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L'ultimo giorno del cinema Astra. ''Una grave perdita ma che stimola una nuova avventura in altri spazi''

"Tu chiamale se vuoi emozioni". Stasera, 30 novembre, il cinema Astra di Trento chiude (Qui articolo).

Luci spente in corso Buonarroti. Ma come? Sarà vero? Si da per scontato che certi luoghi esistano per sempre. Non è così. Le sale di proiezione in Italia e nel mondo continuano a diminuire.

Colpa di Internet, dei soldi che scarseggiano nel bilancio dei più, di quanti, pigramente, rimangono a casa. Ma il cinema Astra rimane - e resterà - un luogo storico di incontri, di riflessioni, nei capannelli all’ingresso, dopo la proiezione o tra lo spazio dell’osteria. Perché un cinema non è solo la visione di un film. Un cinema va oltre se mantiene la sua identità nel tempo.

Per esempio, pensiamo al cinema Anteo a Milano. Ma siamo nella grande metropoli. Li la gente entra in sala anche alle sei del mattino per vedere un film cult. A Trento non è così.

Forse per molti la chiusura dell’Astra non è una notizia. Ma per me che l’ho frequentato pedissequamente, fra un Festival e l’altro, è una grave perdita.

Una perdita per la collettività, il suo dinamismo ferito dal Covid, in questo momento ancora così delicato. Una perdita per la storia culturale della città, una perdita per chi si sentiva a casa fra quelle poltrone. Dovremo scegliere nuovi luoghi per restare uniti nella passione per il grande schermo.

Al di là delle piattaforme, il cinematografo è un contenitore di emozioni. E le emozioni sono il sale della vita. Per sentirsi sempre più umani.

Addio cinema Astra, una chiusura che - fortunatamente - pare stimoli a una nuova avventura. In altri spazi, in altre dimensioni. Ma per noi, non sarà lo stesso.