di vita contemporaneamente immune dal Covid-19 e non privo di contatti umani, a portare gente «da tutta Europa, dall’Asia, dalle Americhe» a scrivere in queste settimane a Vissarion, chiedendo di aderire al culto. La matrice del credo guidato da Torop è radicalmente ecologista, e la credenza diffusa nel mondo che la pandemia sia un sistema della natura per «curarsi» dalle ferite inflitte dall’uomo è a Tiberkul una certezza. «La natura sta guarendo» è un mantra per i seguaci di Vissarion, divisi in una ventina di insediamenti rurali. Atecnologici, tradizionalisti, monogami, i vissarioniti vivevano già prima in modo molto simile a quello prescritto ora dalle regole del confinamento. «E anche le forze dell’ordine ci hanno dato tregua», spiega Redkim: a febbraio, come parte di una stretta governativa sui culti diversi dalla Chiesa ortodossa russa, la «Dimora dell’Alba», cioè il quartier generale della setta, dove abitano circa 200 fedelissimi e lo stesso leader, era stato perquisito dalla polizia alla ricerca di prove per un’inchiesta aperta per lavoro forzato e abusi sessuali. «Oggi nessuno viene fin qui a dirci di seguire un lockdown», ha detto Redkim. «Il confinamento per noi è soltanto una benedizione».

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