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L’Italia è entrata nelle scenario 3 dell’emergenza Coronavirus: cosa significa e cosa ci aspetta

L'Italia è entrata nello scenario 3 dell'emergenza Coronavirus. Parole usate dall'Istituto superiore di Sanità e dal Ministero della Salute che nel monitoraggio settimanale dell'epidemia nel nostro Paese hanno parlato di sensibile peggioramento "e con un scenario di tipo 3 con rapidità di progressione maggiore in alcune Regioni italiane: si riscontrano infatti valori di Rt superiore 1 nella maggior parte delle Regioni/province autonome italiane e segnali che si riesca solo modestamente a limitare il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2″. Insomma, con i contagi che hanno superato la soglia record di 19mila in sole 24 ore e l'aumento dell'indice di trasmissione del virus, che su base nazionale è salito a 1,5, la situazione diventa preoccupante. Ma cosa significa esattamente scenario 3? E cosa ci aspetta dopo?

I 4 scenari della pandemia ipotizzati dagli esperti

Lo scorso 12 ottobre, il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e altre istituzioni sanitarie hanno pubblicato "Prevenzione e risposta a COVID-19", un dettagliato documento che descrive gli scenari in cui l'Italia potrebbe trovarsi nei prossimi mesi, con la progressiva diffusione della pandemia da Coronavirus. Lo studio prevede 4 scenari: il primo, con situazione di trasmissione localizzata (focolai) sostanzialmente invariata rispetto al periodo luglio-agosto 2020; il secondo, con situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario nel breve-medio periodo; il terzo, con situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo; e il quarto, con situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo.

Lo scenario 3 e le misure da adottare

Ora, nello scenario 3, predisposto da Iss (Istituto superiore di sanità) e Cts (Comitato tecnico-scientifico) i valori di Rt regionali sono compresi tra 1.25 e 1.5, come si vede infatti dall'elenco diffuso oggi, in cui solo la Basilicata ha un indice di trasmissione del virus inferiore alla soglia di guardia di 1. Si tratta comunque di numeri entro cui si riesce a limitare solo modestamente il potenziale di trasmissione del Covid con misure di contenimento ordinarie e straordinarie e "attraverso i dispositivi di protezione individuale e le restrizioni". Secondo il documento, in queste condizioni "la crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi". Nel caso in cui il rischio resti alto/molto alto per tre o più settimane, vengono anche indicate come intervento a livello nazionale: “Restrizioni generalizzate con estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico; in caso di restrizioni localizzate, limitazioni della mobilità da/per zone interessate”. Dunque, se la situazione di rischio alto dovesse persistere, si renderebbero necessarie misure di contenimento più aggressive. Le precauzioni indicate sono al momento l’uso di Dpi, il distanziamento fisico, l’igiene individuale e ambientale. Riguardo a scuole e università, le lezioni possono svolgersi in presenza, con obbligo di mascherina se non possono essere mantenute le distanze

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