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La battaglia per salvare la casa che ispirò James Joyce

Per gli appassionati di letteratura è quasi un crimine. La casa delle vecchie zie di James Joyce, che lo scrittore irlandese aveva scelto come ambientazione de “I morti”, il racconto conclusivo di “Gente di Dublino”, rischia di essere trasformata in un albergo.

L’edificio al numero 15 di Usher’s Island era diventato negli anni una sorta di luogo di culto, insieme ad altri punti di riferimento del turismo letterario della città. Conservato negli anni, aveva mantenuto gli interni intatti – uguali a come li descriveva Joyce – offrendo ai visitatori e agli appassionati un supporto fisico a quello che, altrimenti, sarebbe solo un luogo letterario.

Usher’s Island 15, Dublino (Wikimedia Commons)

Adesso il comune ha autorizzato una serie di lavori di ristrutturazione che lo trasformeranno in un ostello della gioventù di 54 camere. Un affronto.

La questione va avanti da diverso tempo. Di fronte alle prime avvisaglie, nel 2019, alcuni scrittori di fama mondiale come Sally Rooney, Ian McEwan e Salman Rushdie, per fare alcuni nomi, avevano scritto una lettera aperta per difendere la casa e cercare di bloccare la vendita. Niente da fare: è intervenuto il ministro per i Beni Culturali, si sono mosse associazioni, enti, società. Nulla: l’immobile è stato venduto per 650mila euro e i lavori cominceranno tra poco.

Per i dublinesi e i letterati irlandesi è un duro colpo. Nel tempo, almeno dall’anno in cui James Joyce è morto, il 1941, molti degl edifici e dei palazzi immortalati nelle sue pagine sono stati abbattuti. Il caso più grave è quello della casa al numero 7 di Eccles Street, dove abitavano i coniugi Bloom (“Ulisse”). È stata demolita negli anni ’60 per fare spazio a una nuova ala del vicino ospedale (non una causa così malvagia, tutto sommato).

Con la perdita della casa di Usher’s Island, o peggio ancora: con la sua riqualificazione, si farà un danno ulteriore a una eredità, culturale e letteraria, in declino. Come fa notare il professore di letteratura inglese John McCourt su The Irish Times, «gli scrittori come Joyce sono per noi l’equivalente delle piramidi per l’Egitto o il Colosseo per Roma».

Forse esagera, ma la decisione potrebbe essere un danno a livello turistico, oltre che che tradire le radici dell’identità nazionale, cui gli irlandesi sono molto legati.

A difesa della decisione, tuttavia, va notato che l’edificio nonostante rivesta un grande valore simbolico, si trovi in pessime condizioni. Rischia di crollare e subire danni permanenti. La ditta che lo trasformerà in ostello si occuperà di rimetterlo in sesto.

Basterà per placare le polemiche?

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