Italy

L’Ambasciata d’Italia in Uruguay ricorda le vittime delle Foibe

In foto Giovanni Battista Iannuzzi

Nella chiesa Nuestra Señora de Lourdes di Montevideo si é celebrata una messa speciale in occasione del Giorno del ricordo, l’evento che commemora la tragedia degli italiani vittime delle foibe ed esiliati negli anni del secondo dopoguerra nei territori dell’ex Jugoslavia. L’iniziativa è stata organizzata dal Circolo Giuliano dell’Uruguay che tra le altre cose si occupa di mantenere viva la memoria di quei drammatici avvenimenti. “Ci uniamo spiritualmente nella celebrazione di questoGiorno del ricordo” ha esordito don Antonio Bonzani nella sua omelia. “Siamo vicini alle comunità giuliano-dalmate e fiumane nel ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo di tante famiglie che furono costrette ad abbandonare le loro terre solo per essere italiani. Questa è stata una delle pagine più dolorose della nostra storia”. L’appello di don Antonio ai fedeli riuniti è stato rivolto inoltre alla critica contro “qualsiasi sentimento di marginalità, esclusione o xenofobia nel rispetto della convivenza e della fraternità”. Durante la cerimonia è intervenuto anche il neo ambasciatore italiano Giovanni Battista Iannuzzi al suo primo incontro con la collettività: “La legge approvata dal Parlamento nel 2004 sul Giorno del ricordo fu un atto di giustizia. Oggi dobbiamo essere guidati dalla ricerca e dalla diffusione della verità, occorre prendere tempo per riflettere e capire che cosa è successo. È bello -ha proseguito il nuovo l’ambasciatore- vedere che qui così lontani dall’Italia si possa celebrare questa giornata. Atti come questi mi fanno sentire fiero di essere italiano”. “Una festa all’insegna della pace e della convivialità”. Questo il commento a Gente d’Italia di Aldo Zanfabro, segretario del Circolo Giuliano dell’Uruguay. “Ancora oggi tutti noi italiani dell’esilio sentiamo l’espropriazione delle nostra terra. I nostri antenati abbandonarono le loro proprietà, le loro case in un territorio che oggi è straniero. Se oggi torniamo dove erano le nostre case, possiamo farlo solo come turisti, quel territorio non è più l’Italia, nei luoghi della nostra infanzia si parla un’altra lingua, vola un’altra bandiera. Siamo stranieri dove siamo nati”. Ogni sorta di identità e di appartenenza si volatilizza nella storia di un esodo che , con indubbia evidenza, rappresenta il modo come un regime si sostituisce all’altro in modo evidente, ma e nascono dittatori che con i precedenti non avevano nulla a che vedere se non nella capacità e nella bruttura di volerli e saperli copiare molto bene.