Italy

L’autoBrennero diventa pubblica: i soci privati liquidati dallo Stato (ma non vogliono)

infrastrutture

di Fabio Savelli

Alla fine lo Stato torna padrone in ossequio al nuovo indirizzo di politica economica. Sulle infrastrutture, soprattutto sulle concessionarie autostradali, si stanno rinverdendo i vecchi fasti che vedono lo Stato tornare azionista di controllo per finanziare gli investimenti e la gestione dopo lo choc tellurico provocato dal crollo del viadotto Morandi. la cifra distintiva ed ideologica del movimento 5 Stelle per avallata anche dal ministero delle Infrastrutture guidato da Paola De Micheli. Stavolta non parliamo di Autostrade — di cui si tratteggia l’ingresso nel capitale di Cassa Depositi — ma dell’A22, l’autostrada del Brennero, 314 chilometri da Modena fino al confine con l’Austria.

Una norma appena approvata dal Consiglio dei ministri autorizza i soci pubblici di Autobrennero, gli enti locali, a esercitare il diritto di riscatto delle azioni detenute dai privati. La concessione d’altronde scaduta nel 2014 e si andava avanti da sei anni col meccanismo della proroga non in linea con la normativa Ue. Una norma inserita nel decreto Ristori-quater che deve essere approvata dal Parlamento. Una legge che per suscita pi di qualche mal di pancia anche tra i soci privati che detengono il 14,3% del capitale sociale che varrebbe circa 70 milioni di euro, secondo il giudizio della Corte dei Conti. Meno della met di quanti avevano chiesto i soci privati che a questo punto potrebbero anche portare in contenzioso la legge in via di conversione ritenendo di essere stati espropriati. L’orizzonte della concessione diventa ora di trent’anni con scadenza nel 2051 e si annunciano nuovi investimenti in opere per 4,2 miliardi e lavori di manutenzione ordinaria per 1,5 miliardi.

A complicare il quadro il cosiddetto Fondo fruttifero Ferrovie costituito dal prelievo sui pedaggi degli automobilisti accantonato dagli attuali azionisti sotto forma di utili non distribuiti e investito in titoli di Stato su i cui interessi aleggia una nebbia fitta. Si tratterebbe di circa 800 milioni di euro, fondi che vengono lasciati in cassa alla societ per non provocare un impoverimento nella gestione corrente. Si tratta per di soldi di dover rimborsare allo Stato in comode rate entro il 2028 per finanziare una parte dei costi per il tunnel del Brennero. A conti fatti si decide di proseguire con l’affidamento in house della concessione senza procedere a gara, l’alternativa prospettata anche dalla Commissione Ue. L’Authority dei Trasporti ha elaborato un parere sul sistema tariffario dei pedaggi, con un rendimento sul capitale investito del 6,92% perch non pu intervenire su concessioni in essere seppur in proroga. Il resto lo ha fatto una delibera Cipe del 2019 che stabilisce il cosiddetto accordo di cooperazione tra due soggetti pubblici come il ministero dei Trasporti e gli enti locali azionisti della societ concessionaria. Ma in attesa della conversione parlamentare i nodi restano e potrebbero portare a contenziosi.

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