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Intesa, il FT fa le pulci alle valutazioni L'ottimismo di Messina per l'Ops su Ubi

“Intesa-Sanpaolo è il titolo bancario con le valutazioni di borsa più alte in Europa. Come mai?”. Mentre in Italia l’Antitrust ha aperto l’istruttoria sull’Ops della prima banca italiana su Ubi e le quotazioni sui mercati dei gruppi europei del credito sono crollate per le conseguenze economiche della diffusione dell'epidemia di Coronavirus, il Financial Times accende un faro sul valore delle azioni del gruppo guidato da Carlo Messina notando come Intesa, stando al rapporto prezzo dell’azione-valore di libro, sia la banca valutata a multipli più elevati rispetto agli altri istituti di credito nel Vecchio Continente.

In maniera incomprensibile”, è il primo affondo del blasonato quotidiano finanziario della City, visto che “l’Italia - ricorda il FT - è stata la prima nazione fra gli Stati europei ad esser colpita duramente dal Covid-19”, con la Commissione europea che per il 2020 prevede un tonfo dell’economia tricolore del 9,5%, un valore abbastanza lontano dal -6,5% della Germania.

“L’andamento e le prospettive economiche hanno riacceso le preoccupazioni degli investitori per la solidità delle finanze pubbliche italiane e come anche le altre banche nazionali, Intesa-Sanpaolo è ancora fortemente esposta al debito sovrano italiano”, spiega ancora il FT che ricorda la tempesta finanziaria di otto anni fa sul credito tricolore durante la crisi dell’eurodebito e come l’agenzia Fitch abbia appena downgradato, come conseguenza del declassamento del rating del Paese, tutti i grandi istituti nazionali, portando il loro merito di credito a BBB, a un passo cioè dalla perdita dell’investment grade.

Massiah Victor1
 

“E nostante queste pressioni - fa notare il FT - le valutazioni di Intesa sono ancora doppie rispetto a quelle di concorrenti nazionali come UniCredit o di peer europei come Barclays, Santander e Bnp Paribas”. Fra i punti a favore di Ca' de Sass, “i fan della banca citano la forza dei ricavi commissionali, come quelli provenienti dalle attività di asset manager e di private banking. Il successo del business assicurativo e del ramo Salute, settore che potrebbe ora beneficiare della grande domanda di protezione dopo lo scoppio dell’epidemia. Intesa ha anche ratios patrimoniali molto più forti aspetto a quello di molti competitor”. E “in maniera ottimistica, Messina ha sottolineato tutti gli aspetti positivi” del business in sede di presentazione della trimestrale poche settimane fa. “La banca ha persino promesso un enorme dividend payout - al 75% - qualora la vigilanza riveda le propria linea in termini di pagamento delle cedole”.

E da qui parte il secondo l’affondo su Intesa da parte degli analisti del quotidiano londinese, punto di riferimento della comunità finanziaria internazionale. “Assumere una prospettiva ottimistica è una cosa. Essere blasé è un’altra”, commenta il FT. “Intesa - è la spiegazione - ha accantonato a malapena 800 milioni di euro per perdite su crediti nel primo trimestre. UniCredit, nonostante sia meno esposta sul mercato italiano, 1,3 miliardi”.

Anche sul costo del rischio gli analisti di Jefferies hanno sottolineano come quelle di Intesa siano proiezioni ottimistiche. “Mentre UniCredit prevede un costo del rischio in rialzo al 2,4% sul portafoglio dei crediti nazionali, Intesa stima una crescita dell’1% su tutta la linea. Alcune delle differenze possono essere giustificate dalla migliore qualità dei prestiti, ma qui sembra che sia stato fatto un grande atto di fede”.

“Allo stesso tempo, le operazioni di trading della banca non sono andate male, ma almeno in parte ciò è dovuto al fatto che Intesa si è presa più rischi”. Il FT dunque da una parte sospetta che Ca’ de Sass sia troppo fiduciosa nel dover sopportare in futuro possibili perdite su credito, facendo quindi pochi accantonamenti, dall’altra ritiene come nonostante Intesa vanti su questo un record costantemente forte, sia poco sostenibile, vista anche la volatilità del mercato in questa fase, continuare a contare sul grande apporto del trading per i prossimi trimestri.

Il motivo di questo “dipingere prospettive più rosee per il business rispetto invece a quanto non facciano i concorrenti”? “Gli scettici ritengono che Intesa non voglia destabilizzare l’offerta ostile su Ubi Banca”, perché se iniziasse a dire che effettivamente il business si sta deteriorando darebbe indirettamente ragione al gruppo guidato da Victor Massiah, secondo cui non è possibile portare a termine l’operazione in queste condizioni di mercato.

"Intesa - aggiunge poi il FT- non ha preso neanche in considerazione che lo scenario potesse far saltare l’operazione. Anzi, è resa ancora più necessaria in un mercato del credito sovraffollato". “Ma il successo non è garantito”, fa notare il quotidiano della City che ricorda i non fortunati deal effettuati nel bel mezzo della crisi come le nozze fra Lloyds-Hbos e Rbs-Abn Amro.

“Intesa- conclude il FT- potrebbe ottenere risultati migliori, grazie a una posizione di capitale più forte e un più robusto mix reddituale. Ma la sovraperformance di Intesa dovrebbe essere estremamente elevata per riuscire a compensare tutti i rischi a cui è esposta - come la recessione, l’aumento dei crediti deteriorati e la maggiore esposizione al debito sovrano - e anche in questo caso resterebbe da giustificare una sostanziale valutazione a premio rispetto a ogni altra banca in Europa”.

@andreadeugeni

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