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Inter-Fiorentina 4-3, Lukaku e D'Ambrosio all'ultimo respiro

MILANO – Nel giorno del suo insediamento nerazzurro, Antonio Conte si era lasciato scappare una frase: non voleva più vedere la “pazza Inter”. Viene però davvero difficile trovare un aggettivo diverso per quanto si è visto stasera a San Siro, con una squadra spalle al muro che si rianima all’improvviso quando sembra già troppo tardi. L’esordio stagionale è vincente per l’Inter (4-3), ma che fatica contro una Fiorentina che ha fatto quasi tutto bene fino a un certo punto, scoprendosi troppo fragile una volta richiamato in panchina quel monumento calcistico che risponde al nome di Franck Ribery. Il francese ha dato spettacolo nel secondo tempo, facendosi beffe del tempo che passa e della difesa interista, ma ha dovuto fare anche i conti con l’appartenenza terrena di alcuni suoi compagni di squadra: Kouamé, che nella prima frazione non ha punito Handanovic per il potenziale 0-2, e soprattutto Vlahovic, entrato in campo nella ripresa con un’indolenza difficile da digerire per un giovane che dovrebbe spaccare il mondo. Un destro ciabattato a lato dopo l’ennesima discesa dell’ex Bayern a fare da triste presagio, il colpo di sonno sul traversone di Sanchez che ha permesso a D’Ambrosio di ribaltare la partita ha agito da conferma.

Una bella Fiorentina


Conte muove un po’ troppo le pedine per far funzionare il tetris che ha in mente: Bastoni comanda la difesa nel ruolo solitamente occupato da de Vrij, Kolarov fa parte del terzetto centrale, Young viene spostato a destra per lasciare spazio a Perisic sull’out mancino. Trovano conferma le voci di un Eriksen titolare, il danese galleggia sulla trequarti ma si deve imbattere spesso, e suo malgrado, in Amrabat, all’esordio viola in gare ufficiali. Iachini chiede al centrocampista meno esuberanza in conduzione rispetto all’era veronese ma l’ex Bruges è formidabile anche davanti alla difesa, agitando i tentacoli come una piovra nel tentativo di sporcare ogni pallone del fraseggio interista. La Fiorentina ha qualità, Castrovilli garantisce il palleggio quando può associarsi a Ribery sul centro-sinistra e sa di poter contare sugli inserimenti velenosi di Bonaventura in area di rigore. L’ex milanista è al posto giusto nel momento in cui Biraghi mette in mezzo dalla trequarti e la difesa nerazzurra si fa trovare totalmente fuori posizione: Kolarov è solo in mezzo, Bastoni è assente ingiustificato, Kouamé controlla in maniera sporca ma ringrazia l’ex milanista, che legge bene il 2 contro 0 e lo serve nuovamente per permettergli di concludere a porta sguarnita per il vantaggio. L’Inter fatica a trovare le misure, Biraghi potrebbe punirla immediatamente ma il suo mancino da posizione favorevole è troppo strozzato. La partita è viva, vibrante. Barella pennella da destra per Brozovic, il 77 arriva in ritardo di un soffio al possibile impatto in tuffo di testa.

Il gioiello di Lautaro


Una bella fetta della contesa si gioca sugli esterni, i viola vanno spesso a sovraccaricare la corsia mancina: Ribery si allarga per innata vocazione, andando a creare un vantaggio non da poco quando Biraghi scende con i tempi giusti e Castrovilli chiude l’ipotetico triangolo. Il francese, che per necessità di anagrafe deve inevitabilmente usare tutte le marce a disposizione, rallentando quando ha bisogno di respirare, sa ancora come mettere a soqquadro le difese avversarie: il suo monologo poco dopo il quarto d’ora è arte prestata al calcio, l’apertura per Kouamé dopo essere andato via in tunnel nel traffico è perfetta, l’ex Genoa si fa murare da Handanovic in uscita. C’è spazio anche per un pizzico di fiato sospeso: Calvarese indica il dischetto un minuto più tardi per un contatto Caceres-Martinez, l’uruguaiano fa capire da subito tutto il suo scetticismo e gli addetti al Var lo condividono, richiamando il fischietto all’on field review. Retromarcia, niente rigore: è Lautaro a calciare il polpaccio del difensore. La Fiorentina alterna momenti di difesa bassa a sussulti improvvisi, cercando sempre di rendersi pericolosa sui piazzati: stacco di Milenkovic su invito da destra, pallone di poco alto. Il serbo è uno dei temi caldi del match, con il presunto interessamento dei nerazzurri nei suoi confronti. Gli manca quell’istante di reattività nel secondo minuto di recupero: l’Inter riparte con il solito Barella che pesca Martinez ai 18 metri, l’argentino è perfetto nella fase di preparazione e trova l’angolo alla sinistra di Dragowski con un destro a giro calibrato al millimetro.

