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L'immigrazione è emergenza: ​ecco cosa può fare Draghi

Il 2021 si è aperto con un notevole incremento degli sbarchi rispetto al 2020. Questo è il primo campanello d’allarme sul fronte immigrazione per il nuovo governo al cui interno siedono sia parti del centro-sinistra che del centro-destra. Il secondo campanello d’allarme è rappresentato dalle recenti inchieste contro le Ong. Alla luce di tutto questo, come si muoverà Mario Draghi?

I primi dati che preoccupano

Da quando è iniziato il nuovo anno, l’arrivo di migranti ha segnato un’impennata inaspettata perché largamente superiore rispetto ai numeri dello stesso periodo dello scorso anno. Sono 5.668 gli stranieri giunti sul territorio italiano a fronte dei 2.553 contati nell’identico periodo del 2020. Dal primo giorno del 2021 ad oggi in migliaia sono giunti autonomamente a Lampedusa intraprendendo i viaggi della speranza che hanno avuto inizio dall’altra parte del Mediterraneo. Altri sono stati invece recuperati dalle navi delle Ong a largo della Libia e dopo il silenzio di Malta hanno trovato un porto sicuro in Italia.

La maggioranza di stranieri che si sono imbarcati su barchini e gommoni per giungere il nostro Paese sono tunisini e ivoriani. Ma anche la Guinea, il Bangladesh e l’Eritrea hanno fatto sentire la loro presenza. Contestualmente all’emergenza immigrazione l’Italia deve fare i conti anche con l’emergenza sanitaria. Il coronavirus è sempre più esteso, le sue varianti preoccupano e in Africa, territorio dal quale partono la maggioranza dei migranti, la campagna di vaccinazione è rimasta circoscritta solamente a pochissimi Paesi. Questa situazione si traduce nel rischio di dover accogliere potenziali stranieri affetti dal virus. Vi sono infatti già 60 positivi sulla nave quarantena Splendid ad Augusta e 50 positivi sulla nave Allegra a Porto Empedocle. Per non parlare dei poliziotti colpiti dal coronavirus dopo aver lavorato nell’hotspot di Lampedusa.

La tregua all’interno della maggioranza sul tema immigrazione

Il governo Conte II si è caratterizzato per aver intrapreso una politica all’insegna dell’accoglienza dei migranti in controtendenza rispetto alla linea del Conte I, quando la maggioranza assumeva i colori giallo-verdi. In quell’ultimo contesto erano stati particolarmente incisivi i decreti sicurezza di Matteo Salvini per frenare l’impennata degli arrivi e, numeri alla mano, il trend era notevolmente diminuito. Il governo con a capo Mario Draghi si è insediato da nemmeno un mese e il suo orientamento in materia di immigrazione non è ancora ben delineato. Al momento quello che si denota è la volontà di mantenere un certo equilibrio tra i partiti che compongono l’esecutivo e, in particolar modo, tra Pd e Lega entrambi agli antipodi proprio su questo argomento.

A dimostrare la volontà di agire con assoluta moderazione è stata in primis la conferma a capo del ministero dell’Interno di Luciana Lamorgese, ovvero un tecnico che non ha colore politico. A sostenere questo equilibrio v’è stata anche la recente nomina dei tre sottosegretari all’interno del Viminale: Carlo Sibilia per i 5 Stelle, Ivan Scalfarotto per Italia Viva e Nicola Molteni per la Lega. Contestualmente a tutto questo l’inquilino di Palazzo Chigi ha sposato anche l’orientamento del leader del Carroccio Matteo Salvini su “una politica seria di controllo e verifica di chi entra nel Paese” con delega all’Europa di essere più presente per l’Italia al contrario degli ultimi mesi. Nel frattempo però i flussi migratori fanno registrare una notevole accelerata verso il nostro Paese: cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

Caos Ong

Ad esercitare pressione sul nuovo governo non ci sono soltanto gli sbarchi autonomi. Il 2021 si è aperto con le Ong pronte a salpare verso il Mediterraneo centrale. Già nelle ultime settimane di vita del Conte II, sono state diverse le navi umanitarie entrate nel nostro Paese con decine di migranti a bordo. Da quando si è insediato il nuovo governo, gli sbarchi in tal senso sono stati due: quello della Aita Mari del 22 febbraio scorso e soprattutto quello del 3 marzo, che ha avuto come protagonista la nave tedesca Sea Watch 3. Quest'ultima ha portato ad Augusta 363 migranti. Un episodio che ha rappresentato il primo vero banco di prova sull'immigrazione per l'esecutivo guidato da Mario Draghi.

Anche perché il via libera del Viminale è arrivato in ore molto calde sul fronte delle navi umanitarie. Tra il 2 e il 3 marzo sono state rese note due inchieste portate avanti a Ragusa ed a Trapani. La prima riguarda coinvolge la società armatrice di Mare Jonio, nave dell'Ong italiana Mediterranea, accusata dai magistrati ragusani di aver stretto accordi economici per il trasbordo di 27 migranti da una nave danese l'11 settembre 2020. La seconda invece ha a che fare con episodi accaduti tra il 2016 e il 2017 e riguarda presunti salvataggi in mare concordati da alcune Ong, tra tutte Save the Children e Medici Senza Frontiere, direttamente con i trafficanti.

Come si muoverà Mario Draghi?

Le inchieste che coinvolgono le Ong sono soltanto alle prima battute, ma potrebbero avere importanti effetti politici. A dimostrarlo sono le parole del leader della Lega Matteo Salvini rilasciate a margine dell'udienza del 5 marzo scorso sul caso Gregoretti: “Questo è solo l'inizio – ha incalzato il segretario della Lega – ci sono tanti fascicoli aperti”. Ambienti interni al carroccio hanno confermato l'intenzione dell'ex ministro dell'Interno di incontrare sia Mario Draghi che Luciana Lamorgese per discutere circa la posizione da tenere sul fronte delle Ong:“Il nuovo governo – ha poi aggiunto Salvini – si dovrà impegnare e concentrarsi sul controllo di chi entra e di chi esce in Italia”. Un contesto in cui potrebbe emergere un primo braccio di ferro con chi, all'interno del centro – sinistra, scosso dalle dimissioni da segretario del Pd di Luca Zingaretti, ha sempre sostenuto una linea politica vicina alle organizzazioni non governative.

Sul tema prova a ritagliarsi uno spazio anche Luigi Di Maio: “Il dossier migratorio rimane prioritario per l’Italia”, ha dichiarato durante l'incontro con l'omologo francese Jean Yves Le Drian l'attuale ministro degli Esteri, il quale ha auspicato maggiore collaborazione con le autorità libiche. Da Palazzo Chigi tutti i vari dossier legati all'immigrazione vengono seguiti con attenzione. Il presidente del consiglio è ben consapevole dei rischi incombenti sui punti di equilibrio trovati nei giorni dell'insediamento del nuovo governo. Da un lato c'è la questione delle Ong, dall'altro il continuo aumento dei flussi migratori autonomi verso le coste siciliane. Due campanelli d'allarme importanti, specialmente perché dall'altra parte del Mediterraneo si continua a partire. I tempi stringono e aumentano le pressioni per capire quale strategia tirerà fuori dal cilindro Mario Draghi. Piano europeo sui rimpatri e maggiori controlli potrebbero essere gli elementi da cui ripartire.

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