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Inchiesta sul Cie di Gradisca, finanziere accusato di falso

Al militare, in servizio a Tarcento, sono state contestate irregolarità nell’analisi dei tabulati telefonici. Rebus prescrizione

GORIZIAÈ stato indagato nel corso del processo relativo alla gestione dei rifugiati al Cie e Cara di Gradisca d’Isonzo, teste principale del procedimento, tanto che nel prosieguo dell’esame da parte del pubblico ministero e del successivo controesame delle parti, s’era proceduto all’ascolto in veste di testimone assistito, accompagnato da un proprio difensore. Ora per Roberto Martinuzzo, della Guardia di Finanza di Tarcento, lo scorso martedì, al Tribunale di Gorizia, s’è tenuta l’udienza in Camera di Consiglio davanti al gip Flavia Mangiante. A carico del finanziere ci sono ipotesi di accusa diverse, tra cui falso ideologico di pubblico ufficiale in atti pubblici, falsa testimonianza, diffamazione. Tutto gira attorno all’analisi di tabulati telefonici cartacei, nell’ambito delle indagini della Gdf tarcentina relative al Centro per i migranti.

L’udienza di martedì è stata subito contrassegnata dalla richiesta di archiviazione da parte del pm Laura Collini e del procuratore Massimo Lia per intervenuta prescrizione dei reati contestati. Ad opporsi è stato l’avvocato Serena Gasperini, del Foro di Roma, in rappresentanza di chi ha presentato denuncia nei confronti di Martinuzzo, mai indagato, né coinvolto nel “processo delle assoluzioni”, e pure sentitosi chiamare in causa dal finanziere. Il gip s’è riservato la decisione. Martinuzzo aveva condotto le indagini in ordine alla vicenda Cie-Cara per la quale, lo scorso 17 giugno, il Collegio composto dai giudici Cristina Arban, Sergio Antonio Prestianni, Francesca De Mitri, aveva pronunciato l’assoluzione perché il fatto non sussiste nei confronti di tutti gli 11 imputati e dell’ex Consorzio Connecting People (ora Aretè), in ordine alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Un processo, frutto di procedimenti riunificati, relativi al periodo 2011-2013, articolatosi in oltre 40 udienze.

È lo stesso procedimento che aveva coinvolto rappresentanti dello Stato e funzionari, fino a confluire nell’avocazione da parte della Procura generale, culminata nell’archiviazione per le posizioni dell’attuale prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, già prefetto a Udine, dei vice prefetti Gloria Sandra Allegretto e Antonio Spoldi, come avvenuto, in un percorso separato, per i prefetti Maria Augusta Marrosu e Romano Fusco.

In udienza, martedì, la difesa dell’indagato, ha ricondotto la questione ad una sorta di errore. Sul tappeto c’è un aspetto specifico, che riporta alla testimonianza resa da Martinuzzo al processo Cie-Cara in ordine alle telefonate tra soggetti diversi. Allora il finanziere, avvalendosi di un’annotazione, le aveva enumerate, indicando le rispettive durate temporali. Aveva inoltre chiamato in causa proprio colui che lo ha poi denunciato. La Polizia giudiziaria goriziana aveva pertanto acquisito e analizzato i tabulati telefonici comparandoli alla testimonianza del finanziere.

Lo scorso luglio, a conclusione delle indagini, la Procura ha quindi contestato i reati di falsa testimonianza, falso ideologico e diffamazione.

Al procedimento ha fatto riferimento il Collegio Arban-Prestianni-De Mitri all’interno delle motivazioni alla sentenza assolutoria, depositate lo scorso settembre. Circa la posizione giuridica di Martinuzzo, il Collegio ha scritto: «Se nelle prime udienze egli era semplice testimone, nel corso del processo è stato iscritto nei suoi confronti un procedimento di indagine. Pertanto, a partire dall’udienza del 26 novembre 2020, quando ancora si stava svolgendo l’esame diretto del pubblico ministero, Martinuzzo è stato escusso nella veste di teste assistito. Va da sè che, trattandosi di una testimonianza da considerare nel suo complesso, essa andrà valutata con gli opportuni riscontri».

L’avvocato Gasperini ha affermato: «Al di là della decisione del giudice in merito all’archiviazione, rimane la conferma della Procura di Gorizia circa le responsabilità di Martinuzzo. Di mezzo c’è andato il mio assistito, ma anche gli imputati finiti assolti».

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