Italy

Italia viva-Lega, doppio voto con favori reciproci: Salvini si allontana dal processo Open arms, la renziana guiderà la commissione covid in Lombardia. Pd-M5s: “I due Matteo erano d’accordo”

Due voti, poche ore di differenza e due esiti che, se non simili, sicuramente suonano più di una semplice coincidenza. Dietro le quinte ancora loro: i due Mattei, Salvini e Renzi, che soffrono per l’eccessiva lontananza dai riflettori. C’è un filo che lega Roma e Milano e per seguirlo basta osservare la cronaca. Inizia a Roma, intorno all’ora di pranzo: la giunta per le Immunità del Senato dice no al processo sul caso Open arms per il leader del Carroccio e lo fa grazie ai voti dissidenti di due M5s (uno di questi da poco ex), ma anche grazie all’astensione di Italia viva. Passano poche ore: è pomeriggio e a Milano, il consiglio regionale elegge con i voti del centrodestra la presidente della commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia. E non una qualsiasi: elegge la candidata renziana, ignorando quanto richiesto dalle opposizioni che da prassi e per correttezza, avrebbero avuto l’ultima parola in capitolo. “Bastano i fatti”, come diranno molti esponenti della maggioranza, a far ipotizzare quella che i diretti interessati smentiscono come una semplice accusa campata in aria: un accordo tra i due Mattei che, ormai è cosa nota, continuano nel loro dialogo costante nel cercare lo sgambetto giusto per far saltare l’esecutivo. “Con Renzi siamo il giorno e la notte, con tutto il rispetto, senza dire che io sono il giorno e lui la notte”, ha detto il leghista in serata. Ma, ottenuto quello che sperava, non ha bisogno di dire altro. E’ vero, su Open arms la partita è ancora aperta: sarà l’Aula del Senato a votare per decidere se Salvini deve salvarsi oppure no. E quali saranno i voti decisivi? Proprio quelli dei renziani che, per l’ennesima volta nel giro di poche settimane, potranno andare dal premier a battere cassa per restare “leali” all’esecutivo.

Che l’asse sia reale o solo fortuito (per loro), la cronaca racconta che per due volte nel giro di poche ore la maggioranza di governo è stata messa in difficoltà dalle opposizioni. E se in Senato, a dare una mano ai renziani ci hanno pensato i 5 stelle, in Lombardia l’opera porta la firma solo di Italia viva. L’ipotesi Patrizia Baffi, neo esponente Iv, alla guida della commissione era già emersa nei giorni scorsi, ma in pochi credevano (o speravano, a seconda delle parti) che l’operazione sarebbe andata a buon fine. Una scelta inaccettabile per i dem, che hanno annunciato non parteciperanno ai lavori. “Una coalizione e una giunta che non hanno nulla da nascondere”, ha scritto su Twitter il vicesegretario Pd Andrea Orlando, “non si scelgono il presidente della commissione di inchiesta che compete all’opposizione”. Ma pure per i 5 stelle, non è possibile che le indagini interne sul modello Lombardia siano affidate a persone scelte dallo stesso centrodestra: “In Lombardia l’arroganza della Lega non ha limiti”, ha detto il capo politico M5s Vito Crimi. “Non solo fanno a gara per scaricare la responsabilità della loro scellerata gestione dell’emergenza sanitaria, ma decidono pure a chi, fra le opposizioni, affidare la presidenza della commissione d’inchiesta sul Coronavirus. La quale, casualmente, va ad un’esponente di Iv. Questa non è una commissione d’inchiesta: è un paravento, un tappeto sotto il quale cercheranno di nascondere gli errori e l’incapacità di gestione del duo Fontana-Gallera”. Per Matteo Salvini, “l’ennesima speculazione M5s sui morti”, ma tanto il risultato a cui puntava lo ha già portato a casa.

Se i giochi del Carroccio non stupiscono la maggioranza, che è pronta a quanto possono fare le opposizioni, il fastidio maggiore è per l’ennesimo sfregio che arriva dai renziani. Almeno sulla carta, stando agli accordi, sostenitori del governo Conte e della maggioranza Pd-M5s. “Oggi il comportamento di Italia viva è stato più vicino alla Lega che alla maggioranza di cui fa parte”, ha dichiarato il deputato di Leu Luca Pastorino. “Vista dall’esterno non si può non pensare che sia stato uno scambio. Lo dico, peraltro, con rammarico e senza alcun spirito polemico: non serve neanche, perché basta mettere insieme i fatti. A questo punto, però, è necessario arrivare a un chiarimento sulla natura dell’alleanza“. Eppure questa settimana era già stata risolta l’ennesima crisi con Italia viva: dopo le minacce di dimissioni rientrate della ministra Iv Teresa Bellanova di 15 giorni fa, era stata la volta del voto per sfiduciare il collega Bonafede. Insomma, ogni due giorni Italia viva va convinta di stare in maggioranza e in cambio di partite che rimangono lontane dai riflettori: “Il ‘no’ alla sfiducia al ministro Bonafede”, ha concluso Pastorino, “sembrava il preludio a un confronto più chiaro nella maggioranza. Dopo pochi giorni, con un doppio colpo in poche ore, Matteo Renzi torna al punto di partenza. Alza il livello dello scontro tra gli alleati, e alla fine sembra più a suo agio con Salvini. Peccato che in questi rimpalli finiscano temi di primo piano, come le indagini sulla vicenda Open Arms e la commissione di inchiesta sull’epidemia in Lombardia”.

E se a livello nazionale i partiti cercano di tenere lo scontro dentro i ranghi per evitare eccessive spaccature, in Lombardia la delusione delle opposizioni (qui Pd e M5s) per aver perso la guida dell’indagine interna è ben presto diventata rabbia. “Oggi si è finalmente consumato l’accordo tra Salvini e Renzi: tu salvi il posto a me e io do una poltrona a te“, ha detto il dem Marco Carra della segreteria regionale. “A questo punto”, ha concluso, “sarebbe giusto aprire una riflessione seria sul rapporto tra il Pd e Italia Viva da ogni latitudine, per evitare di essere continuamente presi per in giro da Renzi, dal momento che lo ha già fatto per molti anni nei confronti della sinistra, provando a distruggerla”. Così anche il consigliere regionale M5s Dario Violi: “Con l’elezione di una presidenza non neutrale, la commissione d’inchiesta non ha senso di esistere: è una farsa. La maggioranza ha eletto una sua candidata, che fa parte di Italia Viva, partito che oggi entra a tutti gli effetti nel centrodestra”. E ancora: “È lo stesso gruppo politico che proprio questa mattina ha salvato Salvini da un processo a Roma. Evidentemente la Lega gli ha restituito il favore in Lombardia e, visti i gravi errori che ha commesso nell’emergenza, ha scelto una commissione d’inchiesta schierata a suo favore. La maggioranza ha paura delle proprie responsabilità”.

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