Italy

Inter e Juve, vietato sbagliare nel "derby" dei complimenti

Parole dolci tra Conte e Pirlo in una sfida dove il pari vale una sconfitta. Due società con la testa non solo al campo

Milano - Una vigilia piena di rispetto dialettico per una partita che conta più dei semplici 3 punti. Per l'Inter che è davanti, un test; per la Juventus che insegue, una necessità. Guai a perdere, ma anche pareggiare potrebbe valere sconfitta per entrambe, a fronte di un'altra vittoria del Milan. Pirlo è generoso con Conte («da lui ho imparato tanto, è stato il primo che mi ha fatto pensare di diventare allenatore»), Conte è sincero con la Juventus («vince da 9 stagioni e ogni anno si rafforza, nessuno in Italia è forte come loro»). Vogliamoci bene, almeno fino a stasera.

Per un giorno, oggi, forse l'Inter parlerà solo di campo, perché anche ieri le voci che rimbalzavano dal mondo finanziario parlavano di trattativa lanciata con Bc Partners: tra poche settimane, Suning non dovrebbe più essere padrone dell'Inter, uno scenario non immaginabile, pochi mesi fa. Ma ugualmente, chi avrebbe mai detto che in 6 mesi i calciatori dell'Inter avrebbero incassato solo 2 stipendi su 6? Così, sembra un successo aver strappato al Real la proroga del pagamento della prima rata per Hakimi. Buon per Conte, che almeno stasera non ci siano problemi di formazione: gioca la sua Inter. C'è ovviamente ancora Vidal, con Eriksen in panchina e Sensi infortunato. Il danese è promosso al ruolo di vice Brozovic («lo stiamo impostando in quella posizione, visto che non abbiamo alternative in rosa»).

La Juventus non ha dubbi di proprietà né problemi di liquidità, ma la grana Perugia ha lasciato il segno e qualcuno pagherà (Paratici in scadenza?). C'è poi la sfida nella sfida tra Ronaldo e Lukaku. Per arginare il gigante di Conte, a Pirlo avrebbe fatto comodo De Ligt, ma l'olandese è ancora fuori per covid, e come lui (salvo negatività dell'ultimo istante) Alex Sandro e Cuadrado. A Lukaku dovranno pensarci Chiellini e Bonucci. Manca anche Dybala, ma ci sono Chiesa e McKennie: 10 giorni fa hanno castigato il Milan capolista.

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