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L’ordinanza del Veneto sul Coronavirus… copiata e incollata da quella dell’Emilia-Romagna

Forse la Lega non ha ancora mandato giù la sconfitta in Emilia-Romagna. O forse è sempre colpa della fretta, cattiva consigliera ovunque. In ogni caso fa ancora bella mostra di sé sul sito della Regione Veneto il documento pubblicato il 24 febbraio con i “Chiarimenti applicativi in merito all’Ordinanza contingibile e urgente n. 1 del Ministero della Salute, d’intesa con il presidente della Regione Emilia-Romagna“. Una circolare del tutto analoga a quella emanata dalla regione presieduta da Stefano Bonaccini il 23 febbraio.

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La circolare, con numero di protocollo 87906 è stata poi sostituita e corretta dalla circolare del 24 febbraio numero 87953 che reca appunto” Chiarimenti applicativi in merito all’Ordinanza contingibile e urgente n.1 del Ministero della Salute, d’intesa con il presidente della della Regione del Veneto“. Chissà se dopo le elezioni in Emilia-Romagna la regione di Bonaccini è diventata il modello per quella di Luca Zaia. Il documento è tra l’altro firmato dal direttore generale dell’area Sanità e Sociale Domenico Mantovan che ha bloccato i test sui cinesi al rientro in Veneto che volevano svolgere i ricercatori di Padova:

L’intenzione dei ricercatori padovani, all’inizio di febbraio, era di estendere i controlli alle persone tornate dalla Cina anche se non presentavano alcun sintomo, ipotizzando che vi potessero essere dei “portatori sani” del virus da individuare e isolare rapidamente per scongiurarne la diffusione. E l’idea avanzata dal dipartimento di medicina molecolare diretto dal professor Andrea Crisanti, un centro di eccellenza europeo, era condivisa dalla direzione dell’azienda ospedaliera.

Ma il 12 febbraio scorso, come una doccia fredda, al direttore Luciano Flor e al virologo Crisanti è arrivata una lettera al vetriolo del direttore generale della sanità del Veneto, Domenico Mantoan (dal novembre scorso è anche presidente dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco) che chiedeva di conoscere «sulla base di quali indicazioni ministeriali, o internazionali, si sia ipotizzata tale scelta di sanità pubblica».

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Il supermanager della sanità, contrariato per l’iniziativa, ordinava quindi di condividere ogni scelta «con la direzione prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria» della regione, ricordando che ogni analisi effettuata su «soggetti asintomatici non rientra tra le prestazioni coperte dal fondo del Ssn», il sistema sanitario nazionale. Una bocciatura totale anche solo dell’ipotesi di estendere i controlli.