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Juve, la fine di un ciclo che arriva da lontano. E Pirlo nella centifruga

Magari Pirlo contava sulla difesa dell'Inter, che qualche regalo lo ha fatto a tutti. Gli è andata male. Del resto non poteva far gran conto sulla sua: mancava il migliore e la vecchia Juve (leggi Bonucci e Chiellini) non regge più. Ha ragione il capitano: «Gli anni passano, i cicli finiscono». Bastava lo sguardo per capirne il significato. Bastava il sorriso di frustrazione affiorato sulle labbra di Cristiano Ronaldo, dopo il raddoppio interista. Come dire: addio, siamo andati. Che fa pari con «i cicli finiscono». E ieri CR7 ha twittato nulla: silenzio. Il processone alla Juve svalvolata di San Siro è un classico del nostro calcio: perdi e vai nella centrifuga. Figuriamoci una squadra, un club abituato a vincere lo scudetto da nove anni.

Juve di tormento e tradimento. Appunto: i cicli finiscono. Ma non da ieri la Signora non è da scudetto. Non ci voleva molto a capire che l'Inter (eliminazione di Champions compresa) si è ritrovata sul cocchio dei predestinati. La squadra non è da scudetto perché la dirigenza nulla ha fatto per mantenercela: non basta affidarsi a San Cristiano. Ci sono i giovani, ma bisogna dare tempo. Fra l'altro a San Siro mancavano titolari importanti: Cuadrado e De Ligt non si concedono ad alcuno. La maldestra sfida con l'Inter non sarebbe da drammatizzare, senza allarmi precedenti. Liquidato Allegri, Agnelli disse che avrebbe lasciato spazio e decisioni a Paratici e Nedved. Poi avrebbe tirato di conto.

Vincesse pure la Champions (o il 10° scudetto), e non è detto che la Juve non faccia la sorpresa di andare in finale, sarebbe il caso di valutare: anche le sue scelte. Come si può affidarsi ad un centrocampo di comprimari per giocarsela da grande squadra? Betancour in 100 (tante) partite ha segnato solo due gol. Può essere complementare a grandi centrocampisti, niente di più. Rabiot, Ramsey e Arthur, del quale il Barcellona si è sbarazzato velocemente, sono gregari eccellenti. Appunto gregari. Khedira non arriva ogni giorno e con i parametri zero non si va lontano. Salvo essere squadra di periferia, senza obblighi. La Juve ha l'obbligo di vincere, o di esserci: c'è ancora, ma l'ultimo 2-0 dall'Inter risale a 10 anni fa, era del Triplete. Non perdeva con i nerazzurri da quasi 5 anni. D'accordo casuale: c'era De Boer in panchina.

Nessun allenatore ha la bacchetta magica, figuriamoci uno con sei mesi di esperienza: altri imparano in anni di errori. E Pirlo avrebbe tutte le ragioni per dire: «Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore». La frase gliela impresta Bertolt Brecht. Non è detto che la Juve avrebbe trovato un tecnico più adatto: l'effetto Sarri dovrebbe aver indotto a qualche riflessione. Nello spogliatoio comandano i giocatori, salvo trovare una chiave che faccia feeling.

È la rivincita di Allegri? In parte. Chissà che il tempo, pochino vabbè, non aiuti il tecnico novello a trovare soluzioni per giocarsela al colpo secco: meglio in Champions che in serie A. Partita da pokeristi. Una conferma potrebbe darla la supercoppa di domani con il Napoli. I numeri del campionato parlano contro, ma è troppo facile accusare la presunzione tecnica senza pesare la bontà dei giocatori: grande attacco, difesa dignitosa, centrocampo scarso. E tanta fatica a giocar da squadra quando CR7 fa la primadonna. Da qui l'ultimo polverone di accuse: fuori Demiral e dentro Frabotta, perché mai? Quali le qualità dell'insipido Rabiot? Almeno McKennie ha la verve di un trombettiere all'attacco. Kulusevski in panchina. Cambi ritardati. Centrocampo imbalsamato. Ramsey inadatto. Pirlo cosa mai dirà ai giocatori prima di una partita, se poi questi svaniscono sul campo? Domanda da rivolgere a molti tecnici. Invece domandiamoci perché la Juve, liquidati Allegri e Marotta, non ci ha preso più con certi acquisti? Non si può vivere nel nome dello stipendio da recapitare a Cristiano Ronaldo.

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