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L'Inter "perfetta" di Conte va oltre se stessa per sognare

Oltre la crisi della società, c'è la voglia della squadra. Perché se la prima è smentita dalle rassicurazioni dei dirigenti, ma certificata dalla repentina accelerazione della trattativa di cessione, è con la grande volontà di scavalcare l'ostacolo più alto che la banda Conte ha scaraventato giù dal podio la sbrindellata Juventus di Pirlo.

L'Inter perfetta, che Conte inseguiva da un anno e mezzo, s'è materializzata all'improvviso, nel momento più importante, dopo i sinistri scricchiolii di Genova e Roma, e pure la sofferta vittoria di Firenze, che sembravano annunciare la tradizionale flessione invernale. E invece no: l'Inter va, vince, vola, sogna. E sfrutta come meglio non potrebbe le debolezze d'occasione di una debole Juventus.

Conte non perde il vizio, l'ha fatto anche a trionfo appena conquistato, di ricordare che gli altri hanno fatto e fanno il mercato e l'Inter no. Non è vero (Sanchez, Hakimi, Vidal) ma forse dopo domenica anche lui può convincersi che per vincere non serve aggiungere altro a una squadra che adesso comincia a fare a meno anche dei gol di Lukaku e Martinez (a secco da 3 partite), per quanto il centravanti belga resti centrale nello scacchiere nerazzurro, indispensabile anche quando non segna (e in Coppa Italia peraltro ha segnato).

Ieri l'Inter ha riposato. Non il Milan sceso in campo a Cagliari, non Napoli e Juventus che preparano la SuperCoppa, non l'Atalanta che mercoledì recupera con l'Udinese. E se un giorno di riposo vale molto, una settimana senza partite vale di più, perché consente di allenarsi e studiare l'avversario, soprattutto per un tecnico come Conte, raccontato meticoloso al limite dello stress (per i giocatori). Ecco quindi la grande occasione di trasformare una disgrazia (l'eliminazione dall'Europa resterà macchia nella stagione dell'Inter) in un'opportunità senza paragone con le squadre avversarie per il vertice. Anche a costo di tifare perché l'avventura degli altri nelle Coppe prosegua fino in fondo.

Conte non è amato dai tifosi dell'Inter, anche se statisticamente in campionato ha la stessa media punti di Mourinho (e a inizio gennaio l'aveva addirittura migliore: 2.22 vs 2.21) e difficilmente lo sarà anche se dovesse portare la squadra a rivincere lo scudetto, 11 anni dopo l'ultima volta. Non piace il suo passato juventino e il suo presente da eterno insoddisfatto, però occorre riconoscergli il lancio di Bastoni e Barella, la consacrazione di Lukaku e Martinez, l'occhio avuto su Young e Darmian, il lavoro fatto su D'Ambrosio e Gagliardini, recuperati alla causa. Se poi anche Vidal dovesse sommare altri gol e prestazioni importanti a quelli di domenica, allora resterebbero poche le zone d'ombra sul suo lavoro, forse solo la gestione di Eriksen, gioiello non compreso e smanioso di tornare in Premier League.

Sul fronte societario, prosegue la due diligence di Bc Partners nei conti dell'Inter. Lion Rock, attuale azionista di minoranza al 31%, coinvolto da Suning per completare l'acquisizione delle quote di Thohir, non vede l'ora di uscire dal club (che non cambierà nome) ed è pronto a dire sì all'offerta. Zhang farà i conti e valuterà: per lui la questione va ovviamente oltre l'Inter e coinvolge il core business del suo impero.

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