MILANO - Il graduale rientro dell'emergenza Covid emerge anche nei numeri dell'Inps sull'andamento del mercato del lavoro e del ricorso alla cassa integrazione. Nell'Osservatorio sul precariato che aggiorna le tendenze a giugno, infatti, l'Istituto annota che alla fine del primo semestre i lavoratori in cassa integrazione Covid scendono sotto quota un milione, per la prima volta dall'inizio della pandemia a marzo 2020. L'Inps calcola che i lavoratori in cassa nel mese siano stati 987.000 per una media di 65 ore a testa. Nel picco della prima ondata, ad aprile 2020, sono stati messi in cassa integrazione Covid dalle aziende 5.620.000 lavoratori per una media di 107 ore a testa. Le ore usate a giugno 2021 sono quindi poco più di un decimo di quelle del momento di massimo utilizzo dell'ammortizzatore.

Per quel che riguarda più genericamente l'andamento di assunzioni e cessazioni, anche dalla fonte Inps si conferma il recupero del lavoro trainato dal comparto a termine, come già mostravano i recenti dati Istat. Nei primi sei mesi dell'anno l'Inps ha registrato oltre 3,3 milioni di attivazioni di rapporti di lavoro e quasi 2,4 milioni di cessazioni con un saldo positivo nel periodo per 925.408 unità. La gran parte delle attivazioni sono state per contratti non standard (a termine, stagionali, in somministrazione ecc) e le assunzioni a tempo indeterminato sono state 552.440, il 16,63% del totale (vanno poi aggiunte le trasformazioni). Il saldo tra entrate e uscite per i contratti a tempo indeterminato è stato di 118.694 unità. Guardando il solo dato di giugno 2021, si sono registrate quasi 677,000 posizioni di lavoro in più rispetto a giugno 2020 dopo la prima ondata di Covid ma  anche 378.119 più di giugno 2019 prima della pandemia.

Ricordando che fino a giugno era in vigore il blocco dei licenziamenti per tutte le imprese, l'Inps annota poi che c'è comunque stato un incremento dei licenziamenti economici relativi a rapporti di lavoro a tempo indeterminato - anche se ancora bloccati, salvo particolari fattispecie: nel secondo trimestre del 2021 sono aumentati del 29% rispetto al corrispondente trimestre dell'anno precedente. I licenziamenti disciplinari aumentano del 67% ma sono le cessazioni per dimissioni a segnare il balzo maggiore con un +91%.