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Inchiesta sulla droga dello stupro, le intercettazioni: “Ce stava il senatore che je servivi”

“Ce stava il senatore che je servivi…”. Ci sono anche un politico e un funzionario dell’Ater regionale tra gli insospettabili coinvolti nell’inchiesta dei carabinieri del Nas e della Procura di Roma sulla droga dello stupro e altre sostanze nel dark web. Le intercettazioni ne hanno svelato il retroscena.

L'inchiesta condotta dai carabinieri del Nas e dalla Procura di Roma ha portato alla luce una compravendita di droga dello stupro e di altre sostanze stupefacenti tramite il dark web. Nell'ambito delle indagini sono emerse varie intercettazioni riportate da Il Corriere della Sera, che incastrano gli arrestati, tra i quali compaiono avvocati, pensionati e professori, ma anche politici e funzionari, persone dunque apparentemente insospettabili. "Va bene, c’ho quasi ventimila euro…ma sono tutti soldi che ho fatto con la droga…eh cioè sono tutti soldi sporchi" ha detto Clarissa Capone. Si tratta di un'entrata che permetteva agli indagati, come da essi dichiarato mentre erano inconsapevolmente registrati, di guadagnare una bella somma. Tra i nomi degli arrestati c'è anche quello di un politico. "Ce stava il senatore che je servivi…" è la comunicazione tra Beccaria e  Capone. "Quello lì de lungotevere La…". Lei risponde:"Ah, il politico". Oltre al politico ad essere coinvolto nell'inchiesta è anche Pietro Fabbri, funzionario dell'Ater regionale, che si occupava di "formulare gli ordinativi, provvedere ai pagamenti e ricevere le spedizioni sia presso il luogo di lavoro che presso il domicilio di residenza e dimora". Tra i clienti dei pusher è stata intercettata anche la telefonata di un agente della polizia locale di Roma Capitale con uno dei fornitori.

La droga venduta nei locali della movida romana

L'inchiesta dei Nas nell'ambito dell'operazione Earphones ha scoperchiato il traffico della droga, con sedici nuove sostanze, che sono state registrate dai carabinieri nell'apposito elenco. Sostanze sintetiche che avevano come destinazione i loghi della movida romana e che, come ha spiegato a Fanpage.it il tenente colonnello Alfredo Antro, "non conoscono distinzioni tra classi sociali e livelli di reddito". Sono trentanove le persone destinatarie di ordinanza di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari. "Il gruppo in questione — riporta Il Corriere, com'è scritto nelle carte — denominato dagli inquirenti ‘il gruppo di Danny', risultato molto attivo nell’attività di rivendita all’interno dei locali notturni, ha dato prova di disporre di una clientela estremamente variegata, personalità politiche, conduttori radiofonici ed appartenenti alle forze dell’ordine".