Sorpassi e controsorpassi


Sembra uno schiaffo letale per la Fiorentina, soprattutto a livello emotivo. Il piedone di Ceccherini che a inizio ripresa devia alle spalle di Dragowski un destro destinato ampiamente a lato di Lautaro Martinez, inoltre, non aiuta. Ma i viola hanno sempre in campo Ribery, che dopo un primo tempo con qualche lampo e tante pause decide di salire stabilmente in cattedra. Detta il passaggio a Castrovilli, scappando in velocità alle spalle di D’Ambrosio. Quindi gestisce il pallone aspettando il rientro del difensore, esitando e lasciando credere anche a Bastoni di avere un’idea meravigliosa. Il centrale abbozza un raddoppio, creando un corridoio che proprio Castrovilli decide di percorrere. Il tocco di Ribery è semplice, forse addirittura banale. E geniale. Un appoggio, un passaggio di consegne che il numero 10 viola nobilita col diagonale mancino del pareggio. Non basta. Il francese inventa ancora, salta D’Ambrosio e vede una traccia apparentemente inesistente. Non ai suoi occhi, tantomeno al suo piede. Taglia il campo da sinistra a destra, Kolarov sbuffa perché è ampiamente fuori posizione e si rende conto che Chiesa è imprendibile: l’esterno batte Handanovic con uno scavetto delizioso. Iachini vara i cambi, forse un po’ conservativi, anche se Lirola non demerita al posto di Chiesa. Conte deve fare altrettanto, la panchina interista è invidiabile per qualità e profondità. Entrano, a scaglioni, i vari Sensi, Hakimi, Sanchez, Nainggolan e Vidal. Il tecnico passa al 4-3-1-2, Ribery corona la sua serata perfetta con il terzo assist di giornata, ma Vlahovic calcia malamente a lato. E così, quasi come un incantesimo che si rompe nel momento dell’avvicendamento del francese per l’incolpevole Cutrone, la Fiorentina si sfalda. Dragowski l’aveva tenuta in piedi dicendo no a Lukaku e Barella, non può nulla sulla zampata del belga da due passi, pescato dall’eccellente lavoro di Sanchez e Hakimi. Il 3-3 a 90 secondi dalla fine lascia la Fiorentina frastornata. Angolo da sinistra, Sanchez riceve per il cross e lo calibra verso il palo lontano. D’Ambrosio parte da una decina di centimetri in meno rispetto a Vlahovic, ma rispetto al 9 viola ha grinta ed esperienza: prende il tempo nello scatto verso la porta, il colpo di testa a porta praticamente sguarnita è comodo e dolcissimo. L’Inter vince. Più pazza che mai.

INTER-FIORENTINA 4-3 (1-1)
Inter (3-4-1-2): Handanovic; D’Ambrosio, Bastoni, Kolarov; Young (20′ st Hakimi), Barella (29′ st Vidal), Brozovic (29′ st Nainggolan), Perisic (33′ st Sanchez); Eriksen (20′ st Sensi); Lukaku, Martinez. All.: Conte
Fiorentina (3-5-2): Dragowski; Milenkovic, Ceccherini, Caceres; Chiesa (23′ st Lirola), Bonaventura (16′ st Borja Valero), Amrabat, Castrovilli, Biraghi; Kouamé (16′ st Vlahovic), Ribery (38′ st Cutrone). All.: Iachini
Arbitro: Calvarese
Reti: 3′ pt Kouamé, 47′ pt Martinez, 7′ st aut. Ceccherini, 12′ st Castrovilli, 18′ st Chiesa, 42′ st Lukaku, 44′ st D’Ambrosio
Ammoniti: Barella, Ceccherini
Recupero: 2′ e 4′

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