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L’effetto del Covid sui musei di Trieste: persi nel 2020 due visitatori su tre

TRIESTE L’impatto del Covid sulla rete dei musei triestini, sia per numero di visitatori che in termini di incassi, è stato pesante. Nel 2020, nel primo anno di pandemia, rispetto al 2019 sono mancati due visitatori su tre. E gli introiti ad esempio di una realtà di primo piano come quella del Museo storico del Castello di Miramare si sono ridotti del 60%. A questo crollo vertiginoso la città ora risponde con segnali di ripresa incoraggianti per il 2021, con ingressi pari al 70% rispetto a quelli che si erano registrati nel 2019, l’anno d’oro per il turismo a Trieste.

Andando per ordine, e partendo proprio da Miramare – il sito più apprezzato della nostra regione e al 22.mo posto nella top 30 per visitatori a pagamento tra i musei statali – nel primo anno di Covid i visitatori paganti sono calati del 70%, passando, secondo i dati diffusi dal Ministero dei Beni culturali, dai 188.925 del ’19 ai 58. 935 dello scorso anno. I non paganti sono crollati da 118.252 a 20.283. Una diminuzione significativa che ha pesato appunto sugli introiti lordi, passati da 1.437.121 a 585.925 euro. Al parco del Castello, invece, sono entrate 396.032 persone in meno: erano state 785.316 nel 2019, sono state 389.284 nel 2020.

Dal 6 agosto, cioè venerdì, anche per accedere al Museo del Castello, così come alle altre realtà museali del Paese, servirà esibire il Green pass. «Percepiamo certamente una ripresa – evidenzia Andreina Contessa, direttore del Museo storico e del Parco del Castello di Miramare – ma sulla messa in pratica del Green pass mi riservo di fare della valutazioni dopo che avremo ricevuto indicazioni più precise su come si dovranno svolgere i controlli, tenendo anche conto che non abbiamo personale in più da destinare a questo preciso servizio».

I dati di Miramare non si discostano da quelli evidenziati dai musei civici, dove il calo di visitatori dal 2019 al 2020 si è attestato attorno al 68%: è stato del 66% in quelli di storia e arte e del 69, 5% in quelli scientifici. Significativa, e determinata dall’assenza di gite scolastiche e di gruppo, la differenza di presenze alla Risiera di San Sabba e alla Foiba di Basovizza, che hanno registrato rispettivamente crolli del 75% e dell’81, 5%. E ancora. Ad accedere due anni fa al Castello di San Giusto erano stati in 129. 669, i limiti imposti dalla pandemia hanno ridotto tale cifra a 53.625 nel 2020.

Ha pagato in maniera significativa gli effetti della pandemia anche il Revoltella. La realtà che nel dal 2017 al 2019 aveva addirittura raddoppiato i visitatori nel 2020 ha visto un calo del 62% in fatto di ingressi: da 62.111 a 23.457. L’Irci a sua volta ha perso il 70% dei visitatori conquistati nel 2019: erano stati 2. 910 due anni fa, sono scesi a 849 nel 2020, tenendo conto dei suoi nove mesi di chiusura. L’Orto botanico ha visto ridurre del 61,5% gli ingressi, il Petrarchesco del 49%.

A reggere meglio di altre sono state strutture come il Museo di Storia naturale, che ha perso “soltanto” il 57% dei visitatori, passando da 23.261 a 10.019, o il Museo di Arte orientale, che ha limitato le perdite al 45%. «Il Covid ha avuto un peso significativo anche sul nostro sistema museale – rileva l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi – ma quello che ci rincuora è vedere dallo scorso mese di giugno un’incoraggiate ripresa, che in generale registra appunto circa il 70% dei visitatori del 2019». Per Rossi la rete museale ha tenuto e la ripartenza c’è: «Se andiamo avanti così, senza altri intoppi o altre chiusure dettate dalla quarta ondata, il recupero dei risultati di due anni fa sarà veloce». E il Green pass? L’assessore valuta che «il 60% delle persone si è vaccinato, oramai il Green pass ce l’ha in tasca la maggior parte dei turisti, che non ha problemi quindi ad accedere ai musei».—

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