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Il nuovo statuto di Udine rischiava di discriminare le famiglie diverse da quelle non derivanti dal matrimonio. Una nuova definizione, che ruota intorno al termine “naturale”, continua a dividere la maggioranza leghista e lo schieramento di opposizione e attivisti

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Nella diatriba sul significato di “famiglia” nel nuovo statuto del Comune di Udine, tutto ruota intorno a una parola: “naturale”. Per il sindaco leghista Pietro Fontanini “naturale” è una famiglia formata da “due esseri umani capaci di generare figli”, una definizione condivisa in un lungo post su Facebook nel quale però non si oppone – nei fatti – alla modifica proposta dal consigliere di minoranza Enrico Bertossi rispetto alla dicitura iniziale che era stata data, che parlava di “società naturale fondata sul matrimonio”. Il testo è passato, alla fine, con l’espressione “Famiglia naturale comunque costituita”.

L’interpretazione di Fontanini, che poi si dilunga pontificando contro “l’utero in affitto” e a favore del “diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà”, continua però ad escludere tutte quelle realtà formate da un solo genitore, da genitori omossessuali, o da soli fratelli, che per il Comune di Udine continuano a non potersi definire “famiglia”.

“Naturale per noi è tutto ciò che è umano”, dice a Next Raffaella Barbieri, segretaria generale di Arcigay Friuli e attivista che ha promosso sul territorio con l’Associazione Luca Coscioni il referendum sull’eutanasia e quello sulla cannabis. Insieme ad altre realtà del territorio di Udine si è impegnata per chiamare a raccolta la piazza nella serata di ieri, a ridosso della votazione definitiva, riuscendo a radunare oltre duecento persone in poche ore. “Erano tutti eterosessuali, single, conviventi – spiega Barbieri – perché queste battaglie di civiltà non sono mai di qualcuno in particolare, o di qualche associazione. Tutti devono fare fronte compatto. Potranno servire un giorno anche alla maggioranza che si va ad arroccare su queste posizioni medioevali”.

Nel documento scritto insieme alla consigliera Sara Rosso e fatto leggere in Aula infatti non viene posto l’accento in particolare sulle famiglie omosessuali, “perché davo per scontato – prosegue Barbieri – che ci fossero una miriade di altre realtà discriminate allo stesso modo”. La maggioranza a trazione leghista, che nello scrivere la prima versione dello statuto si era riferita all’articolo 29 della Costituzione dimenticandosi – dettaglio non da poco – di contestualizzare le parole della Carta Fondamentale, ora si rispecchia nelle posizioni del sindaco Fontanini, che invece di cercare una mediazione nei contenuti rilancia: “Sono i valori cristiani che ispirano questa giunta e questa maggioranza – ha dichiarato il primo cittadino – e io non posso tradire quella che è stata la mia offerta di amministratore nei confronti della città perché non è vero che io sono il sindaco di tutti, io sono il sindaco eletto da una parte di cittadini con un determinato programma”. Con buona pace del principio di rappresentanza delle istituzioni.