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L'asino amiatino, una specie da salvare

L’Italia e la Toscana sono un vero e proprio giardino dell’Eden. Il nostro paese ospita oltre il 30% delle specie animali e quasi il 50% di quelle vegetali d’Europa, ma tutta questa ricchezza biologica, purtroppo, oggi è a rischio estinzione.

La Toscana è all’avanguardia e ha un'esperienza ultraventennale su questa materia. Grazie al sistema di salvaguardia della agro-biodiversità agricola della Regione Toscana sono state messe a repertorio 871 varietà di frutta, ortaggi, cereali, foraggi "autoctoni" e di razze animali. Di queste ben 740, pari all'85% sono a rischio estinzione.

L’estinzione di razze animali autoctone che hanno fatto parte della nostra storia è un problema molto serio, salvarle e rilanciarle non solo consente di mantenere la biodiversità, ma offre un repertorio di prodotti spesso con elevati valori nutrizionali e salutistici e con una maggiore capacità di fronteggiare i cambiamenti climatici che stiamo vivendo.

L'Ente Pubblico Terre Regionali Toscane raggruppa alcune delle aziende agricole di proprietà della Regione Toscana, fra cui vi è la Tenuta di Alberese che è una delle maggiori aziende in Europa condotte con il metodo dell’agricoltura biologica. In tutte le sue attività Alberese si distingue per la capacità di continuare a salvaguardare l’ambiente attraverso la tutela e la valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario, zootecnico e forestale e con esse gli antichi mestieri collegati.

Il neo direttore dell’Ente Pubblico Terre Regionali Toscane Dott. Giovanni Sordi afferma : «La salvaguardia e la valorizzazione delle varietà di frutta, ortaggi, cereali, foraggi e delle razze animali autoctone come i cavalli e i bovini di razza maremmana e il ciuco amiatino, attraverso l’allevamento diretto e la Banca del Germoplasma Regionale, compreso le attività del del parco stalloni, sono il nostro fine istituzionale. Proteggere dal rischio di estinzione e valorizzare questo grande patrimonio di biodiversità è elemento irrinunciabile della nostra strategia volta a garantire l'identità del territorio. La cultura rurale, il lavoro degli agricoltori che ci vivono e delle loro comunità sono una risorsa da proteggere e implementare. Oggi è fondamentale l'impegno a ri-diffondere queste varietà, o almeno alcune di queste, per creare delle specifiche filiere con lo scopo di realizzare e rilanciare un circuito produttivo di forte valore aggiunto e conseguentemente la creazione di posti di lavoro. La biodiversità non è soltanto un bene da proteggere ma una leva di sviluppo economico e culturale che apre a forme anche innovative di valorizzazione e promozione del territorio».

Venti sono le razze animali considerate in via d’estinzione in Toscana. Ad esempio: la Cinta senese, la vacca Maremmana, la Pecora Bianca Garfagnina, la Capra di Montecristo, il Cavallo Maremmano o il Cavallo Monterufolino e l’Asino Amiatino. Quest’ultimo è un vero e proprio protagonista della storia nonché animale che ha saputo rendersi utile anche quando ha terminato le sue mansioni di “fatica”. Negli anni Ottanta, ne erano rimasti pochissimi esemplari e il rischio estinzione era davvero imminente; nel 1995 – dopo mirate e faticose attività di recupero - erano diventati 89 ed oggi, a distanza di 30 anni, la situazione è finalmente migliorata arrivando a circa un migliaio di unità. Ancora nel 2007 la FAO dichiarava questa specie come “Endangered”, ossia specie in pericolo.

Ma la storia dell’Asino dell’Amiata, detto miccio o sorcino crociato, è ben più antica… Pare che furono i Fenici a portare dall’Africa i primi progenitori, i quali ebbero poi modo di evolversi in Toscana e in particolare sul monte Amiata. Questo animale per decenni ha rappresentato nella nostra cultura l'archetipo della fatica, della povertà, della vita in ambienti "difficili" come quelli montanari. Il Ciuco Amiatino in antichità era usato prevalentemente come animale da tiro o da soma, oggi invece ci dà una mano con l’onoterapia, la pet therapy per il recupero e il sostegno di persone con disabilità o difficoltà psicologiche ed è molto utilizzato anche in particolari tipologie di trekking o come animale da compagnia.

Nella storia il Ciuco Amiatino ha avuto i suoi momenti di celebrità: Giotto, ad esempio, lo dipinse nella cappella degli Scrovegni a Padova, nel ciclo di affreschi dedicato alle storie di Gesù e di Maria. C’è persino una leggenda che spiegherebbe il perché del suo manto grigio con la croce nera che scende dal garrese fino alle spalle… Sarebbe il dono del Signore per averlo riscaldato da neonato nella grotta, accompagnato a Gerusalemme la Domenica delle Palme e seguito fino in cima al calvario, proprio sotto la croce.

Le razze autoctone hanno un valore culturale e storico immenso, riflettono la millenaria simbiosi dell’uomo con gli animali, da ben prima che iniziassimo a distruggere la natura. L’asino è stato addomesticato ancor prima del cavallo, tra il VI e il V millennio a.C. Nell’antico Egitto era stato addomesticato e utilizzato per tirare l’aratro, far girare frantoi e mulini, sollevare l’acqua o trasportare merci e persone. Ma non solo, una leggenda narra che la regina Cleopatra facesse ogni giorno il bagno nel latte di asina per esaltare il suo fascino e fosse proprio questo il segreto della sua pelle divina che tanto aveva impressionato gli antichi narratori e fu presa ad esempio anche da Poppea nell’antica Roma.

Le Bandite di Scarlino, proprietà del Demanio regionale Toscano coordinato dall’Ente Pubblico Terre Regionali Toscane, in collaborazione con l’associazione “Asiniamo” al podere Ponte alle Catene nella Frazione Puntone di Scarlino sono una realtà nel panorama della Toscana per quanto riguarda l’allevamento dei ciuchi amiatini e la produzione del celebre latte d’asina ed è stato protagonista di un progetto che ha coinvolto l'azienda ospedaliera universitaria “Meyer” di Firenze, la facoltà di medicina veterinaria di Pisa, l'Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana. Tale progetto ha portato alla conferma che questo prodotto prezioso vada sostituto al latte vaccino per i neonati che soffrono di intolleranza al lattosio, e ne ha certificato il suo basso contenuto di grassi, oltre a essere un antibatterico naturale e contenere vitamina D e calcio. Insomma, una vera e propria risorsa che, se messa a sistema e maggiormente promossa, potrebbe migliorare la salute umana e creare un circuito virtuoso e una possibile fonte di reddito per gli allevatori. Auspicabile sarebbe la proposizione di questa forma di allevamento al fine di aumentarne la massa critica di prodotto al fine di creare uno specifico mercato.

Dopo aver trascorso qualche ora in questo paradiso terrestre, avere avuto modo di entrare in sintonia con la natura ed esservi innamorati degli animali, avrete più chiaro che se facciamo estinguere le razze che ci hanno accompagnato nella storia e non rilanciamo le biodiversità i veri asini siamo noi. Con tutto il rispetto per l’Asino amiatino.