Italy

Johnson ci tratta da schiavi. Mattarella lo rimette in riga: Italia Paese libero e serio. Per il primo ministro britannico la curva dei contagi sale perché gli inglesi amano la libertà più degli italiani

A mettere in riga Boris Johnson ci ha pensato il capo dello Stato. “Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà”, ha detto Sergio Mattarella a Sassari, a margine della cerimonia in ricordo di Francesco Cossiga. Nel corso di un question time alla Camera dei Comuni – in risposta a una contestazione di un deputato laburista sul “come mai Germania o Italia” registrino al momento meno contagi ufficiali dell’isola senza aver adottato nuove misure restrittive – Johnson aveva spiegato che “c’è un’importante differenza fra noi e molti altri nel mondo poiché il nostro è un Paese che ama da sempre la libertà”.

Per concludere che “è molto difficile chiedere al popolo britannico di obbedire uniformemente alle direttive oggi necessarie”. Una spiegazione che evidentemente il Colle non ha affatto gradito. “Un italiano che ha servito il Paese”. Così Mattarella ricorda Francesco Cossiga, a dieci anni dalla scomparsa. La sua strenua difesa dello Stato: “Cossiga fronteggiò l’attacco alla Repubblica e difese le istituzioni democratiche con il consenso del Parlamento, nel rispetto dello Stato di diritto e cercando di preservare, come bene indispensabile, l’unità delle forze democratiche nella lotta al terrore e all’eversione”.

Mattarella, ex giudice della Corte costituzionale, sottolinea che il Cossiga presidente “esercitò le prerogative costituzionali con le qualità che derivavano dalla sua lunga esperienza, e anche con la puntualità di uno studioso del diritto. Ribadì, con lettera al Presidente del Consiglio incaricato Andreotti, i poteri che la Costituzione conferisce al Capo dello Stato nella nomina dei ministri e descrisse il vaglio presidenziale come non comprimibile”.

CARO COSSIGA. Diverse leggi furono rinviate da Cossiga e “le motivazioni addotte nei relativi messaggi di rinvio alle Camere hanno riguardato diversi profili, suscitando anche vivaci dibattiti tra gli studiosi. Inaugurò la prassi dei rinvii di leggi di conversione di decreti, trovandosi a operare, del resto, in un contesto in cui, prima della nota sentenza della Consulta contro la prassi di reiterare i decreti legge, la decretazione d’urgenza aveva assunto caratteri abnormi, tali da stravolgere i rapporti tra governo e Parlamento”. Mattarella si sofferma sull’esigenza espressa dal suo predecessore di dare il via a una stagione di riforme istituzionali: “Si riassume in questo la ricerca e la evoluzione dei rilievi che, dapprima in modo assolutamente misurato e, via via, in modo più vivace, rivolse sulla questione che animava anche il dibattito tra le forze politiche”.

Certo, Cossiga al Quirinale “non gradiva il ruolo di presidente notaio”, ma “ancor meno, aspirava a quello del presidente ‘imperatore’”. Mattarella ha ricordato il suo dialogo con il Pci, da ministro dell’Interno, durante la stagione del terrorismo, che “pur tra robuste differenze, favorì in misura significativa quell’unità di popolo, indubbiamente decisiva per la vittoria sul terrorismo”. Il suo essere profondamente cattolico ma fedele alla laicità dello Stato, il suo essere intrinsecamente antifascista, la sua formazione a un confronto anche duro ma sempre finalizzato alla ricerca di soluzioni concrete per “evitare conflitti laceranti” e far raggiungere al Paese un “maggiore benessere”.

E ancora. Il capo dello Stato ricorda alcune parole lungimiranti, e quanto mai attuali, pronunciate da Cossiga che ci ricordano le aree su cui intervenire per favorire lo sviluppo: disoccupazione e ritardi del Sud. “Lo sviluppo – disse Cossiga – non si traduce in speranza civile se non si unisce alla capacità di risolvere i due grandi problemi della nostra vita nazionale: la disoccupazione e l’arretratezza delle aree meridionali”.

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