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Intesa Sanpaolo vende la sua fililale russa

Milano - Si sblocca la vendita della filiale russa di Intesa Sanpaolo, in fieri da mesi ma che ora incassa il placet presidenziale di Vladimir Putin. Quindi nelle prossime settimane potrebbe perfezionarsi la tela che Antonio Fallico, storica guida del gruppo a Mosca, tesse da mesi per consentire l’approdo a una cordata di suoi manager che avrebbe dietro Gazprombank, braccio finanziario del gigante Gazprom.

Fallico è consulente ventennale del monopolista del gas russo, e sotto la sua egida nel 2012 Intesa Sanpaolo e Gazprombank crearono Mir Capital, il primo fondo d’investimento italo-russo. Un portavoce di Intesa non ha commentato le indiscrezioni.

L’eredità di un quarto di secolo al servizio del Cremlino

Per diversi osservatori Putin non avrebbe mai concesso il nullaosta se non ci fosse già un fidato operatore (russo) pronto a raccogliere l’eredità del lavoro svolto da Fallico a Mosca in un quarto di secolo. Consulenze, sindacazione di prestiti con i colossi dell’energia locale, qualche affare e poca attività al dettaglio (solo 28 filiali e 976 dipendenti), che il banchiere di 76 anni, arruolato da Giovanni Bazoli negli anni ‘90 e amico del presidente emerito, ha svolto entrando nei circoli più vicini al potere putiniano. Anche dopo l’invasione dell’Ucraina e la guerra, che da un anno e mezzo lo ha messo tra due fuochi. Ma senza che il rapporto con Putin ne risentisse: due settimane fa Fallico sedeva in prima fila a Vladivostok, ad applaudirlo al Forum economico orientale.

Le simpatie per il Pci e il lavoro per Fininvest

Il primo gruppo bancario italiano opera a Mosca da vent’anni, ma dall’avvio della guerra ha ridotto del 77% l’esposizione, scesa a 800 milioni di euro, lo 0,2% degli attivi totali. Tanto più che il valore di mercato della filiale russa dovrebbe ora limitarsi ad alcune decine di milioni di euro, stima qualche operatore. Un antefatto lo si è visto due mesi fa, quando la banca guidata da Carlo Messina annunciò la chiusura dell’ufficio di rappresentanza, aperto dal 1973 nei pressi della Piazza Rossa. Quei muri erano il regno di Fallico. Tuttavia, il banchiere di Bronte, con simpatie per il Pci però amico di Marcello Dell’Utri e già uomo di Fininvest in Russia, aveva rivendicato l’incarico di “rappresentante” della banca italiana in tutta la Federazione anche dopo l’acquisizione della banca in Russia, con doppio incarico e doppio contratto.

Le mosse per agevolare l’integrazione con Gazprombank

L’ordinanza, pubblicata sui siti russi e che segue una legge ad hoc del 2022 in risposta alle sanzioni occidentali, consente «operazioni comportanti direttamente o indirettamente la costituzione, modifica, cessazione dei diritti di proprietà, uso e/o disposizione sul 100% delle azioni». Si tratta di uno dei primi permessi firmati da Putin: tre mesi fa la ceca J&T Bank fu autorizzata a vendere a Bureaucrat, società russa che controlla anche Realist Bank; e un anno fa il Cremlino consentì al gruppo di finanziamenti di auto Rn-Bank di vendere alla locale AvtoVaz. Già una dozzina di anni fa Fallico tentò di agevolare un’integrazione di Intesa Russia con Gazprombank. Banca formalmente “privata”, il cui controllo nel 2007 passò da Gazprom a Gazfond - il fondo pensione dei suoi dipendenti - anche per rintuzzare un’offerta della tedesca Dresdner.

Fughe in Ucraina e omicidi- suicidi, i segreti dietro il colosso

Nel 2021 Gazprombank, guidata dall’ex generale del Kgb Andrey Akimov, ha avuto quasi un miliardo di euro di utile. Il suo sito la dice «leader di mercato nei bond societari, risparmio gestito e finanza d’impresa». Sempre a stretto giro col Cremlino; anche nei misteri. Il 2 marzo 2022 il suo vicepresidente Igor Volobuev fuggì nella nativa Ucraina; un mese dopo l’ex vicepresidente Vladislav Avayev fu trovato morto nella casa di Mosca, insieme alla moglie incinta e alla figlia tredicenne. Secondo Volobuev, non fu un omicidio-suicidio.