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L’Ue spaccata su eurobond e aiuti. No di Roma, rinvio di due settimane

DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES
- Il summit dei 27 capi di Stato e di governo dell’Unione europea, in una surriscaldata teleconferenza di sei ore, non è riuscito a superare tutte le divisioni su come affrontare le pesanti conseguenze economiche della pandemia del coronavirus. Alla fine il presidente belga del Consiglio europeo, Charles Michel, ha annunciato il mandato ai ministri finanziari dell’Eurogruppo di «presentarci proposte entro due settimane», che «dovrebbero tenere in considerazione la natura senza precedenti dello choc», in modo da «rafforzare la nostra risposta con azioni ulteriori in modo inclusivo». In questo modo si è superato lo strappo dei premier di Italia e Spagna, Giuseppe Conte e Pedro Sanchez, rappresentativi dei due Paesi membri più colpiti dal Covid-19, che hanno rigettato il compromesso «insufficiente» sostenuto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e da altri Paesi nordici, che si definiscono «frugali» per la limitata disponibilità a spendere per investimenti comunitari. Conte aveva chiesto entro 10 giorni «una soluzione adeguata alla grave emergenza che tutti i Paesi stanno vivendo».

Michel ha provato a far approvare ai ventisette leader una «strategia di stimolo simile al Piano Marshall». Nove leader, Conte, Sanchez, il francese Emmanuel Macron, il portoghese Antonio Costa, il greco Kyriakos Mitsotakis, l’irlandese Leo Varadkar, la belga Sophie Wilmes, lo sloveno Janez Jansa, il lussemburghese Xavier Bettel, hanno chiesto anche — in aggiunta alle misure già annunciate da Banca centrale europea, Commissione europea e Bei — «risorse senza precedenti» e «decisioni di politica di bilancio di analoga audacia», tra le quali «uno strumento di debito comune» come i Coronabond.

Ma Merkel, dopo aver varato un piano da 750 miliardi in Germania (elevabile a oltre mille con garanzie aggiuntive), ha frenato insieme ai leader di Olanda, Finlandia, Austria. Per i «frugali» basterebbero gli interventi previsti di Bce, Bei, Commissione Ue, e prestiti limitati del Fondo salva Stati (Mes) con stringenti condizioni di rientro. Conte e Sanchez vorrebbero invece un aumento delle erogazioni, maggiori prestiti del Mes (con restituzioni a lunga scadenza) e i Coronabond. I 27 hanno però condiviso di attuare un maggiore coordinamento per affrontare gli aspetti sanitari dell’emergenza e per far rientrare a casa i circa 300 mila europei rimasti bloccati all’estero.