Italy

L’ultimo addio al giovane Adam tra le lacrime di parenti e amici

Saverio Cioce

BASTIGLIA. Un cuore rosso disegnato sulla maglietta e una sola scritta uguale per tutti: “ Adam”. Così gli amici italiani del quattordicenne marocchino hanno voluto salutare al funerale il loro coetaneo, Adam Douzad, morto pochi giorni fa dopo un tuffo nella piscina di San Pietro in Elda.



Tanti occhi lucidi, gonfi di pianto, per una tragedia ancora inspiegabile nella cerimonia funebre con rito islamico che si è svolta ieri pomeriggio a Ganaceto, nell’ala riservata ai fedeli musulmani.

«Non riesco ancora a capire come sia potuto succedere, cosa sia accaduto in quei secondi tra quando mio figlio si è tuffato e poi ha perso i sensi - racconta il padre, Hassan Douzad, camionista per una ditta di Carpi - Quando mi hanno chiamato in piscina dove per mio figlio non c’era più nulla da fare i ragazzi mi hanno detto di averlo portato loro fuori dall’acqua, di averlo portato sul bordo della vasca. Ma dov’erano i bagnini? È questo che ho chiesto a tante persone ma nessuno mi sa dire nulla».

Ora l’indagine farà il suo corso e si cercherà di capire se Adam ha avuto un malore fulminante o se poteva essere salvato con un aiuto tempestivo. Nei prossimi giorni chi coordina l’inchiesta dovrà mettere in fila i rapporti ufficiali per capire le ragioni della morte del quattordicenne. La notizia della sua scomparsa, un incidente inspiegabile per quello che doveva essere solo un incontro con gli amici, ha gettato nello sconforto sia i suoi compagni della 1E dell’istituto Luosi, sia altri che sono alle prese con gli esami delle medie a Bastiglia. «Era amico di tutti, sempre disponibile» dicono a bassa voce durante il funerale i suoi coetanei.

Per ricordarlo hanno portato anche un piccolo pensiero, la sua foto con il telefonino e le cuffiette e un biglietto che esprime i sentimenti di tutti. «Se avessi saputo che quella era l’ultima estate prima che cambiasse tutto - è scritto nel messaggio - seduti all’ombra di un dubbio, non avrei avuto paura, ti avrei abbracciato a lungo».

La commozione ha unito tutti, al di là delle fedi religiose, della provenienza e delle diverse età. Sotto il sole la nonna di Adam, in sedia a rotella e accudita amorevolmente, ha seguito in silenzio le fasi della sepoltura, assieme alla mamma e alla sorella del giovane scomparso.

Quando la tumulazione è finita il padre si ferma un attimo in raccoglimento, quasi inginocchiato, annichilito dal dolore. Una dignità infinita la sua, ringrazia i presenti ed è tra i primi a versare sul mucchio di terra smossa l’acqua . Lo stesso fanno gli altri fedeli, come prevede il rito islamico, una sorta di benedizione corale che affonda le sue radici nel Corano.

L’imam Idris Bakari, marocchino anche lui come gli altri, guida la preghiera con voce accorata. Le sue litanie vengono echeggiate dagli altri che in cerchio e con le palme aperte verso l’alto invocano le benedizioni per quel ragazzo morto troppo presto.

«Avvicinatevi anche voi - dice al termine un amico di famiglia rivolto ai non musulmani fino a quel momento rimasti dietro i parenti - Le vostre lacrime nascono dal cuore, sono una benedizione. Fate anche voi un’ultima preghiera per Adam». —

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