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Johansson e segreti di Black Widow: «Non è più la supereroina sexy»

Ha pazientato oltre dieci anni, superato anche l’impasse di una pandemia che ulteriormente rallentato la corsa, per avere un film tutto suo ma, quando è arrivato il momento, Scarlett Johansson ha restituito gli onori alla sua Natasha Romanoff, entrata in scena nel 2010 con Iron Man 2. Black Widow, nuovo capitolo della neverending saga dell’universo cinematografico Marvel (Mcu), il primo della Fase 4, arriva nel 7 luglio in sala e dal 9 in streaming su Disney+ con accesso vip. E l’attrice, anche produttrice esecutiva, ha fatto in modo di restituire alla sua supereroina il posto che merita nell’olimpo, compreso scegliere la regista adatta, l’australiana Claire Shortland. Puntualizzando un paio di cosette, ancora prima della conferenza stampa di lancio. «Sono passati dieci anni da Iron Man 2, mi sento diversa come donna. Rivedendolo, per quanto sia molto divertente e abbia un sacco di belle scene, noto quanto il personaggio fosse così sessualizzato», ha anticipato a Collider. Troppo persino per un fantasy, dopo il Metoo. «Ora è diverso, le ragazze ricevono messaggi più positivo. Bello far parte di una vecchia storia ma evolvendo». Un’evoluzione che, come accade nel multiuniverso Marvel, fa giri larghissimi. In questo caso, parte dall’infanzia, in Ohio, 1995 dove la piccola Natasha vive con i genitori, Alexei Shostakov o Red Guardian (David Harbour), la madre, Melina Vostokoff (Rachel Weitzs) e la sorella piccola (da adulta Florence Pugh), Yelena Belova, la terza Vedova Nera. La ritroviamo a Cuba, in fuga per allontanarsi dalle forze oscure che la vorrebbero morta, poi ventun’anni dopo in Norvegia, quindi a Budapest. Cercando di neutralizzare una minaccia globale e, insieme, rimarginando ferite di un passato misterioso. E di una famiglia sui generis.

Perché di Black Widow, non si sa molto. Resta il personaggio più misterioso degli Avengers. L’abbiamo vista inEndgame sacrificarsi per i compagni. Qui si fa riparte da diverso tempo prima. Black Widow è ambientato dopo Captain America Civil War e prima di Infinity War, un intervallo, ha spiegato il produttore Kevin Feige, fertile, in cui c’era spazio per illuminare il suo passato, il presente, e il lascito nel futuro . «Lei è sempre stata parte di qualcosa — spiega Johansson durante la conferenza stampa ai giornalisti di tutto il mondo — , ora si ritrova fuori gioco con ogni strada aperta. È sempre stata accecata da questa persona che arriva dal suo passato e la minaccia. Natasha qui è sola per la prima volta, è sempre stata parte di qualcosa, una vittima della Stanza Rossa, poi una dello Shields, poi degli Avengers. In questo film deve andare a fondo a traumi passati. Non l’abbiamo mai vista così piena di dubbi. Mi piace la sua integrità, il fatto che non abbia paura di ammettere i suoi sbagli». E la sua empatia e curiosità verso gli altri. In particolare verso Yelena, «una fantastica noiosa sorella minore che dice tutte le cose dure nei momenti giusti», secondo Pugh. Che nel film regala ai fan un notevole siparietto sulla celebre «posa» di Black Widow. «Ci ho messo dieci anni a costruire questa posa iconica e lei in pochi secondi l’ha smontata!» scherza Johansson. Sarà il suo addio definitivo al Mcu? Lei la prende larga. «Il mondo Marvel ha rappresentato una larga parte della mia vita adulta, è sempre parte di me. Sono felice per i miei colleghi che entrano a farne parte». Ma il produttore Kevin Feige ha ribadito che nel Mcu tutto è possibile. Mai dire mai, per dirla con un’altra icona. Come dimostra l’espansione verso la serialità degli eroi Marvel, e le serie tipo Loki che ormai vivono in parallelo ai film della saga. E già su sa che Black Widow avrà a che fare con la nuova serie Disney+ Hawkeye: un’immagine di Florence Pugh, Yelena Belova, ha fatto la sua comparsa. Continua...

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