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L'odissea giudiziaria dell'ex sindaco Vignali. Indagini infinite, il ministero deve risarcirlo

Ecco il classico caso di malagiustizia che prima rovina le persone e poi, fuori tempo massimo, le riabilita. È la storia di ordinaria ingiustizia dell'ex sindaco di Parma Pietro Vignali (Forza Italia), 52 anni, il cui calvario giudiziario è iniziato nel 2010 (era sindaco da tre anni) con il suo coinvolgimento nelle inchieste sulla corruzione in Comune, che ne determinò le dimissioni, per concludersi a marzo 2020 con l'archiviazione delle accuse mosse al primo cittadino.

Oggi, dopo la riabilitazione, la Corte di appello di Bologna stabilisce per lui, per l'ex assessore della sua giunta Giovanni Paolo Bernini e per l'ex segretario generale del Comune anche un risarcimento da parte del ministero della Giustizia per l'eccessiva durata dell'indagine a loro carico, quella che venne definita dirigentopoli: l'assunzione, secondo l'accusa, di 18 dirigenti comunali con metodo clientelare.

Nel 2011 la giunta venne rovesciata da un ribaltone giustizialista-mediatico basato sul nulla perché la magistratura locale intraprese un'azione persecutoria basata su indizi farraginosi e su accuse inesistenti. Il fascicolo per abuso di ufficio è rimasto aperto, come racconta la Gazzetta di Parma, per quasi dieci anni, fino al marzo 2020, quando la Procura chiese l'archiviazione, decretata poco dopo. Per l'ex sindaco Vignali è stato deciso un risarcimento di 2.460 euro, per Bernini e Pinzuti di 4.000 euro.

«Una buona notizia. Al di là della cifra, ma questa è colpa della debolezza della politica», commenta l'ex assessore Bernini, dopo l'accoglimento del ricorso presentato dall'avvocato Benedetta Berselli.

La Corte di appello sottolinea che l'indagine a suo carico è durata nove anni e tre mesi ed è stato superato di sette anni e nove mesi il termine di 18 mesi. È stato così violato il diritto alla durata ragionevole del procedimento.

Nel 2013 Vignali venne messo agli arresti domiciliari assieme ad altre tre persone per peculato e corruzione durante l'operazione denominata Public Money, per la quale sono state indagate 17 persone. Nel 2015 patteggia due anni di reclusione con pena sospesa.

La peggiore delle accuse fu quella di avere mandato in perdita la città e di avere un suo tesoretto. Nel luglio scorso Vignali raccontò al Tempo come media e giudici lo avessero rovinato: «Quando parte la gogna mediatica nulla si riesce a fare. Nessuno ti ascolta, le tue motivazioni sono come silenziate dalle urla delle accuse. Così fu per me. L'ipotesi di fallimento del Comune è stata solo una maldicenza». Che spalancò le porte del Comune ai grillini guidati dallo sconosciuto Federico Pizzarotti, eletto sull'onda delle proteste di piazza e del «vaffa» di Beppe Grillo.

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