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L’Inter trionfa, la Juve sprofonda: ora tocca al Milan

L’Inter trionfa, la Juve sprofonda. Il derby d’Italia si tinge di nerazzurro grazie ai gol di Vidal e Barella, ma soprattutto per via di una prestazione sontuosa, la migliore, al netto dell’avversario, di tutta la stagione. I bianconeri invece compiono un netto passo indietro, forse decisivo nel dire addio allo scudetto: il campionato è ancora lungo, ci mancherebbe, ma con questa tendenza diventerà impossibile conquistarlo, tanto che la classifica, al netto della partita col Napoli da recuperare, registra un clamoroso quinto posto. La vittoria dell’Inter poi è anche quella di Conte su Pirlo, con il primo capace di preparare la gara in modo magistrale sin dall’inizio e il secondo a inseguire, cambi compresi, senza riuscire a incidere. Antonio può guardare con grande fiducia al proseguo del torneo, mentre Andrea dovrà superare la delusione e resettare la testa dei suoi già da oggi: mercoledì ci sarà da giocarsi una Supercoppa contro il super Napoli di ieri e le sensazioni, evidentemente, sono tutt’altro che positive.

“Per battere la Juve devi fare una partita che sfiori la perfezione e noi l’abbiamo fatta – ha commentato il tecnico nerazzurro – L’abbiamo preparata bene, facendo le cose che sapevamo potessero far male alla Juve. Sono contento per i ragazzi, queste sono partite che ti devono dare autostima e far capire che la strada è giusta”.

“Abbiamo sbagliato l’atteggiamento fin dai primi minuti – ha ribattuto il collega bianconero – Se non hai rabbia e determinazione per vincere i duelli diventa difficile, noi non siamo neanche scesi in campo, siamo stati troppo passivi. È una brutta sconfitta, che non ci aspettavamo. Non potevamo fare una partita peggiore di così, ma ora dobbiamo pensare alla Supercoppa, mercoledì ci attende una finale”.

È strano a scriversi ma la contesa tra Inter e Juve, semplicemente, non è esistita. Troppo superiori i nerazzurri sin dall’inizio, con il duo Barella-Hakimi a spadroneggiare sulla destra, Brozovic e Vidal a dominare il centrocampo, i tre dietro a gestire senza problemi e il duo Lukaku-Lautaro a pungere di continuo. I bianconeri invece hanno iniziato piatti e hanno finito peggio, nonostante le risorse dalla panchina e un risultato da recuperare. A livello di singoli, Szczesny a parte, non si può salvare proprio nessuno, compreso un Ronaldo davvero inguardabile. L’Inter ha saputo sfruttare gli spazi sin dal 12’, quando Vidal si è inserito alla perfezione su un cross di Barella, trovando il suo primo gol in campionato proprio contro la sua ex squadra. Lì sarebbe stato lecito attendersi la reazione della Juve, invece sono stati i nerazzurri a creare le occasioni migliori (soprattutto con Lautaro), tanto che l’1-0 all’intervallo è apparso addirittura stretto.

Non a caso a inizio ripresa è arrivato subito il raddoppio, con Barella pescato a tu per tu con Szczesny da un lancio di 60 metri di Bastoni (52’): tutto bellissimo, per carità, ma farsi infilare in questo modo non è da Juve. Forse però, dopo 18 giornate, è il caso di riconsiderare il livello attuale dei bianconeri, perché, eccezion fatta per un tiro di Chiesa parato alla grande da Handanovic, non sono stati in grado di costruire nulla, concedendo anzi all’Inter più di un’occasione per il 3-0.

Il risultato di San Siro rende ancor più delicata la partita del Milan, chiamato a espugnare Cagliari (ore 20.45) per rimettere l’Inter a distanza di sicurezza. Per i rossoneri si tratta di un impegno complicato, anche se i sardi stanno indubbiamente attraversando un momento difficile, come si evince dalle cinque sconfitte consecutive rimediate tra campionato e Coppa Italia. I problemi di Pioli però arrivano soprattutto dalle assenze, diventate addirittura 6 dopo le positività al Covid di Calhanoglu e Hernandez (gli altri sono Bennacer, Rebic, Gabbia e Krunic): la formazione, per l’ennesima volta, è tutta da inventare.

“Sono assenze importanti, ma sin qui siamo sempre stati bravi a raddoppiare le energie – ha glissato Pioli – I ragazzi che ho a disposizione faranno una buona gara, siamo abituati, preparati e pronti, e poi il recupero di Ibrahimovic conta tantissimo”.

A portare qualche sorriso al tecnico c’è poi il mercato, che dopo Meité (oggi in panchina) ha portato in dote Mandzukic: il croato ha detto sì all’offerta del Milan (contratto fino a giugno a 1,8 milioni e rinnovo automatico in caso di qualificazione in Champions) e oggi, dopo essersi sottoposto alle visite mediche (è atterrato a Milano ieri sera), diventerà ufficialmente rossonero. Accordo quasi raggiunto anche con il Chelsea per il difensore Tomori, sulla base di un prestito con diritto di riscatto fissato a 28 milioni: Maldini conta di chiudere martedì, subito dopo aver formalizzato la cessione di Conti al Parma.

Rinforzi che faranno molto comodo a Pioli, però c’è una partita da giocare e, possibilmente, vincere, con un 4-2-3-1 con Donnarumma in porta, Calabria, Kjaer, Romagnoli e Dalot in difesa, Tonali e Kessié a centrocampo, Castillejo, Diaz e Hauge sulla trequarti, Ibrahimovic in attacco. Di Francesco, a rischio esonero in caso di sconfitta, risponderà con un un 4-3-2-1 che vedrà Cragno tra i pali, Zappa, Godin, Walukiewicz e Lykogiannis nel reparto arretrato, Nainggolan, Marin e Oliva in mediana, Joao Pedro e Sottil alle spalle dell’unica punta Simeone.

Domenica di sorrisi anche per il Napoli, protagonista di una vittoria tennistica sulla Fiorentina: il 6-0 finale, infatti, è più consono alla racchetta che al pallone. Al Maradona non c’è stata partita, con gli azzurri capaci di chiudere il primo tempo con un insindacabile poker firmato da Insigne (5’), Demme (36’), Lozano (38’) e Zielinski (45’). Logico, dunque, che la ripresa si sia trasformata soprattutto in un’esibizione con vista sulla Supercoppa, senza però rinunciare a colpire ancora con il solito Insigne (72’ su rigore) e Politano (89’).

“È sembrata una partita facile, ma non lo è stata, dopo il primo gol c’è stata una traversa e una grande parata di Ospina – il commento di Gattuso – Abbiamo fatto bene perché abbiamo buttato dentro tutte le palle gol che abbiamo creato, ora speriamo di fare un’altra grande prestazione mercoledì perché ce ne sarà bisogno”.

Ora, in attesa del famoso recupero con la Juve (al momento senza una data), la zona Champions è tornata realtà, a differenza invece dell’Atalanta, fermata sul pareggio dal Genoa. Lo 0-0 di Bergamo però non rende giustizia al match, ricco di occasioni soprattutto da parte nerazzurra, anche se i rossoblù, specialmente nel primo tempo, non sono certo rimasti a guardare. Col passare dei minuti invece è diventato sempre più un assedio alla porta di Perin, senza però trovare il pertugio giusto. L’Atalanta fallisce così l’aggancio alla zona Champions, almeno fino a mercoledì, quando recupererà la partita con l’Udinese a suo tempo rinviata per pioggia. Lì, in caso di vittoria, sarà terzo posto in solitaria, davanti a Napoli, Roma e Juventus…

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